Alfonso Maruccia

Errore 451, quando i governi bruciano i siti

Proposta l'istituzione di un codice di stato HTTP totalmente nuovo, pensato per chiarire all'utente l'inaccessibilità di una pagina web per motivi legali. Ma la sua implementazione non sarebbe obbligatoria

Roma - Un nuovo codice di stato HTTP che avrebbe il compito di smascherare - o quantomeno rendere chiara - la censura di una particolare risorsa web da parte delle autorità: la sua implementazione non sarebbe comunque obbligatoria per gli ISP.

Tim Bray ha proposto l'istituzione del nuovo codice di errore 451 - numero che rende chiaramente omaggio alla figura recentemente scomparsa del grande scrittore di fantascienza Ray Bradbury - alla Internet Engineering Task Force, organizzazione deputata allo sviluppo e alla promozione degli standard di rete aperta al contributo di tutti. Bray, naturalmente, non è uno qualunque: già co-autore del linguaggio di mark-up XML, lo sviluppatore canadese riveste attualmente il ruolo di Developer Advocate presso Google con una focalizzazione specifica sul sistema operativo Android.

Nel presentare all'utente l'errore di stato 451, spiega la bozza di Bray, il provider che gestisce la connessione (e quindi genera gli stati HTTP nel caso in cui il server non fosse raggiungibile) dovrebbe fornire una spiegazione chiara (per quanto il "legalese" possa risultare chiaro al netizen della strada) sulle cause (e leggi) specifiche che rendono la risorsa "non disponibile per motivi legali".
A parte questo, spiega la bozza, "l'uso del codice di stato 451 non implica l'esistenza o la non esistenza della risorsa indicata nella richiesta". L'errore 451 dovrebbe servire esclusivamente a comunicare il regime di censura voluto dalle autorità su quel sito specifico, dice la proposta di Bray, senza per questo fornire informazioni specifiche sulla effettiva raggiungibilità dell'URL nel caso in cui la restrizione legale venisse rimossa.

Alfonso Maruccia
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