Mauro Vecchio

Google: niente paghetta per i pirati

Per combattere la condivisione illecita dei contenuti bisognerebbe far saltare tutti i ponti che partono dalla pubblicità e arrivano ai siti pirata. E' la tesi di un report commissionato da BigG nella lotta alle mele marce del copyright

Roma - Seguire l'odore dei soldi per combattere la pirateria digitale? È la tesi sostenuta da Google in un report pubblicato con il collettivo britannico PRS for Music, commissionato alla società d'analisi BAE Systems Detica per un'immersione tra i fondali delle varie piattaforme votate alla condivisione illecita dei contenuti protetti dal copyright.

Centinaia di siti web indicati tra i paradisi pirata dai detentori dei diritti, studiati in massa da BAE Systems Detica per ottenere dati utili sulla loro effettiva pericolosità. Volume complessivo di visitatori unici, indirizzi IP, fonti di sostentamento, formati audiovisivi preferiti.

Qual è allora l'arma più efficace per combattere la pirateria online? "Bisogna seguire la scia del denaro", si legge in un post sul public policy blog di Google. Ovvero schiacciando le principali fonti di sostentamento dei siti pirata. Facendo saltare i ponti finanziari che partono dalla pubblicità e dagli abbonamenti premium degli utenti.
Stando alle osservazioni del report commissionato da BigG, un terzo delle piattaforme pirata è rappresentato da quei siti di streaming gratuito che offrono ai netizen la possibilità di guardare liberamente film e programmi televisivi. La vendita di musica non autorizzata avrebbe invece subito un declino inesorabile in termini di utenti.

"Come combattere al meglio questa minaccia? Al posto di imporre blocchi o filtri che potrebbero danneggiare le libertà fondamentali, i governi dovrebbero costruire coalizioni con i network pubblicitari - si legge nel post di Google - così come con le società di credito e gli stessi titolari dei diritti".

La stessa azienda di Mountain View ha già dichiarato aperta la caccia alle "mele marce" del diritto d'autore, pur restando nella scomoda posizione di intermediario tra le pressanti esigenze dell'industria e i diritti invocati dagli utenti per il libero accesso alle varie piattaforme del web.

Sempre secondo il report di BigG, l'86 per cento delle società pubblicitarie legate ai siti pirata non sarebbe iscritto agli specifici organi di auto-regolamentazione in terra britannica. Non seguendo affatto i vari codici di condotta adottati dall'industria dell'advertising per evitare di rifornire i pirati della Rete.

Mauro Vecchio
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32 Commenti alla Notizia Google: niente paghetta per i pirati
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  • infatti su youtube non c'è pubblicità perhcè hanno tagliato i ponti con le mele marce hahahahaA bocca aperta

    P.S.
    Ricordo Youtube = Megavideo steso identico tipo di sito
  • - Scritto da: NemoTizen
    > infatti su youtube non c'è pubblicità perhcè
    > hanno tagliato i ponti con le mele marce hahahaha
    >A bocca aperta
    >
    > P.S.
    > Ricordo Youtube = Megavideo steso identico tipo
    > di
    > sito
    Straquoto anzi chiudiamo la rete vi và?
    Il copyright così com'è è morto e continuano a tenerlo in vita !
  • Qualcuno ha mai avuto a che fare con la necessità di stabilire quale fossero di termini di un qualcosa reperito su internet (nello specifico una fotografia)? Tolti gli estremi ovvii: foto recente con data e autore e foto scattata prima del 1820 (2012-Jean Calment(122)-70) in mezzo c'è l'impossibile. Foto scattate in un anno imprecisato da un autore ignoto di un soggetto artistico sconosciuto conservata da un ignoto e scansita da un altro ignoto che l'ha messa in internet anonimamente e passata di sito in sito fino a quello in cui la trovi tu. E gli chiedi il permesso per utilizzarla. Lui si ricorda da quale sito l'ha presa, ma quel sito non è più online. Che si fa?
    1- Rinunci. Ci metti una descrizione a parole della foto.
    2- La utilizzi. Poi per 70 anni vivi con il patema d'animo che prima o poi salti fuori qualcuno accampando pretese su quella foto, e per quella singola foto ti chiederà tutto quello che hai guadagnato con l'intero lavoro.

    Qualunque pretesa di azione "per aver ospitato un qualcosa in violazione del Copyright" deve essere preceduta da una defnizione OPERATIVA di Copyright. Tipo quella USA prima degli anni 70: Deve avere la scritta Copyright, deve indicare la data, deve indicare l'autore, deve essere iscritta in un registro.

    Altrimenti è solo un modo, come dice Lessig, di ridurre gli spazi Unregulated tra Copyright e Public Domain.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Skywalker
    > Qualcuno ha mai avuto a che fare con la necessità
    > di stabilire quale fossero di termini di un
    > qualcosa reperito su internet (nello specifico
    > una fotografia)?

    Gli stessi termini di quando trovi una foto per terra.

    > 1- Rinunci. Ci metti una descrizione a parole
    > della foto.

    E perche' mai?

    > 2- La utilizzi. Poi per 70 anni vivi con il
    > patema d'animo che prima o poi salti fuori
    > qualcuno accampando pretese su quella foto, e per
    > quella singola foto ti chiederà tutto quello che
    > hai guadagnato con l'intero
    > lavoro.

    Ma nessuna paura.
    Il massimo che puo' chiedere questo qualcuno che salta fuori e' di indicare il suo nome in qualita' di autore dello scatto.
  • - Scritto da: panda rossa
    > > 2- La utilizzi. Poi per 70 anni vivi con il
    > > patema d'animo che prima o poi salti fuori
    > > qualcuno accampando pretese su quella foto,
    > e
    > per
    > > quella singola foto ti chiederà tutto quello
    > che
    > > hai guadagnato con l'intero
    > > lavoro.
    >
    > Ma nessuna paura.
    > Il massimo che puo' chiedere questo qualcuno che
    > salta fuori e' di indicare il suo nome in
    > qualita' di autore dello
    > scatto.

    Quoto.
  • - Scritto da: Skywalker
    > Qualcuno ha mai avuto a che fare con la necessità
    > di stabilire quale fossero di termini di un
    > qualcosa reperito su internet (nello specifico
    > una fotografia)? Tolti gli estremi ovvii: foto
    > recente con data e autore e foto scattata prima
    > del 1820 (2012-Jean Calment(122)-70) in mezzo c'è
    > l'impossibile. Foto scattate in un anno
    > imprecisato da un autore ignoto di un soggetto
    > artistico sconosciuto conservata da un ignoto e
    > scansita da un altro ignoto che l'ha messa in
    > internet anonimamente e passata di sito in sito
    > fino a quello in cui la trovi tu. E gli chiedi il
    > permesso per utilizzarla. Lui si ricorda da quale
    > sito l'ha presa, ma quel sito non è più online.
    > Che si
    > fa?
    > 1- Rinunci. Ci metti una descrizione a parole
    > della
    > foto.
    > 2- La utilizzi. Poi per 70 anni vivi con il
    > patema d'animo che prima o poi salti fuori
    > qualcuno accampando pretese su quella foto, e per
    > quella singola foto ti chiederà tutto quello che
    > hai guadagnato con l'intero
    > lavoro.

    > Qualunque pretesa di azione "per aver ospitato un
    > qualcosa in violazione del Copyright" deve essere
    > preceduta da una defnizione OPERATIVA di
    > Copyright. Tipo quella USA prima degli anni 70:
    > Deve avere la scritta Copyright, deve indicare la
    > data, deve indicare l'autore, deve essere
    > iscritta in un
    > registro.
    Bravo, bravo Sky. Vedo che sai tuttoSorride Pre-'70 gli Usa avevano ancora qualche parvenza di decenza (e' mera decenza. Se non fai un banale enforcement del copyright = non ti interessa = dopo "poco" tempo diventa libero). Poi gli oscuri signori di hollywood (e parenti) pervicacemente abbarbicati in parlamento, si sono accorti del "bug"Triste .De facto quelle norme di banale decenza, risolvevano anche in buona parte il problema delle "opere orfane"... ma tant'e'..
    Anche gli spazi che venivano dati all'applicazione del concetto di "fair use" (un faro nella legislazione Usa) si restringono ogni annoCon la lingua fuori Noi non ci dobbiamo lamentare, visto che abbiamo SEMPRE fatto piu' schifo [mai avuto il 'fair use', vedi norme sulla 'liberta' di panorama' ecc].

    > Altrimenti è solo un modo, come dice Lessig, di
    > ridurre gli spazi Unregulated tra Copyright e Public
    > Domain.
    Tagliare FEROCEMENTE i tempi di protezione (se no non arrivera' mai allo spazio unregolated), ri-piazzare norme sul mantenimento/registrazione del diritto al copyright ovviamente a pagamento (cosi' magari sui prodotti di aziende morte non si rinnovaCon la lingua fuori), contestuale messa a disposizione pubblica per consultazione di questi registri (chi non c'e', si presume->diventa opera orfana) ,ecc ...Con la lingua fuori
    non+autenticato
  • "Prono alla PRS". Gia' il titolo dice moltoSorride

    è l'arma perfetta da azzeccagarbugli.. perche in astratto uno potrebbe pensare "beh perché no? in fondo a me interessa il libero scambio tra privati... non creare dei netflix o dei megaupload"... MA c'e' MA... sicuramente lorsignori tireranno dentro nella rete quei comuni siti/forum gestiti da privati e dotati di meri banner e/o richiesta donazioni per il server... dove dentro NON C'è un accidente di copyrighted... ma solo link e/o torrent ...... colpissero SOLO *società* che fanno *hosting* di files in violazione e lasciassero perdere il resto... potrebbe anche andare..
    non+autenticato
  • Google predica "bene" e razzola male.
    Il suo ruolo deve essere NEUTRALE nei confronti dei pirati.
    Se google vuole proporre una soluzione , dica pure la sua, ma evitando di fare la compagnia ipocrita (e autolesionista, anche perchè nei confronti dei suoi azionari non può prendere decisioni che vadano contro i propri interessi).

    Youtube è solo il primo esempio.
    Seguirebbero Ad-word, Google Images, Google book, Google Apps (eh si magari non tutti coloro che condividono documenti rispettano il copyright e l'IP).

    E' da almeno 2 decenni che l'industria ed i governi cercano di affossare la pirateria (che a mio parere non è altro che voglia di condivisione, alla base dell'essere umano e quindi inarrestabile).

    Le uniche soluzioni trovate per lotta contro la pirateria sono i servizi cloud e servizi (e DRM) in remoto. Cosa mio avviso pericolosa perchè potrebbe portare alla perdita di accesso o perdita di dati in seguito a catastrofi o eventi (fallimento, terremoto, instabilità politiche, intervento delle autorità nei confronti di una ditta privata, etc).
    Il cloud ha alterato la disponibilità e l'accesso dei dati con i suoi pro e contro.
    Forse sì, è l'unica soluzione alla pirateria di videogames, applicazioni, forse anche dati generici un giorno.

    Forse è proprio per questa corsa al cloud che Google promuove queste soluzioni.
    Più cloud, più lavoro per google. Ma se google è quel che è oggi è proprio grazie alla pirateria e al suo motore di ricerca che agli inizi del 2000 andavano benissimo in accoppiata (e anche oggi che è diventato un motore di ricerca usato da tutti la pirateria resta facilmente accessibile da esso).
    non+autenticato
  • - Scritto da: sjjsjjs
    > Google predica "bene" e razzola male.
    > Il suo ruolo deve essere NEUTRALE nei confronti
    > dei
    > pirati.
    > Se google vuole proporre una soluzione , dica
    > pure la sua, ma evitando di fare la compagnia
    > ipocrita (e autolesionista, anche perchè nei
    > confronti dei suoi azionari non può prendere
    > decisioni che vadano contro i propri
    > interessi).
    >
    > Youtube è solo il primo esempio.
    > Seguirebbero Ad-word, Google Images, Google book,
    > Google Apps (eh si magari non tutti coloro che
    > condividono documenti rispettano il copyright e
    > l'IP).
    >
    > E' da almeno 2 decenni che l'industria ed i
    > governi cercano di affossare la pirateria (che a
    > mio parere non è altro che voglia di
    > condivisione, alla base dell'essere umano e
    > quindi
    > inarrestabile).
    >
    > Le uniche soluzioni trovate per lotta contro la
    > pirateria sono i servizi cloud e servizi (e DRM)
    > in remoto. Cosa mio avviso pericolosa perchè
    > potrebbe portare alla perdita di accesso o
    > perdita di dati in seguito a catastrofi o eventi
    > (fallimento, terremoto, instabilità politiche,
    > intervento delle autorità nei confronti di una
    > ditta privata,
    > etc).
    > Il cloud ha alterato la disponibilità e l'accesso
    > dei dati con i suoi pro e
    > contro.
    > Forse sì, è l'unica soluzione alla pirateria di
    > videogames, applicazioni, forse anche dati
    > generici un giorno.
    >
    >
    > Forse è proprio per questa corsa al cloud che
    > Google promuove queste
    > soluzioni.
    > Più cloud, più lavoro per google. Ma se google è
    > quel che è oggi è proprio grazie alla pirateria e
    > al suo motore di ricerca che agli inizi del 2000
    > andavano benissimo in accoppiata (e anche oggi
    > che è diventato un motore di ricerca usato da
    > tutti la pirateria resta facilmente accessibile
    > da
    > esso).
    Google ci rimette soltanto con la pirateria, nessuno trae guadagno se non il kim di turno. Non è per bontà che bigG collabora con le major, si precluderebbe ogni possibile accordo commerciale. Poi ricorda che google è usato da centinaia di milioni di utenti nel mondo, non vive certo con il traffico di chi cerca il suo filmetto e poi piazza il sito pirata nei preferiti.
    non+autenticato
  • Su youtube c'è pubblicità, google ci guadagna se aumentano le visite.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Allibito
    > Google ci rimette soltanto con la pirateria,

    Sì infatti guarda, tutti i soldi che gli inserzionisti pagano a google poi google li rigira TUTTI ai webmaster. Da youtube google non ci guadagna niente.
    E dimenticavo... i pirati hanno piratato google, e ora la gente usa il google pirata invece di quello originale.
  • ...per i pirati, perché non fanno più servizi a la netflix?
    non+autenticato
  • - Scritto da: laDuraRealt a
    > ...per i pirati, perché non fanno più servizi a
    > la
    > netflix?

    Perchè il panorama delle licenze è incasinato già di suo quindi:
    aggiungi la stipula di contratti diversi per ogni fornitore.
    Aggiungici le varie leggi da comprendere e rispettare per ogni nazione dove vogliono offire il servizio.
    aggiungi le infrastrutture non adatte di molti paesi (vedi anche italia).

    La vedo rognosa riuscire a creare una piattaforma internazionale per queste cose.. la domanda c'è..solo che non riescono a dare l'offerta.

    Io pagherei volentieri una cifra ragionevole (mettiamo 250 euro l'anno?) per potermi vedere non so.. 60 film interamente, magari in lingua originale con sottotoli...500 preview di 20 minuti di film) tramite una comoda piattaforma hardware-indipendente.

    In poche parole pagherei volentieri per vedermi lo stesso film che mi guardo a gratis ora dopo aver cercato su google il torrent della versione dvdrip in lingua originale con sub eng o ita.

    Ma non riescono per l'appunto a trovare l'accordo con le case produttrici o distributrici (le ultime, inutili). Troppa avarizia? una delle due parti non si contenta mai? beh problemi loro..

    Potrebbero addiritura fare un'associazione no profit che gestica la piattaforma a cui tutti gli studi cinematograifici possono registrarsi e caricare il materiale, che possa gestire i pagamenti e trattenersi una percentuale per coprire i costri dell'infrastruttura, lasciando libere gli studi di scegliere il prezzo del prodotto.

    Invece preferiscono assumere valanghe di avvocati, pagare maxitangenti ai politici di ogni paese per cercare di opprimere la pirateria.
    Penso che una buona parte dei casi di pirateria cinematografia sia dovuta alla pigrizia degli utenti nel non volersi:
    - registrarsi su una piattaforma
    - seguire i limiti della piattaforma
    - adattarsi al formato dela piattaforma
    - procedere al pagamento che troppo spesso ha procedure lunghe e macchinose

    l'utente non esperto o solamente pigro magari pagherebbe il giusto prezzo per un servizio così.

    Come quando si va a comprare l'acqua al supermercato... nessuno vieta di rifornirai alle fontanine..eppure l'acqua in bottiglia è un business (fra i peggiori eticamente parlando) fra i più prosperosi.
    non+autenticato
  • contenuto non disponibile
  • - Scritto da: sjjsjjs
    > - Scritto da: laDuraRealt a
    > > ...per i pirati, perché non fanno più servizi a
    > > la
    > > netflix?
    >
    > Perchè il panorama delle licenze è incasinato già
    > di suo
    > quindi:
    > aggiungi la stipula di contratti diversi per ogni
    > fornitore.
    > Aggiungici le varie leggi da comprendere e
    > rispettare per ogni nazione dove vogliono offire
    > il
    > servizio.
    > aggiungi le infrastrutture non adatte di molti
    > paesi (vedi anche
    > italia).
    >
    > La vedo rognosa riuscire a creare una piattaforma
    > internazionale per queste cose.. la domanda
    > c'è..solo che non riescono a dare
    > l'offerta.
    >
    > Io pagherei volentieri una cifra ragionevole
    > (mettiamo 250 euro l'anno?) per potermi vedere
    > non so.. 60 film interamente, magari in lingua
    > originale con sottotoli...500 preview di 20
    > minuti di film) tramite una comoda piattaforma
    > hardware-indipendente.
    >
    > In poche parole pagherei volentieri per vedermi
    > lo stesso film che mi guardo a gratis ora dopo
    > aver cercato su google il torrent della versione
    > dvdrip in lingua originale con sub eng o
    > ita.
    >
    > Ma non riescono per l'appunto a trovare l'accordo
    > con le case produttrici o distributrici (le
    > ultime, inutili). Troppa avarizia? una delle due
    > parti non si contenta mai? beh problemi
    > loro..
    >
    > Potrebbero addiritura fare un'associazione no
    > profit che gestica la piattaforma a cui tutti gli
    > studi cinematograifici possono registrarsi e
    > caricare il materiale, che possa gestire i
    > pagamenti e trattenersi una percentuale per
    > coprire i costri dell'infrastruttura, lasciando
    > libere gli studi di scegliere il prezzo del
    > prodotto.
    >
    > Invece preferiscono assumere valanghe di
    > avvocati, pagare maxitangenti ai politici di ogni
    > paese per cercare di opprimere la
    > pirateria.
    > Penso che una buona parte dei casi di pirateria
    > cinematografia sia dovuta alla pigrizia degli
    > utenti nel non
    > volersi:
    > - registrarsi su una piattaforma
    > - seguire i limiti della piattaforma
    > - adattarsi al formato dela piattaforma
    > - procedere al pagamento che troppo spesso ha
    > procedure lunghe e
    > macchinose
    >
    > l'utente non esperto o solamente pigro magari
    > pagherebbe il giusto prezzo per un servizio
    > così.
    >
    > Come quando si va a comprare l'acqua al
    > supermercato... nessuno vieta di rifornirai alle
    > fontanine..eppure l'acqua in bottiglia è un
    > business (fra i peggiori eticamente parlando) fra
    > i più
    > prosperosi.

    Non esisterà mai una flat, hai visto anche con sky, abbonamento mensile per vedere 5 o 6 titoli nuovi al mese ma comunque film di scarso valore commerciale, poi che primafila, dove paghi la visione 5€ o 2,50 se sei abbonato per vedere i film commercialmente ancora validi. Sarà sempre così, non si può fare diversamente.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Allibito
    > - Scritto da: sjjsjjs
    > > - Scritto da: laDuraRealt a
    > > > ...per i pirati, perché non fanno più servizi
    > a
    > > > la
    > > > netflix?
    > >
    > > Perchè il panorama delle licenze è incasinato
    > già
    > > di suo
    > > quindi:
    > > aggiungi la stipula di contratti diversi per
    > ogni
    > > fornitore.
    > > Aggiungici le varie leggi da comprendere e
    > > rispettare per ogni nazione dove vogliono offire
    > > il
    > > servizio.
    > > aggiungi le infrastrutture non adatte di molti
    > > paesi (vedi anche
    > > italia).
    > >
    > > La vedo rognosa riuscire a creare una
    > piattaforma
    > > internazionale per queste cose.. la domanda
    > > c'è..solo che non riescono a dare
    > > l'offerta.
    > >
    > > Io pagherei volentieri una cifra ragionevole
    > > (mettiamo 250 euro l'anno?) per potermi vedere
    > > non so.. 60 film interamente, magari in lingua
    > > originale con sottotoli...500 preview di 20
    > > minuti di film) tramite una comoda piattaforma
    > > hardware-indipendente.
    > >
    > > In poche parole pagherei volentieri per vedermi
    > > lo stesso film che mi guardo a gratis ora dopo
    > > aver cercato su google il torrent della versione
    > > dvdrip in lingua originale con sub eng o
    > > ita.
    > >
    > > Ma non riescono per l'appunto a trovare
    > l'accordo
    > > con le case produttrici o distributrici (le
    > > ultime, inutili). Troppa avarizia? una delle due
    > > parti non si contenta mai? beh problemi
    > > loro..
    > >
    > > Potrebbero addiritura fare un'associazione no
    > > profit che gestica la piattaforma a cui tutti
    > gli
    > > studi cinematograifici possono registrarsi e
    > > caricare il materiale, che possa gestire i
    > > pagamenti e trattenersi una percentuale per
    > > coprire i costri dell'infrastruttura, lasciando
    > > libere gli studi di scegliere il prezzo del
    > > prodotto.
    > >
    > > Invece preferiscono assumere valanghe di
    > > avvocati, pagare maxitangenti ai politici di
    > ogni
    > > paese per cercare di opprimere la
    > > pirateria.
    > > Penso che una buona parte dei casi di pirateria
    > > cinematografia sia dovuta alla pigrizia degli
    > > utenti nel non
    > > volersi:
    > > - registrarsi su una piattaforma
    > > - seguire i limiti della piattaforma
    > > - adattarsi al formato dela piattaforma
    > > - procedere al pagamento che troppo spesso ha
    > > procedure lunghe e
    > > macchinose
    > >
    > > l'utente non esperto o solamente pigro magari
    > > pagherebbe il giusto prezzo per un servizio
    > > così.
    > >
    > > Come quando si va a comprare l'acqua al
    > > supermercato... nessuno vieta di rifornirai alle
    > > fontanine..eppure l'acqua in bottiglia è un
    > > business (fra i peggiori eticamente parlando)
    > fra
    > > i più
    > > prosperosi.
    >
    > Non esisterà mai una flat, hai visto anche con
    > sky, abbonamento mensile per vedere 5 o 6 titoli
    > nuovi al mese ma comunque film di scarso valore
    > commerciale, poi che primafila, dove paghi la
    > visione 5€ o 2,50 se sei abbonato per vedere i
    > film commercialmente ancora validi. Sarà sempre
    > così, non si può fare diversamente.

    Netfix esiste, chi sa l'inglese gia' ora lo puo' usare.
    krane
    22544
  • > Non esisterà mai una flat,

    Esiste già: si chiama p2p. E la tariffa è zero.
    Ed esisteva in passato con tele+


    > hai visto anche con
    > sky, abbonamento mensile per vedere 5 o 6 titoli
    > nuovi al mese ma comunque film di scarso valore
    > commerciale

    Vorrà dire che il valore commerciale di tutti i film scenderà, così finiranno tutti nella flat.

    Ricordati che non siete voi o i produttori a stabilire il valore commerciale di un film, ma il pubblico... e se il pubblico scarica e non compra il valore commerciale scende.

    >, poi che primafila, dove paghi la
    > visione 5€ o 2,50 se sei abbonato per vedere i
    > film commercialmente ancora validi. Sarà sempre
    > così, non si può fare
    > diversamente.

    Si può, e si fa. Megavideo lo faceva, e i siti venuti dopo di lui lo fanno.

    Piuttosto, sii onesto e dì la verità: si può fare diversamente, siete voi che non potete o non volete farlo. Comunque non preoccupatevi, non è un problema: se non potete farlo, perderete tutti i clienti, che si rivolgeranno a chi invece può farlo. Voi chiuderete, e il vostro posto verrà preso da chi invece può offrire una soluzione flat o gratuita.
    non+autenticato
  • contenuto non disponibile
  • - Scritto da: Allibito
    > Non esisterà mai una flat, hai visto anche con
    > sky, abbonamento mensile per vedere 5 o 6 titoli
    > nuovi al mese

    Dal sito Sky Cinema:
    12 canali, di cui 10 in Alta Definizione
    90 nuovi film al mese, 400 prime visioni all’anno!
    Solo su Sky ogni prima visione la vedi prima: tutte le più attese anteprime cinematografiche subito a casa tua, anche in lingua originale e con i sottotitoli.


    Posso capire l'ignoranza ma passare da "90" a "5 o 6" è davvero una calunnia.

    > ma comunque film di scarso valore commerciale,

    Sono gli stessi che escono in videoteca, più tanti altri.
    Poi che intendi per "valore commerciale"? Quelli che incassano di più sono spesso anche i peggiori (vedi i cinepanettoni). Quindi considerare il "valore commerciale scarso" come parametro negativo è controproducente.

    > poi che primafila, dove paghi la
    > visione 5€ o 2,50 se sei abbonato per vedere i
    > film commercialmente ancora validi. Sarà sempre
    > così, non si può fare diversamente.

    NON ho considerato Primafila tanto dopo un paio di mesi escono sui canali cinema normali.
    Mi dirai ma allora bisogna aspettare e si può andare in videoteca (a proposito a quanto lo fai un noleggio di un film di prima visione? voglio sperare a meno dei 2,50 € che chiede sky e che permette, tra l'altro, di rivedere il film nelle 24 ore quante volte vuoi, quindi devi considerare il noleggio di 24 ore di un film nuovo: a quanto lo fai?). Ma allora se uno ha fretta di guardare un film nuovo può andare al cinema.
    Oppure lo scarica e lo vede in contemporanea al cinema a costo zero. Ma stavamo parlando di sky, non volevo parlare ora di questo.
  • Perchè netflix è inutile.

    Che senso ha pagare per avere un servizio inferiore a quello gratuito? (meno film, e non puoi nè salvarli in locale nè vederli quando vuoi)
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno qualsiasi
    > Perchè netflix è inutile.
    >
    > Che senso ha pagare per avere un servizio
    > inferiore a quello gratuito? (meno film, e non
    > puoi nè salvarli in locale nè vederli quando
    > vuoi)

    Tutto quello che passa sullo schermo e nelle casse del computer si può salvare in locale.
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