Gabriele Niola

WebTheatre/ La TV vestita da YouTube

di G. Niola - Un laboratorio universitario di sceneggiatura per la Rete che coinvolge volti noti della tv e li catapulta su YouTube. L'apparenza è quella di una webserie, la sostanza è televisione

Roma - Si apre con Fiorello che consola un povero televisore mentre mangia popcorn, divertendosi davanti ad un video YouTube (il vecchio mondo che benedice e legittima il nuovo). Dopo pochi minuti dall'inizio tocca ad un anchorman di SkyTg24 (dagli studi di SkyTg24) fare la sua partecipazione. Verso tre quarti invece si vedrà Max Giusti, anch'egli come gli altri, nel ruolo di se stesso. È YouTuber$, webserie che di YouTube vuole incarnare il target (i protagonisti come dice il titolo, nella finzione della webserie sono tutti youtuber) e a tale scopo ne ricalca la fotografia, ne sfrutta il genere (con una dose, che sembra quasi obbligatoria, di mistero). Eppure lo stesso non si può dire che non sia un figlio degenere del linguaggio della televisione, nemmeno lontanamente imparentato con quello della rete.

Youtuber$


La storia di 5 youtuber, ognuno caratterizzato in maniera netta e decisa con competenze, tic e fissazioni esclusive (così nette da configurarsi quasi come equivalenti reali dei poteri), coinvolti in un'avventura che spiega poco e rimanda molto, all'interno di un universo molto reale e totalmente giovanile è talmente vicino al format delle webserie italiane per antonomasia, Freaks, che è facile percepire quanto gli sia lontano. Lontano in termini di felicità di scrittura, di spontaneità narrativa e di mancanza di un appoggio su formati e idee dei vecchi media.
YouTuber$ indossa l'abito di YouTube, ma la sua sostanza è quella della televisione, a partire dal linguaggio di messa in scena fino alla scrittura.
Dietro al progetto c'è la Luiss Writing School, laboratorio di sceneggiatura dell'università privata romana, dal quale provengono buona parte degli autori (solo Damiano Ciano ha un'esperienza vera di webserie, il progetto Mind: The Series) oltre al regista. Mentre davanti al progetto, a fare da facce protagoniste, ci sono attori più o meno noti della televisione. Tommaso Arnaldi (visto in I Cesaroni), Andrea De Rosa (Notte prima degli esami, Amore bugie e calcetto e diverse fiction), Dania Del Bufalo (Amici di Maria De Filippi) e Carlotta Tesconi (attrice di produzioni televisive dalla tenera età) sono i più riconoscibili.

A giudicare dall'exploit, il corso di scrittura si direbbe più per la televisione che per la rete. Dei format per il piccolo schermo domestico YouTuber$ ha la lingua parlata e l'approccio alla storia. Anche la scelta di mettere in scena quel mondo e quei personaggi, lasciando che siano attori e persone che ne sono esterni ad incarnarli, sembra quasi una dichiarazione programmatica (involontaria) di travestitismo. Come quando al cinema i cinesi interpretano dei giapponesi, o attori dal bel volto incarnano duri carcerati.
Tuttavia il motivo per il quale YouTuber$ lascia in bocca il sapore di TV travestita da internet è perché ne replica mimeticamente gli stilemi senza averne l'anima. All'esterno convincente ma all'interno fallace, o almeno "fallace" se la si affronta dal punto di vista di internet.
Se invece YouTuber$ volesse essere un ponte, un prodotto intermedio che colleghi i due mezzi allora sembrerebbe di certo più riuscito. Sufficientemente modaiolo per apparire in rete senza sfigurare, e abbastanza tradizionale per non spiazzare.

Ma che le cose stiano effettivamente in questa maniera o meno però poco importa. Il modello che in televisione è molto rodato e fermamente stabilito (fare i programmi con i volti) in rete, al momento e per fortuna, non funziona. In Italia online i nomi noti hanno fallito e gli sconosciuti si sono costruiti un successo. Forse non durerà per sempre ma a giudicare da come stiano andando le cose ad oggi è ancora così e YouTuber$ sembra confermarlo.

YOUTUBER$ EP.1 - A PRESENT FOR YOU.... TUBER$


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3 Commenti alla Notizia WebTheatre/ La TV vestita da YouTube
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  • cito: "Eppure lo stesso non si può dire che non sia un figlio degenere del linguaggio della televisione, nemmeno lontanamente imparentato con quello della rete."

    cito: " talmente vicino al format delle webserie italiane per antonomasia, Freaks, che è facile percepire quanto gli sia lontano"

    cito: "Lontano in termini di felicità di scrittura, di spontaneità narrativa e di mancanza di un appoggio su formati e idee dei vecchi media."

    Prima con una frase a doppia negazione (orribile) dici che la webserie è figlia del linguaggio televisivo. Poi dici che ne è vicino, ma che per te essere vicino vuole dire essere lontano (che questa poi potevi anche spiegarla un po meglio). Dopo dici che è manca di un appoggio su formati e idee dei vecchi media.
    Sinceramente: sono convinto tu abbia le tue motivazioni. Sono pure convinto di essere io a non averle capite. MA il tuo lavoro è scrivere cose comprensibili e questo articolo non lo è.
    non+autenticato
  • Sì, in effetti si tratta della conferma che (da noi) non è internet che sostituisce la tv ma il contrario. Che peccato, è stato bello illudersi di avere un'alternativa.
    Ma poi, scusa, una cosa de genere non era stata già fatta? Si chiamava Faccialibro.
  • Si esatto però quello aveva più un taglio comico e basta, questo invece è di carattere avventuroso