Mauro Vecchio

USA, la Costituzione tutela i risultati del search?

Un report commissionato da Google: il lavoro d'indicizzazione nel search Ŕ paragonabile a quello editoriale del New York Times. Il Primo Emendamento tutela i risultati?

Roma - Il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti tutela i risultati di ricerca offerti dai vari search engine del web: è la tesi sbandierata dal celebre docente e blogger Eugene Volokh, in un libro bianco pubblicato sul suo spazio online The Volokh Conspiracy, commissionato dal gigante Google.

"Una volta, le fonti principali d'informazione erano i giornali, i manuali, le enciclopedie - ha esordito Volokh nell'introduzione al suo report - Oggi, queste stesse fonti includono anche i risultati dei motori di ricerca, che vengono usati dalla gente per informarsi, conoscere le istituzioni locali, i prodotti e i servizi".

I principi costituzionali che tutelano la libertà d'espressione hanno impedito al governo di decidere cosa pubblicare e in quali modalità. Un discorso che valeva (vale) per i manuali e i quotidiani, e che dovrebbe applicarsi anche al lavoro di indicizzazione offerto quotidianamente dai search engine operativi su Internet.
Secondo la tesi di Volokh, motori di ricerca come Bing, Yahoo! e Google producono dei risultati che sono paragonabili ad una forma di comunicazione e dunque d'espressione. Perché selezionano ciò che è più rilevante e utile per i bisogni informativi dei netizen. "╚ quello che fanno per trattenere gli utenti e non concederli alla concorrenza", spiega il docente.

E dunque il lavoro dei motori di ricerca - a metà tra scienza e arte, come sottolinea Volokh - sarebbe del tutto paragonabile a quello di un colosso editoriale come ad esempio il New York Times. La selezione di determinati risultati di ricerca dovrebbe essere tutelata con il Primo Emendamento per la libertà d'espressione sul web.

L'interrogativo serpeggia online: perché BigG avrebbe commissionato a Volokh un libro bianco con questo genere di tesi? Il controllo editoriale, è noto, porta con sé delle responsabilità non dovute agli intermediari, sebbene non di rado siano loro attribuite.

Mauro Vecchio
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