RIAA: abbiamo l'appoggio popolare

Mentre i sostenitori del P2P si apprestano a pagare i 2mila dollari che la 12enne Brianna LaHara deve alla RIAA, quest'ultima si bea con un sondaggio: il 52 per cento degli americani è con noi. E accusa il P2P di tutto e di più

Washington (USA) - Nel momento più caldo della guerra contro il file-sharing, e nel momento più difficile per le Public Relation dell'industria discografica, le major della RIAA hanno dichiarato che la loro azione legale contro gli utenti del peer-to-peer gode del supporto popolare.

Come fanno a dirlo? Semplice, la RIAA sostiene che due giorni prima di annunciare le denunce per 261 utenti ha condotto un sondaggio su un campione di 800 persone. E i risultati raccontano che il 52 per cento degli intervistati si è dichiarato d'accordo con una iniziativa giudiziaria, mentre solo il 21 per cento avrebbe affermato di non approvarla.

Dati che al neoCEO della RIAA, Mitch Bainwol, fanno vedere la strada in discesa: "Questi dati dimostrano che il nostro messaggio sta finalmente diffondendosi".
L'annuncio del sondaggio arriva però in un giorno complicato per l'associazione americana dei discografici. Proprio in queste ore infatti, un po' per aiutare la famiglia della più giovane denunciata del P2P, un po' per girare il dito nella piaga, un gruppo di sostenitori del peer-to-peer si è offerto di pagare alla RIAA i 2mila dollari che quest'ultima ha chiesto alla famiglia della piccola Brianna LaHara per le sue impudenze digitali.

P2P United, organizzazione pro-P2P appena nata per volontà dei maggiori sviluppatori di software P2P, ha dichiarato che "non condoniamo la violazione del copyright ma è ora che le scimmie volanti della RIAA se ne volino indietro al castello e lascino stare i bimbi".

Non sembra peraltro migliorare l'immagine della RIAA (vedi anche: RIAA is Evil) l'attacco che in una audizione al senato il suo presidente Cary Sherman ha portato al P2P, accusando il file sharing di diffondere la pornografia infantile. Accuse pesanti, già in passato rivolte al P2P, che sono però state ampiamente ridimensionate dagli esperti del Governo, secondo cui un problema serio per il pedoporno non è il P2P ma sono le chat di IRC. Su IRC, infatti, si creano "circoli di scambio" di materiale di quel tipo mentre sul P2P la possibilità di creare "network di scambio" specializzati in qualcosa del genere è assai più complicata.

La ciliegina sulla durissima giornata della RIAA ce l'ha messa però un professore di marketing dell'Università della Pennsylvania, il luminare Pete Fader. A lui la BBC ha chiesto cosa ne pensasse dell'azione legale contro gli utenti voluta dalla RIAA. "È un errore tremendo", ha risposto. Secondo Fader ci sono altri modi per combattere la pirateria.
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