Roma - La
mozione è stata presentata dai vertici di Twitter all'attenzione di un giudice di New York, per combattere un'ordinanza che obbligherebbe la piattaforma di microblogging a
consegnare i dati identificativi di un suo utente coinvolto nell'ormai celebre movimento Occupy Wall Street.
Le carte del giudice di Manhattan
andrebbero dunque a violare i diritti fondamentali di Malcolm Harris, meglio noto online con l'account social
@destructuremal. Il Procuratore Distrettuale di New York aveva inviato al quartier generale di Twitter una richiesta di consegna di
informazioni relative all'utilizzo del profilo al tempo delle proteste nello scorso ottobre.
Le autorità della Grande Mela
volevano così ottenere l'esatto contenuto di alcuni micropost cinguettati da Harris, oltre che il rilascio di informazioni personali sul suo account. Il giovane utente aveva subito contestato in aula l'ordinanza, invocando i principi costituzionali statunitensi per la protezione dei suoi messaggi.
La richiesta era però stata
respinta dal giudice newyorchese, che aveva sottolineato come Harris non detenesse alcun diritto sui suoi tweet. In sostanza, il Quarto Emendamento
varrebbe per un bene fisico come ad esempio una casa, non per un domicilio digitale come appunto un profilo su Twitter.
Una tesi ora
contestata dai responsabili della piattaforma, dal momento che le sue condizioni d'uso
prevedono il diritto di possesso su qualsiasi contenuto postato. Le stesse previsioni dello
Stored Communications Act autorizzerebbero un utente a contestare una richiesta come quella diramata dalle autorità di New York.
Andrebbe poi ricordato il
caso di una precedente
subpoena - richiesta legale vincolante - inviata dalla Contea di Suffolk per la consegna di informazioni circa una serie di account a nome
Guido Fawkes. Il social network aveva rilasciato "una quantità minima di informazioni" per collaborare con la polizia locale.
Mauro Vecchio