Gaia Bottà

Google e i videosegreti troppo condivisi

Il servizio di video chat Hangouts, insieme alla possibilità di visualizzare clip di YouTube in compagnia, ricalcherebbero i servizi di una startup newyorchese. Che li aveva mostrati a Google in anteprima e che ora batte cassa

Roma - Un solo clic per invitare gli amici a guardare una clip video insieme, chiacchierare in webcam insieme allo scorrere delle immagini: questa la tecnologia proposta a Google con il servizio CamUp, questo il servizio introdotto da Mountain View con l'avvento di Google+, esportato su YouTube con il bottone Hangout e la funzione "Guarda con i tuoi amici". Be In, azienda con base a New York sviluppatrice di CamUP, ha ora denunciato la Grande G: si sarebbe appropriata del servizio mostrato in anteprima, in anticipo sul lancio del proprio social network Google+.

Stando ai documenti depositati presso la corte federale californiana di San Jose, il primo contatto tra Google e CamUp si sarebbe verificato al lancio del servizio, in occasione del festival South By Southwest nel marzo del 2011. Da quel momento, Google avrebbe avvicinato i rappresentanti di Be In, due mesi dopo si sarebbe svolto un incontro a Londra alla presenza di Marissa Mayer e del rappresentante britannico di Google per le operazioni di business, durante il quale le parti avrebbero intavolato una discussione per una eventuale collaborazione, che avrebbe potuto prevedere una integrazione del servizio in YouTube, ma anche in Google Docs.

Firmati i documenti per mantenere riservate le informazioni scambiate, fra cui la proposta di introdurre la visione collettiva in YouTube, il silenzio. In compenso, uno spropositato aumento del traffico sul sito dedicato a CamUP, attribuibile secondo Be In a indirizzi IP localizzati a Mountain View. "Con una media - si legge nei documenti della denuncia - di 40 minuti per visita, molto più della tipica visita da parte di un utente di CamUp, che in media dura dagli 1 ai 4 minuti". Be In non esita a inferire che Google la stesse studiando approfonditamente.
Poi, il mese successivo, il lancio di Google+ insieme alla funzione Hangouts e, nel mese di agosto, la possibilità di visualizzare le clip di YouTube in compagnia attraverso un bottone che ricalcherebbe quello studiato da Be In per CamUp, ora sostituito da Google con un'icona semplificata. Ma le affinità, sottolinea Be In nelle carte processuali, non si limiterebbero al bottone: Google cercherebbe di replicare nel servizio Hangouts il trade dress di CamUP, la presentazione cioè degli elementi visualizzati dagli utenti.

somiglianze tra pulsanti


Le accuse formulate dall'azienda di New York sono decise: Google si sarebbe organizzata per appropriarsi di segreti industriali, e ne avrebbe tratto vantaggio economico, causando in compenso danni e un mancato guadagno a Be In quantificabili in 75mila dollari. Mountain View violerebbe dunque scientemente il copyright di Be In, approfittando della tecnologia alla base della piattaforma di video chat sviluppata dall'azienda e offrendola agli utenti con un aspetto estremamente simile.

Per questo motivo chiede alla corte di intimare a Google il blocco della funzione Hangouts e dell'uso del pulsante per la visione collettiva di clip su YouTube. E una compensazione che valga più di 75mila dollari.

Gaia Bottà

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