Mauro Vecchio

UK, l'avanzata della musica digitale

Le vendite dai canali online valgono per la prima volta più di quelle nei negozi. Per l'industria discografica britannica è un giro d'affari da quasi 90 milioni di sterline. Cadono ancora i CD, mentre cresce il fatturato globale

Roma - È l'ennesima svolta nelle abitudini di consumo musicale degli utenti britannici, che sembrano ormai preferire il formato digitale ai classici supporti della vecchia era. Per la prima volta, le vendite online hanno superato quelle nei negozi, assestandosi sul 55,5 per cento dell'intero fatturato dell'industria discografica in terra d'Albione.

Si tratta dei nuovi dati snocciolati dalla British Phonographic Industry (BPI), nel periodo d'attività finanziaria che parte dallo scorso gennaio fino agli inizi di aprile. I profitti globali delle grandi etichette sono così cresciuti di quasi 3 punti percentuali, per un totale di 155,8 milioni di sterline (più di 192 milioni di euro).

Gran parte del merito è da attribuire ai settori del download, dei servizi a sottoscrizione e delle piattaforme supportate dalla pubblicità. Il mercato musicale digitale ha favorito una crescita pari al 25 per cento - valore complessivo di 85 milioni di sterline - a fronte di una caduta del 15 per cento tra i formati classici come CD e vinili.
Il mercato britannico ha così seguito (in leggero ritardo) quello statunitense, dove le vendite nel settore digitale avevano superato il 50,3 per cento dell'intero fatturato nel corso del 2011. Allora, il CEO di BPI Geoff Taylor si era preoccupato per il triste destino del mercato di Sua Maestà, caduto dietro quello tedesco e minacciato dalla pirateria.

Di tutt'altro tenore le dichiarazioni rilasciate insieme ai nuovi dati diramati dall'industria sulla resa dei canali di distribuzione digitali. Merito - almeno secondo Taylor - degli sforzi compiuti dalle grandi etichette, che stanno abbracciando le nuove forme di consumo con coraggio e determinazione.

Mauro Vecchio
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