Alfonso Maruccia

USA, tracciamento schizofrenico

Una nuova legge californiana vieta il tracciamento via GPS dei cittadini senza mandato, ma una corte federale aveva precedentemente confermato la validitÓ del tracking da parte della polizia anche senza autorizzazione del giudice

Roma - Stati Uniti d'America, terra di opportunità e regole apparentemente contraddittorie per quel che concerne il tracciamento dei cittadini a mezzo GPS, cellulare o altro: una legge in via di approvazione in California mette al bando il tracking senza mandato, mentre altrove nel paese una Corte di Appello emette una sentenza che va nella direzione diametralmente opposta.

Sponsorizzato dalla politica e dalle associazioni pro-privacy (EFF e ACLU), il Location Privacy Act of 2012 (SB-1434) stabilisce l'obbligatorietà del mandato del giudice per tutte quelle agenzie di "law enforcement" (polizia compresa) che necessitassero di mettere sotto controllo i dispositivi di localizzazione (GPS, smartphone e non solo) dei cittadini.

La legge è stata approvata dall'assemblea legislativa dello stato e ora necessita "solo" della firma del governatore, una fase che presenta comunque qualche incognita visto che il governatore potrebbe mettere il veto e bocciare la proposta modifica al codice penale.
Fuori dalla California, negli USA i giudici stabiliscono invece la liceità del controllo e dei pedinamenti geolocalizzati anche senza mandato: Melvin Skinner, spacciatore di droga colto con quasi 500 chili di marijuana nella sua roulotte, si era appellato alla sentenza perché gli agenti di polizia lo avrebbero localizzato grazie al tracciamento del suo cellulare.

Ma la corte di appello ha dato torto allo spacciatore, stabilendo che "non esiste alcuna differenza costituzionale tra l'inseguimento di un accusato e il suo tracciamento" a mezzo triangolazione cellulare. Le tattiche d contrasto al crimine adottate dalla polizia "devono poter progredire con i cambiamenti tecnologici", ha stabilito la corte, "così da poter impedire ai criminali di evadere il sistema della giustizia".

Alfonso Maruccia