Roma - Tre mesi di lavoro per passare dalla versione
alpha al prodotto finale, con una squadra di cinque sviluppatori e un investimento da 30mila dollari. Boxopus è la nuova startup
sbarcata sulla piattaforma di file hosting Dropbox, per offrire ai suoi utenti la possibilità di
scaricare file torrent nelle varie cartelle personali.
Un servizio che ha subito attirato le attenzioni nel web specializzato,
con oltre 50mila account Boxopus aperti in pochi giorni dal lancio della versione alpha. Gli stessi responsabili di Dropbox avevano approvato le
feature di Boxopus lasciando libero accesso alle API di sviluppo.
Poi, all'improvviso, un messaggio di posta elettronica
inviato ai vertici della startup: "Abbiamo notato che le ultime feature di Boxopus potrebbero essere percepite come un incoraggiamento alla violazione del copyright attraverso Dropbox". Risultato?
L'applicazione per lo scaricamento di file torrent è stata estromessa dal sito di file hosting.
"La violazione del copyright è contro i nostri termini di servizio, così abbiamo deciso di interrompere l'accesso di Boxopus alle nostre API",
continua il messaggio da parte di Dropbox. Un vero e proprio shock per gli sviluppatori di Boxopus,
che avevano investito altri soldi dopo l'accettazione della prima versione alpha.
Dalla sorpresa alla rabbia, il passo è breve. Boxopus
aderisce appieno ai dettami legislativi del
Digital Millennium Copyright Act (DMCA), dunque prevede la rimozione degli eventuali contenuti illeciti. Gli stessi sviluppatori hanno parlato di una "tecnologia neutrale" che andrebbe sfruttata per condividere file tra gli utenti.
"In tanti associano i canali BitTorrent alla pirateria - spiegano a
TorrentFreak i responsabili di Boxopus - ma è vero che tantissima roba legale può essere trovata sui network BitTorrent. Ed è proprio per questo che abbiamo creato Boxopus".
Mauro Vecchio