Claudio Tamburrino

Facebook perde la faccia

Il prefisso "face", secondo un giudice statunitense, può essere usato per caratterizzare il nome di un sito che si dedica alla socializzazione a sfondo pornografico

Roma - Il giudice federale statunitense Judge Jeffrey White ha rifiutato la denuncia con cui Facebook voleva proibire al sito pornografico norvegese Faceporn l'assonanza con il suo nome attraverso l'impiego del prefisso "Face".

Facebook ha cercato di rivendicare l'utilizzo del prefisso "face" in ambito informatico sia cercando di ottenere la registrazione come marchio dell'impiego del termine, sia denunciando epigoni assonanti come appunto il sito norvegese Faceporn.

Allo stesso modo è già ricorsa in tribunale in difesa del suffisso "book", in particolare con le denunce di siti come Shagbook, Teachbook e Lamebook.
Per tutelare il suo nome, peraltro, il social network ha già ottenuto una decina di marchi e ha cercato anche di agire via contratto di licenza, modificando quello fatto sottoscrivere dagli utenti al momento dell'iscrizione sulla piattaforma in modo tale da vietare "l'uso dei nostri Copyright o marchi registrati inclusi Facebook, F, FB, Face, Poke e Wall".

Il giudice statunitense non è entrato nel merito della questione: piuttosto si è limitato a rilevare che Facebook, depositando la sua denuncia in California, abbia mancato di dimostrare come i proprietari di Faceporn influenzino gli utenti di Facebook residenti nello stato.

Inoltre, nonostante il sito norvegese si definisca come il "numero uno per la socializzazione pornografica e il fare rete sessuale", secondo il giudice questo riferimento al social network non basta a determinare una diretta competizione con Facebook.

Il sito in blu non ha commentato la sentenza, ma prosegue la sua azione legale anche in Norvegia.

Claudio Tamburrino
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