Un freno contro il GPS d'indagine

Lo tirano i massimi giudici dello stato di Washington, secondo cui localizzare una persona sospetta con un dispositivo GPS si può fare solo dietro preciso mandato di un magistrato

New York (USA) - Seguire via satellite i movimenti di una persona è cosa che richiede un preciso ordine del magistrato. In un'America segnata da severe leggi di sicurezza che tendono a calpestare le libertà individuali, la decisione appena assunta dalla Corte Suprema dello stato di Washington consente di tirare il fiato.

Secondo i massimi giudici di quello stato, infatti, inserire dispositivi GPS (Global Positioning System) sull'automobile di un sospetto per poterne seguire i movimenti grazie ai satelliti, non è giustificabile senza una decisione specifica assunta da un magistrato.

La decisione è stata assolutamente sofferta, se si pensa che ad aver portato il caso dinanzi alla Corte è stato un uomo condannato per l'omicidio della figlia. William B. Jackson si è tradito quando, nel 1999, a causa di un GPS inserito nella propria automobile, ha condotto gli investigatori sul luogo dove aveva sepolto la figlia di 9 anni che aveva ucciso.
La Corte ha dunque deciso che un'operazione del genere non potrà più aver luogo senza il mandato di un giudice, ma ha anche determinato che tale decisione non può sottrarre Jackson alle sue responsabilità di omicida.
"L'uso di device di localizzazione GPS - ha spiegato uno dei giudici - rappresenta un metodo di sorveglianza particolarmente invasivo, rendendo possibile acquisire una enorme quantità di informazioni personali relative ad un cittadino in una situazione in cui quest'ultimo non sa che ogni singolo spostamento, la sua durata e ogni fermata verranno registrati dal governo".
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