Mauro Vecchio

USA, licenziato per un link in blu

Un giornalista statunitense ha evidenziato su Facebook un articolo non gradito dai vertici editoriali del suo quotidiano. Il link avrebbe violato le policy in materia di social media. Allontanato per essersi rifiutato di toglierlo

Roma - Social network e ambienti lavorativi, una relazione sempre più complicata. Il nuovo episodio ha visto protagonista Barrett Tryon, giornalista assunto nella redazione del quotidiano statunitense Colorado Springs Gazette. Dal suo profilo - o meglio, diario - Facebook è sbucato un link ad un'esclusiva pubblicata tra le pagine online del prestigioso Los Angeles Times.

I vertici di Freedom Communications, azienda che controlla un gruppo di sette quotidiani tra cui lo stesso Colorado Springs Gazette, avrebbero ormai deciso di venderli in blocco ad una società d'investimenti con base a Boston. Un'operazione necessaria - almeno secondo le fonti vicine al Los Angeles Times - a risanare il bilancio entro la fine della prossima estate.

Tre ore dopo la condivisione social del link, è arrivato puntuale un messaggio di posta elettronica alla casella digitale di Tryon. La sua pubblicazione su Facebook avrebbe violato le policy in materia di social media adottate dai vertici editoriali del Colorado Springs Gazette. Il giornalista statunitense avrebbe dovuto rimuovere immediatamente il link in questione.
Nello specifico, la pubblicazione indiretta dell'articolo sulla vendita dei quotidiani risulterebbe in contrasto con gli interessi societari, dal momento che andrebbe a minare - anche solo per vie traverse - l'intera reputazione acquisita da Freedom Communications nel mercato editoriale. Il link di Tryon risulterebbe diffamatorio nei confronti dell'azienda e del quotidiano.

Stoica la reazione del giornalista, che non ha voluto sentire ragioni lasciando il link al suo posto sul diario Facebook. Una fermezza che gli sarebbe costata lo stesso posto di lavoro. Numerosi netizen hanno dunque firmato una petizione online per chiedere il reintegro di Tryon e la revisione delle social media policy del quotidiano.

Mauro Vecchio
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