Mauro Vecchio

Facebook, la Costituzione libera i like?

I legali del sito vogliono il principio di libera espressione per i "mi piace degli utenti". Un vice-sceriffo della Virgina era stato licenziato per aver supportato un rivale del suo capo. Il giudice aveva negato la tutela costituzionale

Roma - Imperversa la battaglia del mi piace, all'attenzione di un giudice distrettuale nello stato della Virginia. I rappresentanti legali del gigantesco social network Facebook hanno recentemente depositato un pacchetto di documenti in favore del vice-sceriffo Daniel Ray Carter, licenziato insieme a cinque colleghi per aver osato supportare con il classico like un rivale del suo capo.

Cliccare sul pulsante mi piace dovrebbe costituire attività tutelata dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, quello che include il principio di libera espressione anche tra i vasti meandri digitali. Secondo gli avvocati del sito in blu, le preferenze a mezzo like sarebbero del tutto equivalenti a quelle eventualmente gridate in strada o in pubblica piazza.

Il caso aveva tirato in ballo un gruppo di sei dipendenti presso gli uffici di uno sceriffo in Virginia, che aveva deciso di licenziare in massa come forma di vendetta per il supporto su Facebook del suo oppositore Jim Adams. Il giudice della Virginia aveva sottolineato come un like sul sito non rappresentasse attività tutelabile con il principio di libera espressione, non alla pari di una comunicazione scritta.
In supporto di Carter - e dunque di Facebook - sono intervenuti anche gli attivisti della American Civil Liberties Union (ACLU): il social network di Menlo Park sarebbe ormai diventato uno tra i principali mezzi di comunicazione per milioni di cittadini statunitensi. Impossibile non prevedere una forma di protezione costituzionale per chi esprime una preferenza sulla piattaforma digitale.

Mauro Vecchio
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