Mauro Vecchio

Nuova Zelanda, il copyright spara a salve

I discografici di RIANZ ritirano le accuse contro gli otto downloader arrivati al terzo stadio della versione locale della Dottrina Sarkozy. Numerosi gli errori procedurali

Roma - È la versione kiwi della famigerata Dottrina Sarkozy, introdotta dal governo neozelandese con il Copyright (Infringing File Sharing) Amendment Act. Dall'ottobre 2011 all'aprile 2012, i discografici della Recording Industry Association of New Zealand (RIANZ) hanno inviato un totale di 2.766 notifiche di violazione del copyright, portando un gruppo di otto scariconi al cospetto del tribunale del diritto d'autore.

Stando a quanto riportato dagli attivisti digitali di Tech Liberty, l'associazione dei discografici ha deciso di ritirare le accuse contro gli utenti arrivati al terzo avviso. Nessuna spiegazione offerta dalle grandi etichette, con gli stessi attivisti neozelandesi a cercare di far luce sulla singola vicenda di una studentessa finita nella lista degli otto downloader recidivi.

In primis, la ragazza non avrebbe alcuna conoscenza informatica, in particolare sull'uso delle reti di file sharing. Il primo strike inviato dall'industria non sarebbe mai arrivato a destinazione, con i compagni di campus uniti nel difendere la propria innocenza. La studentessa era finita nel mirino in qualità di titolare dell'abbonamento per la fornitura di connettività in wireless.
Nella ricostruzione pubblicata da Tech Liberty, RIANZ ha chiesto il pagamento di una multa da oltre mille dollari neozelandesi (circa 670 euro) per lo scaricamento di appena cinque brani, disponibili legalmente su iTunes al prezzo complessivo di quasi 7 euro. Secondo gli avvocati dell'industria, le cinque canzoni sarebbero state scaricate 90 volte. Ma non vi sarebbe alcuna prova concreta delle attività di download sistematico.

In aggiunta, la terza notifica dell'industria sarebbe stata inviata dall'ISP all'utente sbagliato, poi inviata nuovamente alla ragazza, ma solo al termine della finestra temporale prevista dalla legge kiwi in seguito all'effettivo scaricamento del materiale audiovisivo. Insomma, una serie di storture che hanno portato i discografici al ritiro delle accuse.

Mauro Vecchio
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