Mauro Vecchio

Google, pace sul tracciamento di Safari

Un giudice californiano approva l'accordo siglato da BigG con FTC per il pagamento di una maxi-multa da 22,5 milioni di dollari in seguito alle attività di raccolta dei cookie su Safari

Roma - Lo scontro legale presso una corte distrettuale californiana, tra i responsabili dell'organizzazione non profit Consumer Watchdog e l'accordo siglato da Google per le attività di tracciamento silente all'interno del browser di Apple Safari. Nello scorso agosto, l'azienda di Mountain View aveva accettato la pace proposta dalla Federal Trade Commission (FTC) per il conseguente pagamento di una sanzione di 22,5 milioni di dollari.

Il giudice Susan Illston ha ora approvato i termini del settlement tra FTC e Google, la multa più salata mai elevata dalla commissione a stelle e strisce contro una singola azienda. Nel parere della corte californiana, le condizioni della pace con BigG risulterebbero "eque, adeguate e ragionevoli".

Come rivelato dal quotidiano finanziario Wall Street Journal (WSJ), Google ha sfruttato un exploit nel codice di Safari per far sì che il browser di Apple salvasse un cookie passivo all'insaputa degli utenti dietro richiesta di siti terzi, senza bisogno di interazione da parte degli utenti stessi. BigG aveva successivamente rimosso il biscottino avvelenato, parlando di una forma involontaria - oltretutto innocua - di tracciamento.
In un memorandum presentato al giudice Illston, Consumer Watchdog aveva sottolineato come i termini del settlement non fossero sufficienti a fare giustizia: Google avrebbe dovuto ammettere le sue colpe e soprattutto distruggere tutti i dati raccolti attraverso Safari senza il consenso dei consumatori. In aggiunta, l'organizzazione statunitense aveva chiesto alla corte di alzare la multa all'astronomica cifra di 3 miliardi di dollari.

Il giudice Illston ha però seguito la tesi di FTC: Mountain View non continuerà certamente a rastrellare le attività digitali degli utenti di Safari, evitando di presentare annunci pubblicitari in base alle singole ricerche effettuate dagli utenti attraverso il browser della Mela. Le stesse policy di Google prevedono l'anonimizzazione degli indirizzi IP dopo nove mesi dalla raccolta.

Mauro Vecchio
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