Preso l'artista del cybersquatting

Tutti contenti per l'arresto di John Zuccarini che, invece, è figlio di una concezione repressiva esplicitata dall'ennesima legge pericolosa per i diritti digitali

Roma - Un vero e proprio artista del business dei domini internet è finito nelle mani della polizia federale americana nei giorni scorsi, con l'accusa di aver abusato dei domini per spacciare pornografia sotto gli occhi dei minori. Questa l'imputazione con cui l'FBI è riuscita, dopo anni di caccia aperta, a mettere le mani su John Zuccarini, artista del business a tutti i costi.

Zuccarini ha inventato cose come il cybersquatting, la pratica cioè di registrare domini internet di marchi famosi per poi rivenderli ai proprietari dei marchi stessi. Una pratica messa fuori legge, al punto da aver "costretto" Zuccarini ad inventare il typosquatting, cioè l'apertura di domini del tutto simili a quelli più famosi, siti sui quali si può finire se nella barra degli indirizzi del browser si scrive male la URL di un sito celebre.

Tutto questo Zuccarini lo ha fatto per fare pubblicità su web a qualsiasi cosa, in particolare ad attività pornografiche, andando incontro a guai legali a non finire. Sono più di cento i procedimenti giudiziari con cui, a vario titolo, si è scontrato e superano i 2,4 milioni di dollari le multe che gli sono state comminate. Fino a qualche giorno fa, anche in virtù dei lauti guadagni della propria attività, Zuccarini aveva però continuato a dribblare le autorità federali, guadagnandosi nelle cronache il titolo di maggiore cybersquatter.
Ora, in applicazione di una nuova legge che rende reato penale l'acquisto di domini internet simili a marchi famosi allo scopo di distribuire contenuti pornografici, Zuccarini è stato arrestato.

Tutto bene dunque? Non proprio. La legge, voluta dal Congresso su richiesta dell'FBI per prendere Zuccarini, è secondo i più ben più pericolosa dello squatter. Il "Prosecutorial Remedies and Other Tools to End the Exploitation of Children Today Act", infatti, afferma che chiunque apra un dominio internet dal nome "ambiguo" per spingere qualcuno a vedere materiali "osceni", e in particolare contenuti che possono essere "dannosi per i minori", può essere condannato fino a 4 anni di reclusione e multato fino a 250mila dollari.

La mancata definizione di "ambiguo" e di "osceno", evidentemente, rende anche questo Act, come già molti altri passati nel corso dell'amministrazione Bush, una di quelle leggi che possono in qualsiasi momento essere brandite contro questo o quel sito. Per non parlare poi di questioni ormai demodé, come la responsabilità dell'individuo per i click che fa in rete, o quella dei genitori per i click dei figli.
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