Claudio Tamburrino

Patent troll, una piaga da 29 miliardi di dollari

Ecco quanto costano le offensive che si insinuano nelle falle del sistema brevettuale. Uno studio dell'UniversitÓ di Boston

Roma - Che i cosiddetti patent troll fossero fastidiosi era già palese, che dessero fastidio era logico, che fossero costosi per il sistema e per le aziende sane, idem: ma quanto costassero agli altri operatori del settore rimaneva una supposizione vaga e generica. Fino allo studio condotto dall'Università di Boston.

Con il termine patent troll si connota negativamente una Non Practicing Entity (NPE), cioè una società che acquista licenze e brevetti ma non li utilizza per offrire servizi o per la produzione di beni e che inoltre si distingue sia dalle società che acquistano i brevetti (o licenze) attinenti ai propri prodotti, sia dalle università e dagli enti di ricerca che, pur partecipando raramente al processo produttivo, sono protagonisti della ricerca e/o dello sviluppo.

Secondo le stime dello studio condotto dall'Università di Boston le denunce di tali patent troll avrebbero coinvolto 2.150 diverse aziende in un totale di oltre 5800 conseguenti processi.
Procedimenti che sarebbero costati solo negli Stati e solo nel 2011 agli operatori e alle aziende legittime un totale di 29 miliardi di dollari: cifra che somma i costi legali di procedimenti e avvocati, ma che non tiene conto dei costi indiretti come potrebbero essere quelli connessi ai ritardi causati all'immissione sul mercato di un nuovo prodotto o alla necessità di dedicare al comparto legale risorse altrimenti utili per la ricerca.

Al fastidio e alla minaccia si è provato a rispondere con diverse soluzioni, da ultimo la proposta di licenza collettiva del progetto "Defensive Patent License", ma sono in molti a ritenere che la strada da battere sarebbe la riforma dell'attuale sistema brevettuale.

Claudio Tamburrino
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