Mauro Vecchio

Nomine AGCOM/ La parola a Sergio Bellucci

Per leggere le questioni tecniche con le lenti dell'interesse generale. La comunicazione dovrà essere davvero un bene comune. E bisognerà evitare che la Rete si trasformi in un incubo orwelliano

Nomine AGCOM/ La parola a Sergio BellucciRoma - Continua la serie di interviste ai potenziali commissari AGCOM. È la volta di Sergio Bellucci, massmediologo, giornalista e saggista. La sua biografia è reperibile all'indirizzo sergiobellucci.blogspot.it.

Punto Informatico: Quattro commissari per la corsa agli uffici di Via Isonzo. Dopo 15 anni, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha ormai guadagnato un ruolo da protagonista nella gestione dei settori TV/TLC. Una responsabilità cruciale per gli sviluppi futuri del Belpaese. Una domanda semplice: perché ha deciso di auto-candidarsi?
Sergio Bellucci: Credo che i prossimi 7 anni saranno cruciali per costruire anche nel nostro paese un nuovo modello di sviluppo e di consumo. Il paradigma digitale ha già ridescritto molte delle attività e delle relazioni umane, ma nei prossimi anni questa trasformazione cambierà definitivamente il mondo in cui viviamo. Mi occupo delle analisi e delle possibili risposte a questa trasformazione da oltre 30 anni nelle mie attività lavorative, sociali e politiche. Per questo penso che le mie conoscenze e le mie esperienze possano contribuire al funzionamento della nuova AGCOM.

PI: Come sottolineato dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, tutte le candidature in formato CV saranno funzionali ad una valutazione professionale, indipendente e soprattutto trasparente dei papabili. È solo un segnale, ma pare che le istituzioni abbiano intrapreso un percorso preciso verso la meritocrazia. Secondo lei per l'authority sulle comunicazioni occorre un profilo tecnico o politico? Quali sono le competenze necessarie per operare al meglio in quel ruolo?
SB: Un'Autorità di garanzia, soprattutto in un comparto così specializzato, non può esimersi da avere al proprio interno persone competenti nelle materie di sua pertinenza. Ma nulla di più della comunicazione assume un valore direttamente politico. Questo non significa dover scegliere con logiche partitocratriche. La politica è la capacità di comprendere i bisogni sociali diffusi e di interpretarne le esigenze, rimuovendo le cause che producono discriminazioni ed esclusioni che il mercato, lasciato a se stesso, produce. Le persone che andranno all'AGCOM dovranno saper leggere le questioni tecniche con "gli occhiali" dell'interesse generale, che è la politica intesa in senso vero.
PI: Individuando le problematiche più spinose, il cosiddetto beauty contest è stato annullato a maggioranza dalla Commissione Finanze della Camera. E così il dividendo digitale che proviene dal passaggio al digitale terrestre sarà probabilmente assegnato attraverso un'asta a pagamento molto simile a quella già effettuata per le reti mobili. La politica italiana è però divisa, diciamo spaccata.
SB: Il passaggio della comunicazione al digitale poteva essere un'occasione di forte apertura democratica verso un pluralismo comunicativo ed imprenditoriale. Purtroppo l'occasione è andata perduta. Lo stesso dividendo digitale invece di essere utilizzato per l'apertura a nuovi soggetti imprenditoriali o a nuovi usi sociali delle frequenze rischia di aumentare i livelli di concentrazione nel paese. Le frequenze andrebbero messe a disposizione attraverso logiche nuove rispetto alla vendita che consentirebbero anche a soggetti imprenditoriali minori di poter sviluppare prodotti e servizi da sperimentare sul mercato, e la possibilità di affidare agli utenti la sperimentazione di usi sociali.

PI: Secondo l'ex-ministro Paolo Romani, l'emendamento che ha annullato il beauty contest sarebbe inefficace oltre che inopportuno: "così com'è congegnato non consentirà a Rai e Mediaset di partecipare alla gara". Qual è la sua posizione a riguardo?
SB: La posizione dell'ex ministro Paolo Romani guarda al passato, al vecchio rapporto che c'era nel mondo della comunicazione tra Rai e Mediaset, mentre la comunicazione di domani si giocherà su usi innovativi delle infrastrutture di rete, delle frequenze, degli applicativi necessari alla produzione ed al consumo mediale del digitale.

PI: Un'altra tematica che ha destato vibranti polemiche è legata alle misure di tutela del diritto d'autore sulle nuove reti di comunicazione elettronica. Parliamo della famigerata delibera 668/10/CONS. In Francia c'è HADOPI e i cosiddetti tre colpi che disconnettono gli utenti colti ripetutamente con le mani nel sacco del P2P. I netizen italiani dovrebbero attendersi un destino simile?
SB: Colpevolizzare il P2P non è la strada per sviluppare i nuovi modelli di mercato che il digitale preannuncia all'intera economia. Occorrono forme innovative che possano garantire agli utenti il diritto di accesso ai contenuti e forme di tutela del diritto di chi ha prodotto quei contenuti. Questo è il terreno sul quale sperimentare forme innovative di proprietà, e di diritti all'acceso di quel "bene comune" che è la comunicazione.

PI: L'ex-presidente Calabrò aveva rifiutato la visione di AGCOM "sceriffo di Internet". Il notice-and-takedown di matrice statunitense diventa una formula sempre più diffusa, coinvolgendo le stesse piattaforme, ma anche i fornitori di connettività. Secondo lei chi dovrebbe agire per l'effettiva rimozione del materiale in violazione del copyright? Le chiedo anche se ha una proposta alternativa a quella introdotta dalla delibera?
SB: Internet non può essere considerato un mondo nel quale le regole stravolgano diritti sociali, e anche umani, che si sono affermati nella storia dell'umanità. Le novità introdotte dalle potenzialità della Rete non devono tendere a processi di controllo pervasivo affidando tale controllo a soggetti che non possono avere tale titolo. È l'impianto stesso della forma del copyright che va messa in discussione evitando di trasformare la Rete in un "grande fratello" che controlli ogni nostro gesto.

PI: Per non parlare dell'urgente necessità di rivedere l'intero sistema giuridico alla base della proprietà intellettuale. Tra licenze copyleft e creative commons, l'Unione Europea ha esteso di altri 20 anni la durata del copyright legato alle registrazioni musicali. Qual è la sua posizione in merito?
SB: Quella dell'Unione Europea di estendere per altri 20 anni la durata del copyright è una risposta conservativa dell'esistente. Il passaggio all'economia digitale necessita di più coraggio e di nuove idee. Creative commons e copyleft sono state le prime forme di quei nuovi diritti di cui avremo bisogno nell'era digitale. Ma serve una nuova ulteriore capacità creativa per dispiegare le nuove forme del produrre e del consumare.

PI: Sembra certo: bisogna trovare il giusto equilibrio tra il diritto di tutela della proprietà intellettuale e quello legato alla libertà d'informazione e di espressione. Ma come farlo al meglio?
SB: Non è un problema di equilibrio tra vecchi diritti sempre uguali a loro stessi ma di nuove forme di questi diritti. Nella "società della conoscenza" l'accesso ai contenuti è la forma della produzione di nuova ricchezza. E di ricchezza se ne produce tanta. Il tema di oggi è di distribuire questa ricchezza a vantaggio sia degli ideatori e produttori sia del diritto sotto forma di accesso degli utenti. Un esempio su tutti: nel Web 2.0 come sono tutelati i diritti degli utenti/produttori? I vecchi schemi spesso non sono più sufficienti a tutelare tutti i soggetti in campo. Per questo c'è bisogno, e non solo nel nostro paese, di un vento nuovo.

PI: Nel frattempo è stato divulgato il documento che contiene i piani preliminari per l'agenda digitale italiana. Sarà varato come decreto nella prossima estate. Concretamente, l'obiettivo ribadito è quello di portare la banda larga a tutti entro il 2013, ultraveloce alla metà delle abitazioni entro il 2020. Le buone intenzioni ci sono, ma il punto cruciale è rappresentato dalla effettiva disponibilità di risorse per trasformare i progetti in realtà. Quali sono, secondo lei, i campi d'azione di AGCOM?
SB: Senza un "governo" la realizzazione delle infrastrutture tende naturalmente a coprire le aree ricche. Questo si è visto dalla privatizzazione di Telecom in poi. Il nostro paese è ormai caratterizzato da quelli che io chiamo i "sud digitali": secondo uno studio della Bocconi nel nord del paese la copertura dell'ADSL per il sistema delle imprese è sotto il 50 per cento, mentre addirittura all'11 per cento viene ancora oggi negato l'acceso a tale tecnologia. Lo stesso Franco Bernabé invoca per la creazione della rete NGN una "cabina di regia", che non può non vedere un ruolo importante dell'AGCOM, auspicando un intervento pubblico, e quindi risorse della collettività, e incentivi agli investimenti privati, cioè altre risorse della collettività.

PI: All'inizio del 2012 l'Autorità aveva avanzato una proposta "in relazione all'imminente adozione delle misure pro-liberalizzazione per sostenere la crescita". Si era parlato dell'adozione di una politica dello spettro radio, per la valorizzazione delle risorse frequenziali e dunque la liberazione di più risorse per la banda larga. Ma come incentivare al meglio lo sviluppo dell'intero ecosistema digitale tricolore? Penso alla questione legata allo scorporo della rete fissa. Lei pensa che la competizione vada accentuata sulle infrastrutture o sui servizi? Come vede la decisione di Cassa Depositi e Prestiti di investire in Metroweb?
SB: L'uso innovativo dello spettro radio è sicuramente uno dei punti centrali nella produzione delle infrastrutture necessarie alla "società della conoscenza". Ma il tema della banda larga e della NGN non può essere risolto solo attraverso queste soluzioni. La rete fissa di cui necessiterà il paese nei prossimi vent'anni sarà il sistema nervoso intorno al quale si decideranno le sorti dell'intero sistema produttivo italiano. Per questo motivo la sua realizzazione non può essere lasciata solo agli interessi imprenditoriali dei soggetti esistenti, ma governata nell'interesse generale. E sempre per questo motivo che il ruolo pubblico non potrà limitarsi al solo intervento di natura finanziaria, intervento senza il quale, in ogni caso, sembra improbabile la "capacità realizzatrice" dei soli soggetti privati. Ed è per tutto questo che mentre sui servizi una rete neutrale consentirebbe il dispiegarsi delle intere capacità industriali e sociali del paese, sull'infrastruttura serve un governo complesso in cui il ruolo del pubblico deve saper orientare sia la qualità che la quantità delle realizzazioni tecnologiche.

PI: Una questione annosa è legata alla riduzione delle tariffe di terminazione mobile. L'Europa ha indicato la via da tempo, ma il percorso intrapreso da AGCOM nello scorso novembre avrà compimento solo nel corso del 2013. Nel frattempo, gli utenti italiani continuano ad avere i prezzi più cari. Per non parlare del fatto che il valore di 5,3 eurocent resta in vigore fino al prossimo 1 luglio, in contrasto con la decisione di Bruxelles che ha previsto una diminuzione a 4,1 eurocent dal 1 gennaio 2012. Forse AGCOM si preoccupa troppo delle possibili conseguenze sul mercato?
SB: Queste decisioni dimostrano come la capacità di intervento dell'AGCOM non sia una mera attività di applicazione delle norme, ma abbia conseguenze dirette sia sul versante industriale per le aziende sia per le tariffe dei servizi applicate agli utenti. Uno dei limiti di come l'AGCOM ha lavorato in passato sta proprio nell'idea di mediazione tra gli interessi dei soli gruppi industriali esistenti sul mercato senza svolgere, però, quella necessaria terzietà tra gli interessi industriali e quelli della collettività. Se le imprese del settore non riescono a produrre la riduzione dei costi indicata da Bruxelles è anche perché, in questi anni, l'azione dell'AGCOM non ha prodotto l'innovazione necessaria a consentire questa riduzione.

PI: Il giornalista/storico siciliano Carlo Ruta è stato alla fine assolto in Cassazione. In sostanza, il suo blog Accade In Sicilia viene considerato come una semplice pagina web e non come un prodotto editoriale da chiudere per "stampa clandestina". Inevitabilmente, viene coinvolta la legge 62/2001 che costringe i blogger a differenziarsi dagli editori. Sembra che l'Italia non sia un paese per Internet. Cosa si può fare allora?
SB: Si deve riconoscere la nuova realtà prodotta dall'avvento del web ed in particolare dal web 2.0. Il nostro paese oscilla troppo tra il Far West ed il Regno dei Borboni. Se non produciamo nei prossimi anni l'innovazione necessaria nelle regole cosa accadrà all'avvento del web 3.0?

PI: In definitiva, la prossima agenda di AGCOM sarà piena, con numerose questioni accompagnate dalle polemiche più feroci. Dallo sviluppo delle reti di nuova generazione alle politiche di gestione dello spettro radio già adottate dalla Commissione Europea. Secondo lei quali sono le più urgenti per il futuro del paese?
SB: È importante la definizione delle nuove regole per la rete, la gestione dello spettro, il tema delle tariffe, e tutto ciò di cui sopra. Ma esiste tutto un altro grande capitolo delle attività dell'AGCOM che attiene alla qualità della vita democratica del paese, alle concentrazioni nel campo dei media, ai conflitti di interesse che condizionano la libertà di espressione. È il tema del pluralismo informativo e della produzione culturale dell'Italia. Importante è l'agenda digitale di cui il paese si sta dotando, anche se in ritardo. Ma quello che ritengo fondamentale è affiancare a questa una Agenda Culturale che sappia mettere l'Italia al centro della nuova "società della conoscenza" a livello mondiale. Ne abbiamo la storia e la cultura. Ne abbiamo le donne e gli uomini.

a cura di Mauro Vecchio
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24 Commenti alla Notizia Nomine AGCOM/ La parola a Sergio Bellucci
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  • pur con tutti i gravissimi limiti, tutto un altro mondo...
    bellucci batte quintarelli 7 a 0
    non+autenticato
  • - Scritto da: con fuso
    > pur con tutti i gravissimi limiti, tutto un altro
    > mondo...
    > bellucci batte quintarelli 7 a 0

    con cordo
  • Il problema di quintarelli era quello di no rimandare al suo blog senza esprimere nulla nell'intervista.... Questi sono i risultatiTriste
    Sgabbio
    26178
  • - Scritto da: Sgabbio
    > Il problema di quintarelli era quello di no
    > rimandare al suo blog senza esprimere nulla
    > nell'intervista.... Questi sono i risultati
    >Triste

    Eh ho capito, il riferimento al blog fallo, ma giusto una battuta riassuntiva la puoi pure fare, altrimenti mi sembri pure supponente, dato che non sta scritto da nessuna parte che io il tuo blog lo abbia frequentatato.
    E chi credi di essere, una rockstar?
  • - Scritto da: con fuso
    > tutto un altro mondo...
    > bellucci batte quintarelli 7 a 0

    condivido... quintarelli vuol passare per tecnico ma non ha proprio chiari i problemi e i risvolti sociali dei temi di cui tratta. E' portatore di interessi di parte. bellucci ha la competenza tecnica nella materia comunicazione (non solo internet) e la "visione politica", ovvero l'attenzione al bene comune e lo sguardo al futuro. Servono entrambe le cose.
    non+autenticato
  • Sarebbe stato interessante chiedergli cosa ne pensa della Svizzera dove il P2P senza fini di lucro e' ammesso dalla legge.

    La "politica" che guarda ai massimi sistemi e sotto i tecnici a tradurre i principi in leggi. Mah! Un modello che non funziona perche' la politica deve anche CREARE cose nuove e non sa farlo se non conosce la materia. A questo servono i tecnici.

    Se ad esempio l'Italia potrebbe approfittare del ritardo degli altri paesi per lanciare per prima l'NFC o l'HF per il tagging delle merci, potrebbe mai un piano del genere venire in mente ad un politico? Se l'Italia volesse fare un mashup di tecnologie per innovare la sua PA, potrebbe mai venire in mente a un politico? La risposta e' sempre no, perche' al piu' il politico si limita a "tentare" di risolvere i problemi che gli portano sul tavolo, quando si e' fortunati attenendosi alle indicazioni dei 2 tecnici.

    Lasciamo a casa questi politici e puntiamo alla meritocrazia dei tecnici.
  • Che puo` pensare la gente della Svizzera? Che non ospita chi produce ergo non riscuote tasse sui contenuti multimediali ma da asilo e prende tasse da realta` come RapidShare quindi gli e` comodo depenalizzare il P2P, gli svizzeri sono cosi` non fanno niente ma creano le condizioni per ospitare i parassiti degli stati, come evasori, hoster vari, tasse basse per chi va a comprare la` dal confine, tanto quelli che pagano tasse basse la` e consumano qua dopo vanno in ospedale da questa parte del confine e chiamano le ffoo da questa parte del confine.

    E` veramente necessario parlare di uno "stato" come la Svizzera?
    non+autenticato
  • Io mi chiedo il perche' ci sia sempre una resistenza quando c'e' una nuova tendenza che emerge. Ci fate caso? Il nuovo deve sempre sudare, faticare, spezzare per emergere ed imporsi, il passaggio non e' mai gentile e dolce e soprattutto ovvio.

    Ci vorrebbe un'era per spiegare bene bene cos'e' internet, ma qualcuno realmente crede che ci si possa presentare, che so, nel 2050 con i decreti regi sui timbri e i marchi conosciuti? Che si possa davvero avere ancora il copyright su Topolino? Che esista un grande fratello che impedisca connessioni cifrate perche' deve verificare quali bit ti stai scambiando con Caio?

    Ognuno scelga in che mondo vuole vivere. Possiamo tornare alle piramidi o pensare a un futuro in cui i cittadini, e non le multinazionali, siano al centro. E possiamo scegliere ogni giorno che mondo vogliamo, anche ponendo ai candidati dell'AGCOM le domande giuste.

    Ora c'e' un mondo spaccato: da un lato l'HADOPI di Sarkozy, dall'altro il Partito Pirata tedesco ed europeo. Io so da che parte stare e so quale sara' il futuro. Ma mi chiedo: perche' le persone "resistono" al futuro?
  • Io sono al centro, mi rendo conto che le persone lavorano e devono esserer pagate e che quindi i contenuti multimediali non possono essere scaricati senza contegno di continuo e questo e` nobile, il lavoro deve essere retribuito

    Dall'altro mi rendo conto che non tutti gli esseri sono dotati di anticorpi all'inizione di bisogni inesistenti e che dovrebbe essere penalizzata la pubblicita` ingannevole e soprattutto i bombardamenti pubblicitari, perche` le multinazionali possono giocare tutto il tempo che vogliono mettendo banner musicali, facendo ballare gli attori in TV, facendo vedere bambini fotografati sulle altalene ma alla fine la realta` e` che non tutti possono vendere reni all'ingrosso per avere il frutto di quel bombardamento

    C'e` da considerare anche l'essere arrogante delle multinazionali che usano le persone come betatester o che decidono di cambiare radicalmente da un giorno all'altro le condizioni di utilizzo o di interrompere il supporto per prodotti pagati centinaia di euro

    O dal pagamento di equi compensi vari rendendoti di fatto a priori un criminale

    O di mancati investimenti e al blocco di nuovi strumenti di fruizione dei contenuti piu` comodi e aperti alla concorrenza

    Quindi io si` so da che parte stare, e non e` niente che ha a che fare con internet o le tecnologie, ma piu` legato alla penalizzazione dell'ingordigia delle persone, alla base credo ci sia quello e credo pure che sia sbagliato dare vita a partiti come quello pirata tedesco che danno l'impressione che l'ingordigia sia solo un problema legato alle nuove tecnologie, in realta` dovrebbe essere proprio al centro dell'attenzione per tutti i partiti di qualsiasi cosa scelgano di occuparsi

    - Scritto da: an0nim0
    > Io mi chiedo il perche' ci sia sempre una
    > resistenza quando c'e' una nuova tendenza che
    > emerge. Ci fate caso? Il nuovo deve sempre
    > sudare, faticare, spezzare per emergere ed
    > imporsi, il passaggio non e' mai gentile e dolce
    > e soprattutto
    > ovvio.
    >
    > Ci vorrebbe un'era per spiegare bene bene cos'e'
    > internet, ma qualcuno realmente crede che ci si
    > possa presentare, che so, nel 2050 con i decreti
    > regi sui timbri e i marchi conosciuti? Che si
    > possa davvero avere ancora il copyright su
    > Topolino? Che esista un grande fratello che
    > impedisca connessioni cifrate perche' deve
    > verificare quali bit ti stai scambiando con
    > Caio?
    >
    > Ognuno scelga in che mondo vuole vivere. Possiamo
    > tornare alle piramidi o pensare a un futuro in
    > cui i cittadini, e non le multinazionali, siano
    > al centro. E possiamo scegliere ogni giorno che
    > mondo vogliamo, anche ponendo ai candidati
    > dell'AGCOM le domande
    > giuste.
    >
    > Ora c'e' un mondo spaccato: da un lato l'HADOPI
    > di Sarkozy, dall'altro il Partito Pirata tedesco
    > ed europeo. Io so da che parte stare e so quale
    > sara' il futuro. Ma mi chiedo: perche' le persone
    > "resistono" al
    > futuro?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Francesco
    > Io sono al centro, mi rendo conto che le persone
    > lavorano e devono esserer pagate

    Le persone che lavorano vengono pagate dal committente.
    Se non c'e' committente, le suddette persone hanno lavorato per niente!

    > e che quindi i
    > contenuti multimediali non possono essere
    > scaricati senza contegno di continuo e questo e`
    > nobile, il lavoro deve essere
    > retribuito

    Prima di proseguire spiegaci se tu sei un creatore di contenuti o un intermediario parassita che ci lucra sopra, perche' e' importante capire le finalita' di una opinione.
  • - Scritto da: panda rossa
    > Prima di proseguire spiegaci se tu sei un
    > creatore di contenuti o un intermediario
    > parassita che ci lucra sopra, perche' e'
    > importante capire le finalita' di una
    > opinione.

    Hai una concezione sbagliata del parassitismo, tu sei un parassita della società, uno che inneggia alla libertà della rete per scaricare a sbafo filmetti, un intermediario è qualcuno che svolge la funzione indispensabile di distribuzione di un bene. I tuoi amici tipo Kim sono intermediari parassiti e delinquenti, che distribuiscono opere altrui senza esserne autorizzati e senza nulla dare a chi quel lavoro lo ha prodotto. Gli altri intermediari, quelli che secondo te, sono i parassiti, lavorano e pagano chi produce e crea, pagano le tasse e creano occupazione.Quando riuscirai a capire questa sottile differenza avrai fatto un grande passo in avanti. La concorrenza non si fa rubando al monopolista, divulgango e sfruttando il traffico generato dall'appetibilità del lavoro altrui, ma piuttosto producendo prodotti alternativi al monopolista.
    non+autenticato
  • Ti sei messo in un ginepraio, perchè c'è un nutrito gruppo di scariconi che cercano di giustificare ideologicamente i loro comportamenti.
    Comunque sia le regole attuali del copyright, sia gli scariconi inveterati sono le solite due facce della stessa medaglia.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Allibito
    > - Scritto da: panda rossa
    > > Prima di proseguire spiegaci se tu sei un
    > > creatore di contenuti o un intermediario
    > > parassita che ci lucra sopra, perche' e'
    > > importante capire le finalita' di una
    > > opinione.
    >
    > Hai una concezione sbagliata del parassitismo, tu
    > sei un parassita della società

    ecco quello che non offende mai.
  • - Scritto da: Allibito
    > - Scritto da: panda rossa
    > > Prima di proseguire spiegaci se tu sei un
    > > creatore di contenuti o un intermediario
    > > parassita che ci lucra sopra, perche' e'
    > > importante capire le finalita' di una
    > > opinione.
    >
    > Hai una concezione sbagliata del parassitismo,

    No, ho una concezione diversa dalla tua e comune al resto dell'umanita'.

    > tu
    > sei un parassita della società,

    Assolutamente no. Io produco su richiesta e non pretendo di farmi mantenere a sbafo.

    > uno che inneggia
    > alla libertà della rete per scaricare a sbafo
    > filmetti,

    No bello. Sei tu che pur di impedire a qualcuno di scaricarsi un filmetto sei disposto a sacrificare la liberta' e la privacy di tutti e imporre la censura.

    > un intermediario è qualcuno che svolge
    > la funzione indispensabile di distribuzione di un
    > bene.

    Non e' piu' indispensabile!
    La tecnologia consente a chiunque di fare da se'.

    > I tuoi amici tipo Kim sono intermediari
    > parassiti e delinquenti, che distribuiscono opere
    > altrui senza esserne autorizzati e senza nulla
    > dare a chi quel lavoro lo ha prodotto.

    Ne riparliamo a sentenza emessa.
    Per adesso e' soltanto una persona accusata ingiustamente per qualcosa che non e' illegale nel suo paese, e che ha subito una perquisizione ed un sequestro di beni a dispregio di tutte le norme di garantismo del pianeta.

    > Gli altri
    > intermediari, quelli che secondo te, sono i
    > parassiti, lavorano e pagano chi produce e crea,

    Quindi chi produce e crea ha avuto il suo compenso.
    Non si reca alcun danno al creatore dell'opera.

    > pagano le tasse
    Questo e' tutto da dimostrare.

    > e creano occupazione.
    Si, occupazione di suolo pubblico.
    Clicca per vedere le dimensioni originali

    > Quando
    > riuscirai a capire questa sottile differenza
    > avrai fatto un grande passo in avanti.

    Quale differenza?

    > La
    > concorrenza non si fa rubando al monopolista,
    > divulgango e sfruttando il traffico generato
    > dall'appetibilità del lavoro altrui, ma piuttosto
    > producendo prodotti alternativi al
    > monopolista.

    Che c'entra il monopolista?
    Qui ci sono videoteche del secolo scorso che pretendono di continuare a vendere ghiaccio quando in tutte le case la gente ha il frigorifero.
  • > Hai una concezione sbagliata del parassitismo, tu
    > sei un parassita della società, uno che inneggia
    > alla libertà della rete per scaricare a sbafo
    > filmetti, un intermediario è qualcuno che svolge
    > la funzione indispensabile di distribuzione di un

    Quindi sei anche contrario alla vendita diretta
    dal contadino al consumatore di frutta e verdura?

    Intermediari significano maggiori costi.
    Nel digitale non servono. Ne ai clienti ne alle major anzi presto anche le major saranno intermediari inutili.
    non+autenticato
  • - Scritto da: an0nim0
    > Io mi chiedo il perche' ci sia sempre una
    > resistenza quando c'e' una nuova tendenza che
    > emerge.

    nuova tendenza? e quale sarebbe, di grazia... l'internet 2.0?
    qulla internet 2.0 che è la riproposizione IN PEGGIO, sotto le mentite spoglie delle "nuove tendenze" di sviluppo e crescita (sic!) tecno-scientista, del peggior anarco-capitalismo tecnocratico reazionario, fatto di sfruttamento sfrenato di persone e risorse, di imperialismo "culturale", di autoritarismo e controllo continuo dei corpi e (già ci siamo) delle menti ecc. ecc.???

    > Ci fate caso? Il nuovo deve sempre
    > sudare, faticare, spezzare per emergere ed
    > imporsi, il passaggio non e' mai gentile e dolce
    > e soprattutto ovvio.

    ma per fortuna! e meno male che ancora riescono ad emergere forme di resistenza, davanti a una così forte negazione dell'autodeterminazione e dell'autogestione del sè individuale e collettivo!!!

    > Ci vorrebbe un'era per spiegare bene bene cos'e'
    > internet,

    soprattutto a chi crede di sapere e di aver capito tutto, e di avere la verità in tasca, perché ha letto qualche paginetta su wikipedia o ha fatto quattro ricerche su un motore di ricerca... magari pensando anche che queste cose siano la libertà...

    > ma qualcuno realmente crede che ci si
    > possa presentare, che so, nel 2050 con i decreti
    > regi sui timbri e i marchi conosciuti? Che si
    > possa davvero avere ancora il copyright su
    > Topolino? Che esista un grande fratello che
    > impedisca connessioni cifrate perche' deve
    > verificare quali bit ti stai scambiando con
    > Caio?

    qualcuno probabilmente lo crede ancora, ma se anche così non fosse... qualcuno realmente crede che dal non-essere di queste cose possa derivarsi come coseguenza *automatica* l'essere di altre cose?

    qualcuno davvero pensa che la libertà nasca o comunque sia nella differenza tra un timbro e una pec? o nella differenza tra la durata del copyright in 20 o 30 anni? o nell'usare https piuttosto che http?

    > Ognuno scelga in che mondo vuole vivere. Possiamo
    > tornare alle piramidi o pensare a un futuro in
    > cui i cittadini, e non le multinazionali, siano
    > al centro.

    e questo futuro sarebbe quello dato ai "netizen" (sic!) dal cosiddetto internet 2.0? da quello stesso internet 2.0 che è costruito e governato da google o da facebook o da "sogetti" come questi?

    > E possiamo scegliere ogni giorno che
    > mondo vogliamo, anche ponendo ai candidati
    > dell'AGCOM le domande giuste.

    non è certo ponendo domande a qualuno che altri nomineranno a decidere e a scegliere per conto di terzi che noi possiamo scegliere qualcosa...

    libertà di scegliere significa prima di tutto conquistarsi e mantenere libertà di definire direttamente le opzioni... scegliere (peraltro virtualmente o, bene andando, a mezzo delega) tra opzioni stabilite da altri NON è un bel modi di scegliere né tantomeno di potersi dire liberi di qualcosa...

    > Ora c'e' un mondo spaccato: da un lato l'HADOPI
    > di Sarkozy, dall'altro il Partito Pirata tedesco
    > ed europeo. Io so da che parte stare e so quale
    > sara' il futuro.

    bontà tua... giusto per tua informazione, l'HADOPI di Sarkozy e il Partito Pirata tedesco o europeo che siano, sono facce della STESSA medaglia...
    non la voglio fare lunga, magari dai uno sguardo qui:
    http://www.ippolita.net/it/libro/i-partiti-pirata-...

    > Ma mi chiedo: perche' le persone
    > "resistono" al futuro?

    forse perché qualcuno ancora ha quel poco di consapevolezza e spirito critico che basta a smascherare il postulato (fatto proprio dall fede "progressista" -reazionaria- della cyber-utopia tecnocratica) che la storia sia lineare e che il progresso sia sempre un bene la cui bontà è quantificabile in termini numerici???
    non+autenticato