Mauro Vecchio

Pirateria, RIAA vuole di più

Nuovo intervento del CEO Cary Sherman al Congresso degli Stati Uniti. I motori di ricerca dovrebbero declassare i pirati in favore delle piattaforme legali. The Pirate Bay esulta: così aumenterete il nostro traffico

Roma - Si è presentato al cospetto dei vari membri della statunitense House of Representatives, con un discorso preparato a tavolino sul futuro della musica. O, meglio, sul destino che attende al varco l'industria musicale, rappresentata al Congresso dal CEO della Recording Industry Association of America (RIAA) Cary Sherman.

Un intervento partito dalla urgente necessità di chiudere il "buco legislativo" che permette alle numerose stazioni radiofoniche di trasmettere brani musicali senza pagare un centesimo per quelli che in lingua inglese vengono anche definiti performance rights. Il cuore del discorso di Sherman ha però pulsato sull'annoso problema della pirateria audiovisiva.

Dai 15 miliardi del 1999 ai circa 7 del 2011, il fatturato dell'industria discografica sarebbe tracollato "anche" - è lo stesso Sherman ad ammetterlo - per colpa delle principali piattaforme della condivisione illecita. Negli ultimi anni, RIAA è rimasta sul fronte per distruggere il business dei pirati, ad esempio tagliando i ponti finanziari oppure alleandosi con i provider a caccia di scariconi recidivi.
Proprio per questo verrà a breve istituito il Center for Copyright Information (CCI), previsto nella nuova dottrina dei sei colpi sul modello francese. Una serie (più lunga) di avvertimenti agli utenti per poi punire gli indifferenti con il soffocamento - se non sospensione - della banda o addirittura il taglio della singola utenza telefonica.

Tutto questo non sembra però risultare sufficiente per RIAA, che ha già bacchettato Google dopo il report sugli indirizzi bloccati per volere degli aventi diritto. Secondo Sherman, motori di ricerca come quello di BigG dovrebbero degradare i pirati a favore delle piattaforme legittime. In linea del tutto teorica, Google o Bing dovrebbero eliminare del tutto siti come Isohunt o The Pirate Bay dai propri risultati di ricerca.

Una prospettiva che ha suscitato grandi entusiasmi nella crew della Baia dei pirati. "Attualmente il 10 per cento del nostro traffico proviene dai vari motori di ricerca - si legge in un post apparso sul blog ufficiale di The Pirate Bay - Con un blocco simile è molto probabile che i nostri numeri andranno ad aumentare. Perché gli utenti arriveranno in maniera diretta e non attraverso i motori di ricerca".

Mauro Vecchio
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