Mauro Vecchio

RIAA, Google e la ramanzina sul copyright

L'industria discografica statunitense boccia ancora gli sforzi compiuti da BigG nella rimozione quotidiana di milioni di URL pirata. Chiesta la possibilitÓ di inviare infinite richieste. BigG: investiamo giÓ milioni per tutelarvi

Roma - Numeri impressionanti, snocciolati alla fine dello scorso maggio a dimostrazione del suo impegno nella lotta alla condivisione illecita di materiale protetto da copyright. Con un totale di 1,2 milioni di richieste per l'eliminazione di URL pirata, il gigante Google sembra davvero in prima linea per tutelare le pressanti esigenze dei detentori dei diritti. Soddisfacendo tutti, tranne la Recording Industry Association of America (RIAA).

L'industria discografica statunitense è infatti tornata a bacchettare la Grande G, accusata di non fare abbastanza per estirpare il fenomeno pirateria dal vasto ecosistema digitale. Nelle ultime parole di Brad Buckles, vicepresidente esecutivo di RIAA, il colosso di Mountain View continuerebbe ad imporre dei limiti inaccettabili alle strategie di rimozione ordinate dalle grandi etichette a stelle e strisce.

In sostanza, i vertici di RIAA vorrebbero guadagnare la facoltà di inviare infinite richieste di rimozione all'azienda californiana. Come a dire che i numeri relativi ad una società come Microsoft - oltre 2,5 milioni di indirizzi segnalati in un solo anno, per un totale di 23mila domini - restano irrisori, non affatto sufficienti a tutelare al meglio le strategie anti-pirateria dei legittimi detentori.
Secondo Buckles, i discografici sarebbero vincolati da un numero massimo di link inoltrabili per la rimozione quotidiana. Anche qui, RIAA vorrebbe che questo tetto sia completamente rimosso. Lo stesso vicepresidente ha poi sottolineato come alla ricerca con query del tipo MP3 o free download vengano restituiti centinaia di risultati non toccati da BigG perché non inclusi nel numero massimo di takedown notice.

Google è intervenuta direttamente sull'argomento, tentando di sgombrare il campo dalle obiezioni di RIAA: "Non abbiamo mai posto limiti numerici al numero di segnalazioni DMCA che possono essere effettuate da un detentore di diritti. Ci sono casomai dei meccanismi di salvaguardia di natura tecnica per il programma di trusted partner, che hanno solo l'obiettivo di prevenire il rischio che il sistema venga accidentalmente sommerso di segnalazioni, in quanto all'interno di questo programma potrebbero essere utilizzati sistemi automatici per effettuare grandi volumi di segnalazioni". BigG lascia intendere che il fatto stesso che ci siano altre entità che superano RIAA in classifica dimostri che il limite di cui si parla sia decisamente più alto di quanto l'industria discografica tenti di far intendere, purché il meccanismo di gestione sia adeguato al sistema di segnalazione.

Non è la prima volta che RIAA cerca la lavata di capo per il search made in Mountain View. Le tutele offerte dai servizi Autocomplete e Instant - contro le ormai famose mele marce del diritto d'autore - non erano sembrate sufficienti dal momento che Google non offriva priorità alle varie piattaforme legali. Oltre a non intervenire con durezza per il blocco delle attività pirata su AdSense.

Intervenuti nel corso dell'ultimo ciclo di conferenze D10, i due executive di BigG Susan Wojcicki e Sundar Pichai hanno ribadito i vari milioni di dollari investiti nelle tecnologie di tutela del diritto d'autore come ad esempio Content ID. L'identificazione del materiale protetto dal copyright non sarebbe semplice come quella dei contenuti pedopornografici. Nessun algoritmo sarebbe in grado di scovare i pirati con esattezza assoluta.

Mauro Vecchio
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