Alfonso Maruccia

IBM gioca ancora coi nanotubi

Big Blue comunica un nuovo passo avanti nello sviluppo della nanotecnologia basata sui nanotubi di carbonio. Che in futuro potrebbero portare alla produzione di nuovi transistor

Roma - Nella sua corsa accidentata alla produzione di microchip ai nanotubi di carbonio, IBM comunica ora di aver compiuto un nuovo, importante passo avanti per l'adozione in pianta stabile di questo genere di tecnologia. Molto resta ancora da fare, ma almeno non occorrerà una massiccia conversione dei metodi produttivi.

IBM insegue da tempo - fra le altre cose - l'obiettivo di impiegare i nanotubi per la realizzazione di transistor ultra-piccoli, molto più efficienti nell'utilizzo di energia e nella capacità di scalare verso il basso rispetto al silicio attualmente alla base di CPU e altri generi di microchip.

La sfida è ardua, dice IBM, perché posizionare con precisione i nanotubi - strutture tridimensionali spesse quanto un solo atomo di carbonio - è al momento impossibile usando le comuni tecniche di produzione in serie dei transistor al silicio.
L'ultimo risultato raggiunto da Big Blue è pertanto significativo: il colosso statunitense è riuscito a sviluppare un chip da 10mila transistor composto da nanotubi di carbonio, usando un processo di fabbricazione che prevede l'immersione di un substrato di ossido di afnio (HfO2) e ossido di silicio (SiO2) all'interno di una soluzione di materiale tensioattivo e nanotubi di carbonio.
I nanotubi, spiega IBM, tendono a legare chimicamente alla parte HfO2 del substrato lasciando inalterata quella di SiO2 - posizionandosi in sostanza secondo il pattern preciso stabilito dagli ingegneri.



Il vantaggio principale della nuova tecnica è la possibilità di servirsi degli apparati produttivi attualmente usati dall'industria dei microchip, mentre le sfide ancora da superare per far salire la conta dei transistor ai nanotubi a dimensioni potenzialmente competitive con quelle degli odierni chip al silicio (dove i transistor si contano a miliardi) includono il raggiungimento dell'altissimo livello di purezza necessario all'impiego dei nanotubi di carbonio e una precisione maggiore nel posizionamento degli stessi sul substrato (attualmente al 99,8 per cento).

Alfonso Maruccia
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