Mauro Vecchio

Mamma Jammie, il conto torna salato

Ripristinata la multa da 220mila dollari per i 24 brani condivisi su Kazaa da Jammie Thomas. Nessun impedimento costituzionale. La donna avrebbe agito volontariamente

Roma - Nuovo capitolo nell'estenuante sfida legale tra i vertici della Recording Industry Association of America (RIAA) e Jammie Thomas-Rasset, accusata di aver condiviso un totale di 24 brani musicali sulla rete P2P Kazaa. In sede d'appello, l'ormai famosa mamma Jammie è stata condannata al pagamento di una sanzione fissata a 220mila dollari, ovvero 9.250 dollari per ciascun file scaricato e condiviso online.

Alla fine dello scorso agosto, i legali di RIAA annunciavano il ricorso in appello contro l'abbattimento della multa a soli 54mila dollari, a partire dalla stratosferica cifra di 1,5 milioni chiesta inizialmente dall'industria discografica. Il giudice federale Michael Davis aveva considerato assurda e soprattutto incostituzionale la sanzione invocata dalle major, abbassando il totale per canzone a 2.250 dollari.

Secondo la decisione dei giudici d'appello, la Costituzione statunitense permetterebbe una multa superiore ai 54mila dollari, evitando allo stesso tempo di intralciare il principio a tutela di un processo equo. Mamma Jammie potrà (dovrà) pagare la sanzione di 220mila dollari, come fissata all'inizio dello scontro nel lontano 2007. Thomas-Rasset avrebbe "volontariamente commesso atti di violazione del copyright". (M.V.)
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