Rodotà e le regole di Internet

di Paolo De Andreis - Il Garante prepara un Codice che dovrebbe proteggere l'afflato libertario e le promesse di Internet. Ognuno è naturalmente libero di sperarci

Rodotà e le regole di InternetRoma - Rodotà ha ragione, quasi sempre, quando si parla di Internet, perché è uno che ha visto lungo e che già anni fa preconizzava evoluzioni dei servizi digitali che sfuggivano a molti. E da lui non ci si può aspettare altro che un nuovo vigoroso richiamo a quello che da sempre ritiene necessario: un "Codice di condotta" per Internet, perché alcune (poche) regole giuste possano prevenire l'assalto ad Internet da parte di un mercato sempre più volgare.

Qualche giorno fa il nostro Garante per la privacy ha ricordato a tutti, ammonendoli, che entro i primi mesi dell'anno prossimo il suo ufficio come previsto renderà pubblico quel Codice. Ci si blinderà dietro a questa piccola grande muraglia di diritti e interpretazioni per tentare di impedire che le regole di Internet siano invece dettate, come dice Rodotà, dal mercato, dalla grande impresa o dalla censura.

Ma perché il Garante ha parlato di tutto questo proprio ora? Perché la scorsa settimana MSN ha annunciato la chiusura delle proprie chat, una decisione che ha suscitato un vespaio di polemiche ma che secondo Rodotà va compresa. Microsoft, ha affermato il Garante, in fondo intende "restituire Internet alle sue funzioni classiche" ma il modo prescelto, giusto o sbagliato che sia, "inizia a produrre la preoccupazione di forme di censura. La rete, che era stata concepita come spazio di indeterminata e infinita libertà, si trova di fronte improvvisamente a un suo limite".
Rodotà non ce l'ha certo con Microsoft ma con quelli che da sempre sostengono che regole non ve ne debbano essere, quando invece un insieme di regole minime gli appare indispensabile. Nel mio piccolo, io rimango contrario.

A sentir parlare di regole per Internet, infatti, ho sempre tremato. E credo di averne avuto ben donde, visto che di normative in questi anni ne son già state fatte tante, e non dal mercato ma proprio dal nostro Parlamento. Tra queste anche malfatte norme antipedofilia o, peggio, claudicanti leggi sull'editoria, per citarne alcune. Testi sbilenchi figli perlopiù di una sostanziale ignoranza delle cose della Rete che non accenna a risolversi. Ma se anche Rodotà avesse ragione, e se questa volta sarà diverso, è bene ricordargli che non c'è alcunché di improvviso nell'esigenza di un cambiamento: sono anni che le speranze di vero sviluppo legate ad Internet vengono prese a mazzate.

Anche per questo ho pochi mezzi per interpretare l'ultimo annuncio del ministro all'Innovazione Lucio Stanca. Ieri ha affermato di voler "promuovere il Codice della Società della Informazione per riordinare in modo organico le principali norme sull?uso delle Tecnologie della Informazione e della Comunicazione nel settore pubblico e nel privato: avremo la possibilità di stabilire in modo chiaro ed in una cornice legislativa unitaria le finalità e i campi di applicazione; i soggetti coinvolti e i relativi compiti; le modalità di programmazione e le attività di monitoraggio, dando a tutta l?innovazione tecnologica un quadro di riferimento strutturato, unitario e centrale". E' un'affermazione piena di preconcetti, come quello secondo cui "Società della Informazione" e "Innovazione" siano sinonimi o che ogni "soggetto coinvolto" debba avere dei "compiti". Si vogliono consolidare concetti lasciandosi alle spalle un po' troppe sfumature. La logica dell'efficienza e dello Stato sposa molta parte della natura umana ma davvero non la coglie nella sua interezza.

L'esperienza, dunque, ci insegna a diffidare delle regole e delle norme e ci spinge invece a batterci perché certi affronti alla dignità di noi tutti si esauriscano al più presto. Detto ciò, è certamente preferibile e auspicabile che, se regole si fanno, queste siano prodotte da una mente lucida che mastica la materia. Che quel Codice o altre norme possano costituire davvero una pur indispensabile grande muraglia è invece una speranza che sono incapace di far mia.

Paolo De Andreis
TAG: censura
54 Commenti alla Notizia Rodotà e le regole di Internet
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  • Necessitano ormai regole precise e severe anche
    contro le truffe di alcuni providers.

    Ormai è noto: molte sono le delusioni dei clienti dei vari providers, piccoli o grandi che siano.

    L'unica arma di difesa che hanno in mano gli utenti delusi sarebbe quella di adire le vie legali, ma per poche centinaia di euro nessuno si cimenta in quest'impresa come prevedono bene tutti i principali gestori.
  • Esiste un codice della strada e le regole in esso contenute sono per la salvaguardia degli utenti della strada stessa.
    Molti le rispettano, sia per convincimento personale sia per timore di contravvenzioni.
    Molti invece se ne strafottono, creando rischio per sè e per gli altri.
    Sulla strada ci sono gli agenti deputati al controllo e alla repressione delle infrazioni.
    Non riescono a colpire tutti i trasgressori, ma si limitano a beccare chi in quel momento trasgredisce.

    Internet non è molto differente.
    Molti usano i servizi della rete in maniera appropriata e rispettosa (per intendersi: "non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te").
    Altri, non so se tanti o pochi, di questo rispetto se ne strafottono (proprio come gli automobilisti che passano col rosso o che vanno ai 100 in centro al paese) e, per me che mi ritengo rispettoso degli altri, meriterebbero una punizione.

    In questo senso le regole servono.

    Il problema è definire quali debbano essere queste regole e, soprattutto, come fare per farle rispettare senza che ciò si trasformi in censura o in limitazione delle funzionalità del sistema.

    Il rischio è che queste regole vengano inventate da qualcuno che non abbia dimestichezza con la rete e che quindi diventino regole dannose e quindi inutili.

    Io rimango comunque del mio parere:
    siccome stiamo parlando di persone che usano un sistema di comunicazione, chi sbaglia è la persona e non il sistema.

    Chi sbaglia deve essere represso perchè è uno stronzo, ma non toccate la libertà degli altri che stronzi non sono.


    s.
    127

  • - Scritto da: s.
    > Esiste un codice della strada e le regole in
    > esso contenute sono per la salvaguardia
    > degli utenti della strada stessa.
    > Molti le rispettano, sia per convincimento
    > personale sia per timore di contravvenzioni.
    > Molti invece se ne strafottono, creando
    > rischio per sè e per gli altri.
    > Sulla strada ci sono gli agenti deputati al
    > controllo e alla repressione delle
    > infrazioni.
    > Non riescono a colpire tutti i trasgressori,
    > ma si limitano a beccare chi in quel momento
    > trasgredisce.
    >
    > Internet non è molto differente.
    > Molti usano i servizi della rete in maniera
    > appropriata e rispettosa (per intendersi:
    > "non fare agli altri ciò che non vorresti
    > sia fatto a te").
    > Altri, non so se tanti o pochi, di questo
    > rispetto se ne strafottono (proprio come gli
    > automobilisti che passano col rosso o che
    > vanno ai 100 in centro al paese) e, per me
    > che mi ritengo rispettoso degli altri,
    > meriterebbero una punizione.
    >
    > In questo senso le regole servono.
    >
    > Il problema è definire quali debbano essere
    > queste regole e, soprattutto, come fare per
    > farle rispettare senza che ciò si trasformi
    > in censura o in limitazione delle
    > funzionalità del sistema.
    >
    > Il rischio è che queste regole vengano
    > inventate da qualcuno che non abbia
    > dimestichezza con la rete e che quindi
    > diventino regole dannose e quindi inutili.
    >
    > Io rimango comunque del mio parere:
    > siccome stiamo parlando di persone che usano
    > un sistema di comunicazione, chi sbaglia è
    > la persona e non il sistema.
    >
    > Chi sbaglia deve essere represso perchè è
    > uno stronzo, ma non toccate la libertà degli

    Una domanda sola chi e' che decide "chi sbaglia"? e con quale "mandato"? da chi e' democraticamente (le regole sono tali anche per i controllori) controllato il "censore"?...

    Fatti qualche domandina in piu' vedrai che avrai forse piu' dubbi e meno certezze .. ma in compenso avrai anche una visione piu' reale del mondo! Occhiolino

    > altri che stronzi non sono.

    ah si? chi dice se sono stronzi tu?
    e come pensi di "punirli"?
    >
    >
    non+autenticato
  • le regole del gioco in questi anni le hanno volute imporre quelli che se lo potevano permettere a colpi di migliaia di euro
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > le regole del gioco in questi anni le hanno
    > volute imporre quelli che se lo potevano
    > permettere a colpi di migliaia di euro

    hai ragione
    e nessuno ha avuto nulla da dire tranne in pochissimi casi ecclatanti
    non+autenticato
  • Anche gli americani hanno tentato di dettare regole per Internet ma e' andata male.

    La mia proposta... sconcertante.

    Internet libera ed anarchica con sottoreti protette e regolate da regole diverse.

    Non tutti amiano le stesse regole.
    non+autenticato
  • indubbiamente sarà dura ma trovo altrettanto duro il fatto che si siano riempite aule di tribunali con cause di ogni tipo legate ad internet
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > indubbiamente sarà dura ma trovo altrettanto
    > duro il fatto che si siano riempite aule di
    > tribunali con cause di ogni tipo legate ad
    > internet

    Piu' regole ci saranno e' piu' cause ci saranno.

    In italia abbiamo tantissime leggi rispetto agli altri stati eppure abbiamo i tribunali ingolfati.

    Tante leggi = tanto casino.

    non+autenticato
  • internet potrebbe essere paragonato ad un grosso aereo dove in tanti sono saliti, qualcuno ha trovato degli ottimi posti altri si sono accontentati
    fissare adesso delle regole non è impresa facile, ma sono anche parecchi quelli che vengono gettati dall'aereo in volo basandosi su delle leggi che con internet non hanno nulla a che fare ma che vengono ugualmente applicate
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > internet potrebbe essere paragonato ad un
    > grosso aereo dove in tanti sono saliti,
    > qualcuno ha trovato degli ottimi posti altri
    > si sono accontentati
    > fissare adesso delle regole non è impresa
    > facile, ma sono anche parecchi quelli che
    > vengono gettati dall'aereo in volo basandosi
    > su delle leggi che con internet non hanno
    > nulla a che fare ma che vengono ugualmente
    > applicate

    quelli gettati e quelli seduti sono gettati e seduti per leggi che appunto non hanno nulla che vedere con Internet, sono leggi che ci sono o ci sarebbero comunque (ad esempio la diffamazione rimane diffamazione su internet come con altri mezzi) non esiste in realta' NESSUNA specificita' di Internet tutti possono stare sull'aereo o essere buttati giu' ma non certo da regole "internet" che non solo non esistono ma non sarebbero neppure tecnicamente applicabili.

    "Purtroppo" per i fautori delle brache regolamentari la realta' e' questa piaccia oppure no e in definitiva i "pareri" e le "opinioni" al riguardo non solo non possono cambiare la realta' ma si sono dimostrati e continueranno a dimostrarsi assolutamente irrilevanti.

    Un esempio per tutti e' il "famoso" caso Armani.
    In italia e' stato regolamentato in un modo (che nulla a che fare con internet) e in canada al suo opposto (anche qui nulla a che vedere con internet).
    Mi pare un esempio eclattante della "non specificita'" di internet e della totale inefficacia di norme direttamente riguardanti internet in se (nessuno e' in grado di garantirne il rispetto sulla scala che internet ha).
    Persino in ambito nazionale diventa difficile e a volte impossibile regolamentare senza mettere a rischio principi giuridici altrove affermati (costituzione, codice civile e penale ecc..).

    Un esempio?

    Qualcuno mi sa dire la differenza tra lo scambio di informazioni tra due punti connessi con telefono (libero per diritto costituzionale) e lo scambio (ugualmente libero per diritto costituzionale) tra due punti Internet?

    Il punto e' che ho tali scambi violano leggi altrimenti vigenti e costituiscono di per se' reati (a prescindere dal mezzo) oppure sono ammessi ed ammissibili qualunque sia la loro forma.

    L'unica realistica possibilita' e' che il corpus giuridico dipenda dai principi generali (del resto quando mai si e' visto un corpus giuridico degno di questo nome dipendere realmente dalle "tecnologie"?)
    non+autenticato
  • Un esempio per tutti e' il "famoso" caso Armani.
    In italia e' stato regolamentato in un modo (che nulla a che fare con internet) e in canada al suo opposto (anche qui nulla a che vedere con internet).
    Mi pare un esempio eclattante della "non specificita'" di internet e della totale inefficacia di norme direttamente riguardanti internet in se (nessuno e' in grado di garantirne il rispetto sulla scala che internet ha).
    Persino in ambito nazionale diventa difficile e a volte impossibile regolamentare senza mettere a rischio principi giuridici altrove affermati (costituzione, codice civile e penale ecc..).

    In questo esempio che hai riproposto del quale ai molti (io compreso) è rimasto un dubbio su come sia finita la questione, sembra che qualcuno abbia pagato le conseguenze di questa assoluta mancanza di regole.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Un esempio per tutti e' il "famoso" caso
    > Armani.
    > In italia e' stato regolamentato in un modo
    > (che nulla a che fare con internet) e in
    > canada al suo opposto (anche qui nulla a che
    > vedere con internet).
    > Mi pare un esempio eclattante della "non
    > specificita'" di internet e della totale
    > inefficacia di norme direttamente
    > riguardanti internet in se (nessuno e' in
    > grado di garantirne il rispetto sulla scala
    > che internet ha).
    > Persino in ambito nazionale diventa
    > difficile e a volte impossibile
    > regolamentare senza mettere a rischio
    > principi giuridici altrove affermati
    > (costituzione, codice civile e penale
    > ecc..).
    >
    > In questo esempio che hai riproposto del
    > quale ai molti (io compreso) è rimasto un
    > dubbio su come sia finita la questione,
    > sembra che qualcuno abbia pagato le
    > conseguenze di questa assoluta mancanza di
    > regole.

    Stilista, timbrista, legge marchi, tribunale di bergamo, i verdi, sen.cortiana e il parlamento, ma il tutto sembra svanito in un bolla di sapone.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > Un esempio per tutti e' il "famoso" caso
    > > Armani.
    > > In italia e' stato regolamentato in un
    > modo
    > > (che nulla a che fare con internet) e in
    > > canada al suo opposto (anche qui nulla a
    > che
    > > vedere con internet).
    > > Mi pare un esempio eclattante della "non
    > > specificita'" di internet e della totale
    > > inefficacia di norme direttamente
    > > riguardanti internet in se (nessuno e' in
    > > grado di garantirne il rispetto sulla
    > scala
    > > che internet ha).
    > > Persino in ambito nazionale diventa
    > > difficile e a volte impossibile
    > > regolamentare senza mettere a rischio
    > > principi giuridici altrove affermati
    > > (costituzione, codice civile e penale
    > > ecc..).
    > >
    > > In questo esempio che hai riproposto del
    > > quale ai molti (io compreso) è rimasto un
    > > dubbio su come sia finita la questione,
    > > sembra che qualcuno abbia pagato le
    > > conseguenze di questa assoluta mancanza di
    > > regole.

    Niente affatto la regola applicata non riguarda internet ma la legge sui marchi (ammesso che fosse valida la interpretazione data dal giudice) tale regola non ha trovato nessun "recepimento" su internet (dato che in canada un altro giudice ha interpretato all'opposto).
    La "sentenza" pretende di avere una efficacia che non puo' in nessun modo avere (ad esempio in afganistan o alle fiji)..
    Le regole ci sono ma non riguardano (ne possono farlo) Internet.

    La realta' e quella che e' e non puo' certo essere smentita dalla mia o tua opinione e tantomeno dalle "brache" della sentenza di un giudice "incompetente" (nel senso giuridico del termine) a regolamentare alcunche' "worldwide"...

    >
    > Stilista, timbrista, legge marchi, tribunale
    > di bergamo, i verdi, sen.cortiana e il
    > parlamento, ma il tutto sembra svanito in un
    > bolla di sapone.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > Un esempio per tutti e' il "famoso" caso
    > > Armani.
    > > In italia e' stato regolamentato in un
    > modo
    > > (che nulla a che fare con internet) e in
    > > canada al suo opposto (anche qui nulla a
    > che
    > > vedere con internet).
    > > Mi pare un esempio eclattante della "non
    > > specificita'" di internet e della totale
    > > inefficacia di norme direttamente
    > > riguardanti internet in se (nessuno e' in
    > > grado di garantirne il rispetto sulla
    > scala
    > > che internet ha).
    > > Persino in ambito nazionale diventa
    > > difficile e a volte impossibile
    > > regolamentare senza mettere a rischio
    > > principi giuridici altrove affermati
    > > (costituzione, codice civile e penale
    > > ecc..).
    > >
    > > In questo esempio che hai riproposto del
    > > quale ai molti (io compreso) è rimasto un
    > > dubbio su come sia finita la questione,
    > > sembra che qualcuno abbia pagato le
    > > conseguenze di questa assoluta mancanza di
    > > regole.

    Niente affatto la regola applicata non riguarda internet ma la legge sui marchi (ammesso che fosse valida la interpretazione data dal giudice) tale regola non ha trovato nessun "recepimento" su internet (dato che in canada un altro giudice ha interpretato all'opposto).
    La "sentenza" pretende di avere una efficacia che non puo' in nessun modo avere (ad esempio in afganistan o alle fiji)..
    Le regole ci sono ma non riguardano (ne possono farlo) Internet.

    La realta' e quella che e' e non puo' certo essere smentita dalla mia o tua opinione e tantomeno dalle "brache" della sentenza di un giudice "incompetente" (nel senso giuridico del termine) a regolamentare alcunche' "worldwide"...

    >
    > Stilista, timbrista, legge marchi, tribunale
    > di bergamo, i verdi, sen.cortiana e il
    > parlamento, ma il tutto sembra svanito in un
    > bolla di sapone.
    non+autenticato
  • > > Stilista, timbrista, legge marchi,
    > tribunale
    > > di bergamo, i verdi, sen.cortiana e il
    > > parlamento, ma il tutto sembra svanito in
    > un
    > > bolla di sapone.

    In effetti la vicenda ha fatto molto rumore, molti commenti, molte opinioni, ma in effetti in pochi penso abbiano compreso come sia finita, se sia finita o cos'altro????
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > > > Stilista, timbrista, legge marchi,
    > > tribunale
    > > > di bergamo, i verdi, sen.cortiana e il
    > > > parlamento, ma il tutto sembra svanito
    > in
    > > un
    > > > bolla di sapone.
    >
    > In effetti la vicenda ha fatto molto rumore,
    > molti commenti, molte opinioni, ma in
    > effetti in pochi penso abbiano compreso come
    > sia finita, se sia finita o cos'altro????

    siamo in italia, ti stupisci????
    non+autenticato
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