Megaupload, il sogno di Kim Dotcom

Megaupload, il sogno di Kim Dotcom

Il boss del file hosting torna a cantare paragonandosi a Martin Luther King. Nuovo attacco all'industria hollywoodiana, accusata di arretratezza culturale. "Vinceremo noi", ha tuonato il founder
Il boss del file hosting torna a cantare paragonandosi a Martin Luther King. Nuovo attacco all'industria hollywoodiana, accusata di arretratezza culturale. "Vinceremo noi", ha tuonato il founder

“Cara Hollywood, la Rete ti terrorizza. Ma la storia ci ha insegnato che le più importanti innovazioni vengono costruite sul dissenso. Eravate terrorizzati dal videoregistratore, ma alla fine avete guadagnato miliardi di dollari con la distribuzione delle videocassette”. Inizia così la lunga lettera aperta inviata dal founder di Megaupload Kim Dotcom alla potente industria del cinema hollywoodiano. Le infinite potenzialità del file hosting – “il giorno in cui il trasferimento di terabyte di dati verrà misurato in secondi”, profetizza Dotcom – contro il business tradizionale difeso ad oltranza dai vecchi dinosauri dell’ entertainment .

“Il popolo della Rete si unirà. Mi aiuterà. Ed è molto più forte di voi – minaccia Dotcom nella lettera pubblicata sull’ Hollywood Reporter – Avremo la meglio nella guerra per le libertà digitali”. “Può esserci ancora un finale felice. Sto lavorando alla soluzione, chiamate me o i miei avvocati. Questa lettera è priva di copyright, prendetela liberamente”.

Spavaldo e ottimista, Dotcom è tornato in studio di registrazione per una nuova filippica in salsa electro-rap. “Io ho un sogno, proprio come il Dr. King (Martin Luther King, nda)”, spara il boss del file hosting. “Hollywood è controllata dalla politica, il governo uccide l’innovazione. Non lasciate che fili tutto liscio”.


Tra profezie e paragoni illustri, Dotcom continua la sua battaglia legale con il Department of Justice (DoJ) che vorrebbe processare Megaupload per attività di stampo criminoso. Nonostante il business del cyberlocker risieda all’estero. I legali del founder hanno accusato le autorità statunitensi di voler riscrivere le regole giuridiche a proprio piacimento.

Mauro Vecchio

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Pubblicato il
23 lug 2012
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