Redirect, VeriSign denunciata

100 milioni di dollari: questo l'ammontare dei danni richiesti all'azienda per aver dirottato una certa parte del traffico web sulle proprie pagine

Roma - Una società americana ha deciso di far propri il malumore e le accesissime polemiche che hanno fatto seguito nei giorni scorsi alla decisione di VeriSign di intervenire pesantemente sul traffico web e di trasformare tutto questo in una azione legale.

Una società che sviluppa tecnologie di ricerca su internet, Popular Enterprises, in una denuncia presentata nelle scorse ore chiede 100 milioni di dollari di danni a VeriSign sostenendo che le operazioni compiute dall'azienda equivalgono al sequestro di una parte del traffico web. Come noto, VeriSign ha attivato un servizio, SiteFinder, che appare come pagina web all'utente che, inserendo un dominio.com o.net, compie un errore nell'immissione del nome. Una operazione che VeriSign ha potuto attuare in quanto detentore dei registri dei domini.com e.net.

Secondo Popular Enterprises, che gestisce il servizio di ricerca netster.com, SiteFinder rappresenta una minaccia alla libera competizione e viola le leggi sulla trasparenza nelle pratiche commerciali. La denuncia chiede che il tribunale imponga immediatamente a VeriSign di bloccare il proprio servizio.
La chiave della denuncia risiede nella considerazione che VeriSign si è posta in diretta concorrenza con gli operatori del settore della ricerca su web sfruttando indebitamente a proprio vantaggio la gestione dei registri di dominio per i.com e i.net.

Per ora VeriSign non ha commentato la denuncia, che potrebbe essere la prima di una lunga serie, ma ha difeso semplicemente il proprio servizio sostenendo che è un supporto per gli utenti che inseriscono un nome errato come URL. "Per venti milioni di volte al giorno sul nostro network - ha dichiarato l'azienda - la gente sbaglia nell'inserire i domini e non trova quello che sta cercando. La navigazione web può migliorare con servizi come SiteFinder".

Gli operatori internet non rimangono però con le mani in mano. Nei giorni scorsi è già stato rilasciato un update per BIND, software diffusissimo necessario all'indirizzamento del traffico internet, che può essere utilizzato per bloccare SiteFinder. Nei prossimi giorni, poi, anche ICANN, l'organismo che si occupa dei domini internet, ha promesso che farà sentire la propria voce.
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