Gabriella Tesoro

Giappone, faccine per tutti

Le tre maggiori telco nipponiche si sono accordate per standardizzare il sistema di visualizzazione degli emoji. Un problema primario vista la loro popolarità nel Sol Levante

Roma - Docomo, KDDI e eAccess, le tre maggiori reti di telefonia mobile in Giappone, hanno annunciato di voler creare un sistema unico per la visualizzazione degli emoji (l'equivalente delle emoticon in Occidente, ma con mille sfaccettature derivanti anche dalla tradizione dell'ASCII-art).

In Giappone il sistema di codifica degli emoji è diverso a seconda dell'operatore telefonico: se qualcuno invia un messaggio con un emoji a una persona che utilizza una rete diversa, l'immagine non viene visualizzata correttamente. Per esempio, se si manda un emoji rappresentante un toro con Docomo, KDDI codifica il disegno come una mucca.

Il nuovo sistema sarà pronto entro l'estate e permetterà ai 90 milioni di clienti delle tre aziende di godere di un unico sistema di codifica. La grande esclusa è SoftBank, il quarto operatore telefonico giapponese. Tuttavia SoftBank afferma che il suo sistema di codifica delle "faccine" è già compatibile con quello delle altre compagini.
Quella che sembra la soluzione a un problema di secondo piano rappresenta in realtà una grande svolta: gli emoji sono particolarmente popolari in Giappone e sono utilizzati su vastissima scala sin dal 1999 (all'epoca sopratutto nelle email). Nel 2008, la causa delle vendite stagnanti degli iPhone venne attribuita all'impossibilità di mandare emoij attraverso il dispositivo. Nello stesso anno Google Giappone rese possibile agli utenti di Gmail di tutto il mondo i celeberrimi emoij da usare nei propri messaggi.

Gabriella Tesoro
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