Informatore FBI arrestato per hacking

Per due anni ha consigliato la polizia federale sul come muoversi poi è stato arrestato per incursioni in numerosi sistemi protetti. Ma forse era informatore per evitare accuse

San Francisco (USA) - L'FBI sfrutta, non è una novità, una serie di hacker che si prestano, come informatori ed esperti di sicurezza, alle esigenze di prevenzione e repressione della polizia federale. Tuttavia nel caso di Max Ray Butler, da due anni informatore dell'FBI e ora nei guai per fatti accaduti nel '98, c'è chi sospetta che la polizia federale abbia sfruttato abilmente la collaborazione dell?hacker per poi arrestarlo non appena questi ha deciso di concludere la "collaborazione".

Pare infatti ormai accertato che Butler, noto come Max Vision, abbia a suo tempo accettato di collaborare con l'FBI proprio per evitare accuse legate a sue azioni di hacking. Azioni che nelle ultime ore si sono trasformate in quindici capi di imputazione, un arresto e un rilascio su cauzione di 50mila dollari. A Butler, in attesa di giudizio per essere entrato nei sistemi dei laboratori nazionali di ricerca, dell'aviazione militare, della NASA e di altre istituzioni, è per il momento vietato l'utilizzo del computer se non sul luogo di lavoro.

C'è da dire che le vicissitudini di Max Vision stanno però nuocendo all'immagine dell'FBI, e certa stampa statunitense attacca la pratica della polizia federale di servirsi "di quelli come Butler" senza farsi troppi scrupoli. Secondo Associated Press, amici di Butler hanno denunciato il fatto che l'arresto è stato preceduto, pochi giorni prima, dal rifiuto di Max Vision di collaborare in una certa operazione. Stando all'FBI, invece, Butler è stato individuato come autore di quelle incursioni dopo 22 mesi di indagini?