Mauro Vecchio

Streaming, vietato ritrasmettere

Confermata in appello l'ingiunzione preliminare per il blocco delle trasmissioni di Ivi.tv, servizio specializzato nella distribuzione online di programmi televisivi. La Internet TV non può essere considerata operatore via cavo

Roma - Nuovo capitolo nella saga legale che ha coinvolto Ivi.tv, servizio statunitense specializzato nella ritrasmissione in streaming delle programmazioni via etere di alcuni tra i principali broadcaster a stelle e strisce. La startup di Seattle ha perso il secondo round in sede d'appello, nel tentativo di annullare l'ingiunzione preliminare che agli inizi del 2011 aveva ordinato lo stop alle sue trasmissioni online.

In un documento di quasi 40 pagine, i giudici di New York hanno nuovamente sottolineato come il servizio Ivi.tv risulti "destabilizzante per l'intera industria", provocando danni economici irreparabili ai vari network. Alla fine del 2010, la National Association of Broadcasters (NAB) si era scagliata contro la startup statunitense, accusata di aver ritrasmesso illegalmente il segnale televisivo in Rete.

Diverso il parere dei legali di Ivi.tv, tornati alla carica per sfruttare una presunta vulnerabilità nell'insieme dei principi sanciti dal diritto d'autore statunitense. Ivi.tv si sarebbe comportata in buona fede, ritrasmettendo il segnale televisivo solo in seguito al pagamento di una quota annuale allo U.S. Copyright Office. La Internet TV avrebbe in sostanza il diritto di operare, anche se online, come un normale operatore via cavo.
Stando alla visione del giudice Danny Chin, l'annullamento dell'ingiunzione preliminare andrebbe ad incoraggiare altri servizi televisivi in streaming a seguire l'esempio di Ivi.tv. Provocando la continua ritrasmissione online dei contenuti televisivi senza esplicito consenso da parte dei network, in qualità di legittimi titolari dei diritti. Il pagamento allo U.S. Copyright Office non costituirebbe un valido presupposto per potersi definire un operatore del cavo.

Mauro Vecchio
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9 Commenti alla Notizia Streaming, vietato ritrasmettere
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  • Lo so che per alcuni è difficile, ma bisognerebbe smettere di guardare la televisione, lasciamo che dinosauri come mediaset etc. scompaiano da sosli affogando nei debiti, chi è furbo ed ha qualcosa di concreto da offrire rimarrà a galla CON LE PROPRIE FORZE, non grazie a leggi di governi corrotti, giudici markettari e denaro pubblico.
    non+autenticato
  • Già fatto grazie.
    E' da più di 4 anni che in casa mia non ci sono né televisori, né decoder televisivi terrestri o satellitari di alcun tipo, né tv via cavo/cubovision/fastweb. Tv, nada di nada.

    Eppure il SAT (Sportello Abbonamenti TV) non manca ogni anno di ricordarmi il Regio Decreto n.246 del 1938, in voce del Gran Consiglio Fascista, sulle RadioAudizioni, guardandosi bene dal definire cosa intenda per "adattabili". E persino l'Agenzia delle Entrate, interpellata sul caso concreto, si è espressa dicendo di non essere in grado di esprimendosi.

    In caso di controllo da parte della Guardia di Finanza, il videoproiettore del PC come lo classificheranno? "adattabile"?

    A quando il Canone esteso anche alle povere private in fallimento (per colpa della pirateria, ovviamente) integrato nella bolletta della luce?
    Poi andremo ancora avanti a dire che "basta non comprare", "basta non guardare"?

    Lo "iniquo compenso" è li a ricordarci il contrario. Lo "iniquo prelievo" sui prestiti di libri nelle biblioteche pubbliche è li a ricordarci il contrario.
    non+autenticato
  • - Scritto da: contrario alla policy
    > Lo so che per alcuni è difficile, ma bisognerebbe
    > smettere di guardare la televisione, lasciamo che
    > dinosauri come mediaset etc. scompaiano da sosli
    > affogando nei debiti, chi è furbo ed ha qualcosa
    > di concreto da offrire rimarrà a galla CON LE
    > PROPRIE FORZE, non grazie a leggi di governi
    > corrotti, giudici markettari e denaro
    > pubblico.

    Se ne trovi altri 3 potete farvi un tresette.
    Quelli che citi, che rimarranno a galla con le proprie forze, dovrebbero anche produrre i programmi e non girare quelli degli altri. Quello non è proprio GRAZIE ALLE PROPRIE FORZE.
    non+autenticato
  • Ricordo che in america la "tv via cavo" è come il nostro Sky, devi pagare l'abbonamento per vedere i programmi e gli streaming online normalmente sono soggetti a canone o riservati agli abbonati.

    Non è una mera questione di pubblicità, è una questione di canoni sulla tv via cavo non pagati in quanto la gente pagava la piattaforma di streaming per aver accesso a tutto il contenuto delle tv via cavo senza pagarne il canone alla tv via cavo stessa.

    Ricordo che in america sono proprio i network di tv via cavo che grazie ad abbonamenti etc creano tutte le serie tv che guardiamo anche in italia.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Walrus

    > Ricordo che in america sono proprio i network di
    > tv via cavo che grazie ad abbonamenti etc creano
    > tutte le serie tv che guardiamo anche in
    > italia.

    Chi si abbona a quei canali, e' interessato alle serie tv, e col suo abbonamento contribuisce alla loro produzione.
    Chi non e' interessato non si abbona.
    Magari le scarica aggratis altrove.
    Se la gente smettesse di abbonarsi per scaricare aggratis il risultato sarebbe che non ci saranno nuove serie tv.
    E a questo punto, o ci sara' abbastanza gente che sara' disposta ad abbonarsi per finanziare altre serie tv, oppure alla gente queste serie tv non interessano fino a questo punto e non se ne faranno piu'.
    E nessuno avra' motivo di lamentarsi.
  • I canali che vedo in streaming da siti non ufficiali sono trasmessi per intero compreso la pubblicità. Quindi dove sta il problema anche se li guardo su internet la pubblicita la "vedo" quindi non si perdono entrate pubblicitarie (mi riferisco a canali in chiaro).

    Non parlatemi di diritti per "regioni" questa è una buffonata...
    non+autenticato
  • Il problema a questi livelli si pone molto con canali USA. Li hanno un'altra concezione del sistema. Penso abbiano paura che vengano intaccate le trasmissioni a pagamento. Fermo restando comunque che ri-trasmettere in fair use canali e' legittimo, poi sta a d ogni broadcaster dire la sua.
    non+autenticato
  • Cmq l'articolo come al solito il titolo e' fuorviante. Esistono tanti braodcaster che inviano il proprio segnale su internet, il discorso sta che in particolare IVI riproponeva tutto il pacchetto di canali USA, quindi usava server suoi. Molti canali USA hanno streaming quindi il discorso e' piu' articolato di come c'e' scritto qua sopraSorride
    non+autenticato