Gaia Bottà

India, il silenzio contro il panico

Razionamento di SMS e MMS, centinaia di siti resi inaccessibili per evitare il diffondersi di notizie false. Raffiche di richieste di rimozione per le piattaforme occidentali: Google, Facebook e Twitter sono già all'opera

Roma - Minacce, rigurgiti di violenza, comunicazioni di allarme che si affollano senza verifiche. L'India ha deciso di porre un freno al dilagare del panico imponendo blocchi sugli SMS e sui social network più diffusi così da temperare le apprensioni della popolazione imponendo il silenzio.

Le autorità locali, dalla scorsa settimana, hanno deciso di ricorrere di nuovo alla collaborazione degli intermediari delle comunicazione: presto, in tutta l'India, sarebbero infiammate delle rappresaglie da parte della popolazione musulmana, a seguito delle violenze avvenute nel mese di luglio nello stato di Assam, così recitavano le comunicazioni che sono rimbalzate in Rete, corredate da immagini ritenute artefatte, e rilanciate via SMS e MMS. I cittadini disseminati per lavoro nelle maggiori città dello stato, allarmati, hanno iniziato a reagire, nel tentativo di fare ritorno nella loro area di origine, negli stati del Nord Est. La circolazione delle false notizie, attribuita al Pakistan, che ha smentito ogni coinvolgimento, doveva essere arginata. Per questo motivo le autorità hanno dispiegato una strategia che agisce su due fronti: sulla comunicazione mobile e sui contenuti postati in Rete.

Il razionamento di SMS e MMS è entrato in atto il 18 agosto: per 15 giorni ai cittadini è stato imposto il limite di 5 messaggi quotidiani, onde evitare la circolazione virale delle notizie. Con buona pace degli operatori, e degli utenti. Quattro persone sono ora trattenute dalle autorità, indagate per aver alimentato il focolaio delle notizie mendaci.
Il secondo fronte dell'azione delle autorità punta invece verso la comunicazione online: 245 siti che avrebbero ospitato immagini ritoccate per generare panico sono stati bloccati in una manciata di giorni. I principali social network occidentali non fanno eccezione: sulle piattaforme che decidano di non accogliere le richieste di rimozione formulate dall'India pende la minaccia di una denuncia.

Google ha già offerto disponibilità ribadendo la propria volontà di collaborare con le autorità, Facebook ha riconosciuto la situazione di emergenza e ha messo al lavoro il proprio staff per valutare le richieste e rimuovere ciò che, stando alle proprie policy, viene riconosciuto come "incitazione alla violenza".
Twitter sembra essere stato meno reattivo, ma solo per questioni di metodo: le autorità indiane non avrebbero messo in atto la giusta procedura per segnalare i cinguettii. Il servizio di microblogging starebbe ora agendo per rimuovere i contenuti definiti illegali.

Le autorità rassicurano i cittadini e gli osservatori: "Il governo è per la libera circolazione dell'informazione. Non c'è stato nessun tipo di censura - ha comunicato un portavoce del Ministero degli Interni - Ma ciò non significa che non ci siano delle limitazioni".

Gaia Bottà
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