Domani il verdetto Microsoft. Anzi no

Il giudice Jackson ha "minacciato" che in mancanza di accordi domani emetterà la sentenza sul caso Microsoft. L'azienda propone un'intesa shock ma gli avvocati dell'accusa sembrano scettici

Domani il verdetto Microsoft. Anzi noWashington (USA) - A circa 24 ore da quando si ritiene che il giudice Thomas Penfield Jackson emetterà il verdetto sul caso antitrust contro Microsoft, nulla appare più incerto del "come finirà". A tre giorni dall'"ultimatum" di Jackson, che ha preannunciato per domani il verdetto in mancanza di accordo tra le parti, Microsoft ha infatti presentato all'accusa una "proposta shock". Ma ancora non si sa come questa venga valutata dai procuratori del ministero della Giustizia, principale accusatore di Microsoft.

Nella sua proposta, pare che Microsoft abbia ipotizzato di separare le attività dell'azienda su Windows da quelle su Internet Explorer, il browser internet al centro della vicenda processuale. Proprio l'integrazione tra le funzionalità di browsing e il sistema operativo, infatti, aveva fornito al ministero della Giustizia la via per portare Microsoft alla sbarra, accusandola di "abuso di posizione dominante".

Il processo, che secondo alcune voci degli ultimi mesi potrebbe portare allo smembramento di Microsoft, si concluderebbe quindi domani senza accordo tra le parti a meno che all'ultimo momento gli avvocati dell'accusa non comunichino a Jackson di voler prendere in seria considerazione la proposta di Microsoft. Solo in questo caso, infatti, Jackson appare disponibile ad attendere ancora prima di pronunciare un verdetto. Sebbene nei suoi "Findings of fact" Jackson abbia accusato Microsoft di monopolio, infatti, finora è stato proprio il giudice, più di ogni altro, a spingere le due parti a trovare un'intesa che eviti drastiche decisioni d? autorità.
Stando ad alcuni esperti intervistati da Associated Press, il problema dei legali del ministero è stabilire se non vi siano nella proposta di Microsoft delle misure atte a consentire all'azienda di ritornare su pratiche commerciali che si ritenga debba abbandonare.

A questo proposito viene tirato in ballo il passato di giocatore di scacchi di Bill Gates, che nel '95, in un altro caso giudiziario, sarebbe riuscito, prevedendo in anticipo le mosse del ministero, a farsi "rilasciare" una ordinanza secondo cui Microsoft non avrebbe mai obbligato i clienti Windows a comprare altro software dell'azienda e per questo non sarebbe mai stata bloccata "nello sviluppo di prodotti integrati che offrano vantaggi tecnologici". E ora, dicono al ministero, si sta cercando di verificare che nella proposta Microsoft di queste ore non siano presenti "trabocchetti" di questo tipo?
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