Alfonso Maruccia

Blue Origin, test riuscito

La space company di Jeff Bezos più vicina alla certificazione ufficiale NASA per un utilizzo sul campo: il sistema di espulsione d'emergenza funziona, e per di più la capsula continua a essere riutilizzabile

Roma - Importante punto di svolta per il progetto Blue Origin, compagnia di volo spaziale imbastita da Jeff Bezos tra Amazon e Kindle: la NASA ha annunciato il completamento del test del sistema di fuga d'emergenza del vascello Blue Origin, un test coronato dal successo e che apre la strada all'utilizzo in missioni di volo ufficiali.

L'agenzia spaziale statunitense ci tiene a dire che "i progressi compiuti da Blue Origin rispetto alle sue capacità di volo suborbitale e orbitale sono davvero incoraggianti per il futuro del volo spaziale umano nel complesso". Tanto più che ai progressi (e allo sviluppo) di Blue Origin ha contribuito in maniera diretta la stessa NASA.


Il sistema di fuga adottato dalla società di Bezos è progettato per permettere all'equipaggio di astronauti a bordo di un vascello Blue Origin di abbandonare in tutta sicurezza il piano di volo prima di raggiungere l'orbita terrestre, e diversamente dai moduli made in NASA (Apollo, Mercury) il nuovo veicolo può essere riutilizzato dopo essere tornato integro sulla Terra.
Blue Origin ha fatto dunque molti passi avanti rispetto alla situazione problematica in cui versava il progetto un anno fa: la sua eventuale certificazione (presso NASA) come vascello ufficialmente impiegabile in missioni reali sarebbe una ulteriore conferma delle felici prospettive del business aerospaziale privato dopo l'exploit di SpaceX e della capsula Dragon recentemente attraccata sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Alfonso Maruccia
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