Mauro Vecchio

LinkedIn, scampato pericolo

Respinta la class action avviata dagli utenti del social network per professionisti, accusato di aver permesso la fuga di milioni di password. La piattaforma non ha i requisiti tecnici per la legge tirata in ballo dagli iscritti

Roma - Ad esprimersi è stato un giudice distrettuale nello stato della California: nessuna class-action contro il social network per professionisti LinkedIn, sfuggito alle ire dei suoi stessi utenti dopo l'imbarazzante fuga di milioni di password. La piattaforma statunitense non può essere condannata per violazione dello Stored Communications Act (SCA).

Nel parere espresso dal giudice Lucy Koh, LinkedIn non può essere considerato nè come un servizio di computing remoto (RCS), nè come un servizio di comunicazione elettronica (ECS). La mancata inclusione in una delle due categorie non permetterebbe agli utenti di ottenere un mega-rimborso per la fuga delle credenziali d'accesso.

Stando ai dettami legislativi statunitensi, un servizio di computing remoto è abilitato all'archiviazione di dati appartenenti a terzi. I singoli indirizzi web delle pagine visitate su LinkedIn non sarebbero dunque soggetti ad attività di storage per la conseguente gestione in remoto. Il sito non è incriminabile in base allo Stored Communications Act. (M.V.)
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