Alfonso Maruccia

La pelle cibernetica coi nanocavi al silicio

Ricercatori statunitensi assemblano componenti elettronici e cellule per favorire il reciproco adattamento. L'obiettivo č "sentire" le reazioni biologiche grazie ai sensori integrati

Roma - Ricercatori del Massachusetts Institute of Technology e della Harvard University dicono di essere riusciti a fondere silicio e biologia, un mix di nanocavi e cellule umane perfettamente funzionanti che offre notevoli possibilità di interazione, studio e prevenzione di potenziali danni e malattie degenerative.

Una rete di nanocavi di silicio è servita da "impalcatura" per la coltura delle cellule umane, un insieme che secondo i ricercatori funziona senza problemi e che permetterà di adottare un nuovo approccio ai "sistemi viventi" senza la necessità di processi invasivi come l'installazione di elettrodi.

Diversamente dagli elettrodi e i prevedibili danni a seguito, dicono gli scienziati statunitensi, con questa tecnologia sarà per la prima volta possibile lavorare su scala cellulare "senza interrompere" i processi biologici in atto. Carne e circuito si fondono e "diventa difficile determinare dove finisce il tessuto e dove comincia il componente elettronico".
I ricercatori dicono di voler imitare il tipo di "feedback intrinseco" che i tessuti del corpo umano sono capaci di fornire al sistema nervoso, misurando il pH e il livello dei diversi componenti chimici così da apportare le risposte farmacologiche dovute.

Alfonso Maruccia
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