Mauro Vecchio

Facebook usa meno carbone, Greenpeace soddisfatta

Solo il 23 per cento del consumo in blu viene da energia pulita. Ma è meglio di niente. E gli ecologisti plaudono alla trasparenza. Il prossimo obiettivo: 25 per cento entro il 2015, nuovi datacenter più amici dell'ambiente

Roma - Un report dettagliato sul consumo di energia dei vari data center controllati dal gigante social Facebook. Da Prineville (Oregon) a Forest City (North Carolina), i datacenter in blu hanno sfruttato al 23 per cento energia pulita e dunque rinnovabile. Obiettivo annunciato dalla piattaforma di Mark Zuckerberg: raggiungere quota 25 per cento entro l'anno 2015.

Certo non un risultato clamoroso per l'azienda di Menlo Park, che nel frattempo ha ammesso di aver sviluppato qualcosa come 285mila tonnellate di anidride carbonica (CO2). Eppure gli eco-attivisti di Greenpeace si sono complimentati con il colosso social, per gli sforzi profusi nella riduzione di carbone per la quotidiana alimentazione dei suoi datacenter.

Era stata la stessa Greenpeace - in particolare con la campagna Unfriend Coal - a bacchettare il sito in blu (così come altri giganti del web come Apple e Amazon) per il massiccio sfruttamento di energia non rinnovabile per la gestione dei datacenter. Gli attivisti hanno però apprezzato il livello di trasparenza raggiunto con l'ultimo report pubblicato da Facebook.
In particolare, la piattaforma social è intenzionata ad esercitare pressioni sulle autorità locali per un uso pulito dell'energia. Facebook è poi in attesa di inaugurare il suo nuovo data center di Lulea (Svezia), che sfrutterà l'energia idrica per un mix bilanciato di fonti rinnovabili e tradizionali.

C'è chi ha però sottolineato come la continua espansione dei centri in Oregon e North Carolina faccia da rovescio della medaglia. Nel report in blu, i data center statunitensi hanno assorbito energia per 532 milioni di kilowatt. Un'abitazione media negli Stati Uniti consuma un totale di circa 12mila kilowatt. L'occhio vigile di Greenpeace rimarrà comunque incollato alle attività di consumo dei centri di Facebook.

Mauro Vecchio
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