Censura online, si accende il dibattito

Gli italiani online si stringono attorno alla petizione che chiede l'abrogazione della nuova legge e la questione arriva sui giornali on e off line. I radicali accusano, partono le prime interrogazioni in Europa. Ma c'è chi minimizza

Censura online, si accende il dibattitoRoma - La legge sull'editoria e le ambiguità del suo primo articolo sono al centro del dibattito sulla stampa on e off line. Questo è il primo grande risultato ottenuto dagli oltre 20mila utenti Internet e dai 1.600 siti che hanno deciso di sostenere la petizione che chiederà al prossimo Parlamento di abrogare la normativa liberticida. Una vera e propria sollevazione della Internet italiana che indica come il controllo dell'informazione sia del tutto indigesto alla comunità online.

Che il dibattito sia letteralmente esploso lo dimostra la pioggia di dichiarazioni che si susseguono in queste ore, da parte dei rappresentanti della corporazione dei giornalisti, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l'editoria Vannino Chiti, dei radicali della Lista Bonino.

Ieri Chiti, in una intervista su Vita.it, ha ripetuto le tesi già espresse su Repubblica.it, ergendosi ad alfiere del "calma e gesso".
Chiti ha affermato: "La legge n. 62, votata all'unanimità dal Parlamento, entrata in vigore il 4 aprile scorso non regola la libertà di stampa, né introduce una regolamentazione per Internet". E questo nonostante il fatto che l'articolo 1 della legge parli espressamente di "prodotto editoriale" come di prodotto diffuso su supporto informatico o come "diffusione di informazioni" via mezzo elettronico. Internet e supporti digitali, insomma.

Dopo questa barcollante premessa, Chiti tenta di rassicurare i webmaster: "Internet sarà regolamentato recependo una direttiva europea che ancora non è stata fatta".

Di segno inverso la posizione del sottosegretario all'industria, molto noto sulla Rete per le sue criticatissime proposte di regolamentazione del sistema dei domini. Stefano Passigli ha infatti consigliato a chi "coordina le testate" online di registrarsi nell'Albo dei comunicatori, l'ennesimo strumento di controllo su chi-fa-cosa che l'Autorità per le TLC si appresta a varare.

Alle singolari interpretazioni di Chiti ha invece fatto eco l'onnipresente segretario della FNSI, il sindacato dei giornalisti. Secondo Paolo Serventi Longhi, la normativa serve "solo per i grandi", nonostante quanto scritto nel testo di legge. Insiste, Serventi Longhi, spiegando che vale "per chi fa vera informazione". Distinta, evidentemente, da quella "falsa".

Il segretario corporativo ha anche spiegato la propria filosofia di approccio ad Internet: "Dare regole al web non significa limitarne la libertà". "Chi investe sul prodotto informazione deve dare garanzie ai cittadini utenti, le stesse garanzie del resto che sono da tempo obbligate a dare, tanto per fare un esempio, anche le più piccole radio". Vale dunque solo per i grandi ma anche per le più piccole radio...

Serventi Longhi ha poi sottolineato che se qualcuno si deve preoccupare sono "quei siti informativi, dichiaratamente tali, che non applicano le regole". Le regole, appunto, stabilite dalla nuova legge, quelle che il sottosegretario Chiti ritiene non si applichino ad Internet. E ha aggiunto poi: "Non ci può essere informazione sul web se non risponde ai principi del giornalismo".
TAG: censura
102 Commenti alla Notizia Censura online, si accende il dibattito
Ordina
  • Costituzione italiana    

    Articolo 21

    Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

    La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

    Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

    In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto.

    La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

    Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

    -------------------------
    Questo è quanto viene sancito nella Costituzione della Repubblica Italiana. Ora mi domando e dico, i nostri politici, prima di approvare una legge, non vedono che è contro i principi espressi dalla Costituzione?
    non+autenticato
  • Nei giorni passati riflettevo circa le generalita' personali sbattute in prima pagina.

    Oggi rifletto su un ulteriore, inquietante sviluppo della cosa, ed ecco cosa ne scaturisce:

    .... N.B.: Anche volendo imprudentemente prestar fede alle discordi e impacciate recenti dichiarazioni via via balbettate o proclamate in merito a questo pasticcio, ed anche ammesso e non concesso che il vincolo del Direttore Responsabile, l'iscrizione all'Albo dei giornalisti, etc.. decadano per i siti amatoriali, ATTUALMENTE NON VIENE FATTA MENZIONE ALCUNA circa il nome o la denominazione e l'indirizzo dell'editore (o dell'autore).

    In altre parole, per i gestori di siti amatoriali, cio' significa esser costretti a sbandierare ai quattro angoli del cyberspazio il proprio PRIVATO DOMICILIO, in barba questa volta alla piu' elementare tutela della Privacy, e
    con le conseguenze facilmente immaginabili. Il tutto nonostante WHOIS possa comunque facilmente e da sempre permettere di risalire all'identita' del titolare di qualsivoglia dominio WEB.

    Ma c'e' anche di peggio: se i fenomeni di pirateria e hackeraggio non si sono certo dimostrati "evento raro" anche nel caso di colossi multinazionali - che verisimilmente dispongono di notevoli budget destinati alla security - evidentemente un'intrusione illecita in un server "piccolo" ma "scomodo" non e' decisamente un'ipotesi lunare.

    Associamo questo gia' di per se' notevole danno alle generalita' PERSONALI sbattute in prima pagina? Ok, semplice come fare 2+2. Ed ecco il vero significato della 62/2001:

    "Sei grosso e ci fai comodo? Ti finanziamo noi (a spese della comunita').
    Sei un bastardello e rompi? PENSACI BENE PRIMA DI APRIRE BOCCA, o qualcuno potrebbe farti passare dei brutti quarti d'ora."

    Se questo e' cio' che davvero vogliamo....

    v. "Perchè tutto cio'", su http://groups.yahoo.com/group/stop26/files
    non+autenticato

  • In ogni epoca "il potere" ha sempre cercato ogni
    sistema o strumento per perpetuare il suo    dominio.C'era da aspettarselo.Per bloccare la liberta' del singolo uomo e per poter seguitare a governare "LA MASSA" (la massa e' un concetto negativo)doveva escogitare qualche cosa di nuovo per adeguarlo ai tempi.Il BAVAGLIO INFORMATICO è l'ultima trovata di certi personaggi che si spacciano per liberali.I FIGLI DEL "pensiero debole" nell'ERA dell'ACQUARIO mostrano i limiti delle loro false certezze e verità.Il nuovo mondo sara' del singolo numero e non della massa.Questo lo hanno capito e per questo non si danno pace e perdono la testa(se mai ne hanno avuta una).

    IN NECESSARIIS UNITAS,IN DUBIIS LIBERTAS,IN OMNIBUS CARITAS...ora più che mai S.Agostino !!!
    non+autenticato
  • LEGGETE ATTENTAMENTE, ..se fanno leggi che non vogliamo, basta boicottare determinati siti e servizi, ..il loro guadagno e' sugli accessi, IL LORO GUADAGNO SIAMO NOI e DIPENDE DA NOI, quindi stronchiamo la loro fonte di rendita, non possono controllare cio' che e' stato costruito dagli altri, non devono e non dobbiamo permetterglielo. Come quando aumenta la benzina, non prendete la macchina per un giorno, ..due, ..tre, sai che mazzata che gli date ? ..fatevi i conti, ..e fateli fare anche a chi di dovere, cosi vediamo se la smettono di fare i stronzi.
    Ricordate che loro sono al governo, ma noi siamo di piu' e se tutti, ma dico tutti, boicottiamo una legge possono solo che fare pippa !

    Impariamo a incazzarci di piu' che sarebbe ora !

    non+autenticato


  • il tuo discorso è giusto, ma quali siti propono di boicottare? non ho capito questo.
    ciao
    riccardo
    non+autenticato


  • Ottimo intervento
    non+autenticato
  • Guarda che il potere è sempre stato nelle mani del popolo.

    Se non ci sta bene una cosa, è sufficiente che tutti la boicottino e questa cosa cambierà.

    Metti che non ci è piaciuta una certa trasmissione in TV: se ci mettiamo d'accordo nel non vederla, questa trasmissione verrà soppressa, perché non si vende + lo spazio pubblicitario.

    Il popolo ha un potere enorme, perché tutti "grandi" dipendono da esso. Se solo se ne rendesse conto, avrebbe una serie incredibile di vittorie.

    mARCOs
    non+autenticato
  • é giusto solo per i siti seri che ci sia un responsabile giornalista professionista
    non+autenticato


  • inanzi tutto chi determina che un sito è serio o no? facciamo un'altra autority? una commissione?
    oppure decide un super partes? un presidente della repubblica? il capo del governo? il primo
    ministro? il capo di partito? in base al capitale
    dell'editore? all'influenza dello stesso?
    oppure un gruppo di opinionisti? (buoni quelli!!)
    Perchè un giornalista non iscritto all'ordine non può esse responsabile? che gli manca? C'è una giustizia ordinaria a cui rivolgersi se si pubblicano scorrettezze o scemenze, daltronde anche giornalisti con il patentino dell' ordine
    (vi ricorda qualcosa qesta parola?) dei giornalisti
    ne pubblicano di scemenze o scorettezze.
    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | Successiva
(pagina 1/8 - 36 discussioni)