Una fotocamera oculare

Strizzi l'occhio un paio di volte e scatti la foto

Le fotocamere e le videocamere ispirano milioni di designer al mondo, che guardano alla loro evoluzione come ad una vera rivoluzione del prodotto. Così, anche la designer americana Mimi Zou, laureata al Royal College of Art di Londra, ha pensato di offrire al settore tecnologico fotografico un suo personale spunto di rivoluzione dei dispositivi di puntamento. Come? Presentando al recente Show RCA 2012 un prototipo funzionante di Iris, una fotocamera compendiata nel solo obiettivo circolare.

iris

Il nome Iris non è casuale e indica sia il diaframma di una fotocamera sia l'iride dell'occhio. E mai nome fu scelto in modo così appropriato. Infatti questo concept fotografico non presenta pulsanti o ghiere sul dispositivo, in quanto viene comandato con il solo movimento dell'occhio. Ad una estremità, quindi, c'è il diaframma con l'obiettivo, mentre dall'estremità dell'utente c'è un display dotato di una tecnologia biometrica capace di riconoscere l'iride dell'utente e i movimenti dell'occhio.

In pratica per usare la fotocamera Iris l'utente deve dapprima registrare la sua firma oculare, permettendo al dispositivo di memorizzare le sue informazioni biometriche. Dopo questo passaggio, quando il dispositivo riconosce l'occhio dell'utente, carica alcune informazioni di base del suo profilo, come l'apertura, la sensibilità ISO e la risoluzione, insieme addirittura alle diottrie necessarie per compensare eventuali difetti di vista degli occhi dell'utente, permettendo così una migliore visione.
A questo punto, l'utilizzatore non deve far altro che puntare il cilindro verso l'immagine che vuole ritrarre e guardare all'interno del cilindro stesso attraverso il display. Tutto poi si comanda con il solo movimento degli occhi. Se l'utente strizza l'occhio, il dispositivo procede ad uno zoom in per ingrandire un particolare e, viceversa, se l'utente apre l'occhio il dispositivo procede ad uno zoom out per ritrarre magari il paesaggio nella sua interezza.

Lo scatto avviene quando l'utilizzatore chiude le palpebre per due volte di seguito. L'immagine così acquisita, poi, potrebbe essere conservata mediante storage remoto o condivisa in un social network grazie ad una connessione WiFi, mentre in assenza di connettività, ci sarebbe comunque una scheda SD a fungere come periferica di immagazzinamento dati.

Inoltre, la tecnologia biometrica potrebbe avere anche una funzionalità sui soggetti fotografati. Infatti, registrando le informazioni dell'iride di ciascuno dei protagonisti delle foto, è possibile permettere al dispositivo di riconoscere i ritratti e i volti delle persone, facendo comparire in automatico i loro nomi accanto ad ogni volto.

Mimi Zou si sta dando un gran da fare per mettersi in contatto con i produttori delle tecnologie necessarie per trasformare Iris in realtà e fare in modo che chiunque nel giro di pochi anni diventi fotografo con il solo battere delle ciglia. Una magia degna di Jeannie, la protagonista di Strega per amore.



(via Slashgear)
TAG: gadget
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