Mauro Vecchio

Copyright, se la riforma è azzardata

Spunta in Rete un documento redatto dal think tank conservatore alla House of Representatives. Le attuali leggi sul diritto d'autore sarebbero sbagliate. Il memo viene però ritirato

Roma - Tre miti sul copyright e dove iniziare ad agire per sfatarli. È il titolo di un recente documento pubblicato dalla Republican Study Commitee (RSC), think tank statunitense per lo sviluppo di idee e progetti legislativi alla House of Representatives di Washington. A supporto di oltre 160 deputati della fazione repubblicana, i responsabili di RSC hanno puntato contro l'attuale impianto di legge sulla tutela del diritto d'autore nell'economia nazionale.

Alla quarta pagina del documento rilasciato online, il caucus repubblicano ha accusato il governo federale di una eccessiva e pericolosa espansione del copyright negli States, a tutelare gli interessi commerciali dell'industria e non i creatori e consumatori dei contenuti audiovisivi. Ovvero il contrario rispetto ad uno dei pilastri del copyright: che il diritto d'autore favorisce l'innovazione e la salute di autori, compositori, performer.

In un comunicato apparso sul sito The American Conservative, il direttore esecutivo di RSC ha annunciato l'immediato ritiro del documento, a poco più di 24 ore dalla prima pubblicazione online. Il memo sarebbe stato diramato "senza una revisione adeguata", un pericolo per il sano sviluppo di un dibattito equilibrato e soprattutto aderente ai fatti. Perché "una riforma del copyright avrebbe profondi impatti a lungo termine".
Nel documento pubblicato da RSC, lo stesso think tank repubblicano aveva invocato una seria ed urgente riforma delle attuali leggi sul diritto d'autore, a partire dalla convinzione che quest'ultimo non rappresenti affatto una espressione del libero mercato. Le disposizioni sul copyright non andrebbero a favorire l'innovazione o la produttività, piuttosto a sospingere ancora di più le quote azionarie delle grandi multinazionali.

I deputati repubblicani vorrebbero modificare alcuni punti fermi nella legge a stelle e strisce. Ad esempio, abbassare i cosiddetti statutory damage dalla cifra massima di 150mila dollari. Il ciclo di vita del copyright dovrebbe inoltre scendere da 70 a 46 anni, così come si dovrebbero prevedere più ambiti di applicazione per il fair use e pene più aspre per chi invia false notifiche di rimozione di un contenuto illecito.

Mauro Vecchio
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