Mauro Vecchio

Cybercrimine, il caos filippino

Esplode la protesta contro la nuova legge per la prevenzione dei crimini online. Blogger, attivisti e hacker denunciano uno strumento che metterà a repentaglio la libertà d'espressione. Il governo di Manila resiste

Roma - Dagli attivisti di Human Rights Watch (HRW) ad Anonymous, si estende il movimento di protesta contro la nuova legge filippina per la prevenzione dei crimini cibernetici, recentemente ratificata dal Presidente Benigno Aquino III. Timore diffuso per l'integrità di quei principi costituzionali a garanzia della libertà d'espressione, minacciati dall'eccessivo potere nelle mani del governo di Manila.

"Questa legge sul cybercrimine deve essere rivista o del tutto rimpiazzata - spiegano i rappresentanti asiatici di HRW - È una violazione dei diritti degli utenti filippini, totalmente incompatibile con i doveri del governo nel contesto legislativo internazionale". Dalle generiche pratiche del cybersesso alle più specifiche ostentazioni attraverso gli strumenti di video chat, la nuova legge dichiara guerra all'esibizionismo pruriginoso mediato dal computer.

Numerosi blogger - ma anche il senatore Teofisto Guingona III, già apertamente in contrasto con il disegno di legge - hanno chiesto alla Corte Suprema filippina un'ingiunzione temporanea per il blocco delle nuove regole legislative, in evidente violazione della Costituzione asiatica in svariati articoli. "Con questa legge, anche Mark Zuckerberg potrebbe essere condannato per diffamazione", ha spiegato Guingona.
Nella generica definizione di diffamazione online, il governo di Manila ha inserito una gran quantità di reati, dallo spam al cybersquatting, fino alle attività di accesso e intercettazione illecita dei dati. I vari dipartimenti di polizia dovranno gestire un centro per il coordinamento delle indagini nella prevenzione dei reati introdotti dalla nuova legge. Una sorta di unità contro il cybercrimine supervisionata dalle autorità locali.

Immediata la reazione di Anonymous, che ha attaccato con il classico DDoS alcuni siti di agenzie governative in terra asiatica. Abbondano i meme sul web, a denunciare una legge draconiana, che rischia di mettere a repentaglio il naturale sviluppo del dibattito pubblico nel paese. "La libertà d'espressione non è un valore assoluto", ha spiegato un portavoce del Presidente Aquino.

Mauro Vecchio
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