Cristina Sciannamblo

Crescita 2.0, bene ma si può migliorare

L'osservatorio sull'Agenda Digitale del Politecnico di Milano presenta i propri rilievi sul DL dedicato all'innovazione tecnologica. Tanti gli apprezzamenti, ma sostanziale bocciatura su eProcurement e fatturazione elettronica

Roma - Bene, ma si può migliorare: si può riassumere in questo modo la valutazione della School of Management del Politecnico di Milano circa i provvedimenti a beneficio dell'innovazione tecnologica varati dall'attuale governo tecnico nell'ambito del decreto Crescita.

Il documento, presentato nel corso di SMAU come risultato delle valutazioni condotte dall'osservatorio sull'Agenda Digitale, rileva luci e ombre del testo approvato dall'esecutivo guidato da Mario Monti. Secondo il gruppo di studi e ricerche del politecnico milanese, sei sono gli ambiti che rappresenterebbero il "motore della crescita", quattro dei quali sono stati affrontati nel Decreto Sviluppo.

Nello specifico, l'osservatorio ha stimato una riduzione dei costi pari a venti miliardi, da aggiungersi agli ulteriori cinque miliardi per le entrate della pubblica amministrazione in tre anni in caso di digitalizzazione dei processi, tra cui, presenti nel provvedimento, i pagamenti elettronici della PA, i pagamenti elettronici nel consumo al dettaglio, la dematerializzazione e l'innovazione digitale nei processi della PA (eGovernment) e, infine, i fondi previsti per le startup, grazie alle quali si potrebbe avere, entro un decennio, un impatto sul PIL di circa tre miliardi di euro.
Non mancano, tuttavia, i rilievi critici, che vanno ad aggiungersi alle perplessità espresse da molti all'indomani della presentazione del DL Crescita 2.0. Secondo Andrea Rangone, responsabile scientifico dell'Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, l'azione governativa degli ultimi mesi avrebbe trascurato l'eProcurement, "cioè l'insieme degli strumenti elettronici, come gare telematiche, negozi elettronici ecc, che la PA usa per effettuare gli acquisti". Un sistema che avrebbe garantito benefici sia a livello di risparmio sia a livello di trasparenza, controllo e governance della spesa pubblica.

L'altro tasto dolente - sempre secondo Rangone - concerne la scarsa rilevanza attribuita alla fatturazione elettronica, vale a dire la fattura in formato digitale così come prevista dalle normative italiane ed europee, la cui applicazione offrirebbe vantaggi significativi anche nel breve termine. D'altra parte, come sottolineato dagli stessi osservatori, esiste dal 2008 una legge che impone l'uso della fatturazione elettronica nei rapporti tra fornitori e PA, ma manca ancora ad oggi il decreto attuativo.

Cristina Sciannamblo
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