Alfonso Maruccia

Stampa 3D per cartilagine prêt-à-porter

Una tecnologia che unisce diversi metodi di "stampa" per realizzare protesi cartilaginee adatte a integrarsi con tessuti e apparati viventi

Roma - Dopo le action figure personali e ultradettagliate, i razzi spaziali e le armi fatte in casa, alle meraviglie prossime venture della stampa 3D si possono ora aggiungere le biotecnologie e in particolare la possibilità di realizzare protesi per cartilagini utili a fare da supporto allo sviluppo delle cellule naturali.

Il sistema, ideato dal professor James Yoo e colleghi del Wake Forest Institute for Regenerative Medicine, prevede l'unione di due diversi processi di fabbricazione e l'uso di cellule di cartilagine biologiche accanto a strutture polimeriche artificiali.

Alla base del procedimento vi è una macchina di elettrofilatura, un dispositivo che permette di produrre filamenti continui di materiale plastico (polimeri) e di controllare il processo con una precisione inferiore al micron. I ricercatori hanno realizzato strati di polimeri elettrofilati a cui sono stati aggiunti strati di una soluzione gelatinosa a base di cellule di cartilagine estratte dall'orecchio di un coniglio - e stampati con le tradizionali tecniche a getto d'inchiostro.
Il risultato degli sforzi di Yoo è colleghi è un quadrato di cartilagine artificiale con lato di 10 cm e spessore di 4 mm, il quale è stato poi impiantato in cavie da laboratorio ed è stato testato per le intrinseche capacità di resistenza con l'uso di pesi di varie dimensioni.

Le cellule stampate erano ancora vive dopo una settimana di stress test, mentre nelle otto settimane successive all'impianto le cavie avevano integrato l'innesto con cartilagine naturalmente prodotta dal corpo. In futuro, spiegano i ricercatori, si potrà usare una risonanza magnetica per realizzare un "calco" della cartilagine da trapiantare e subito stampare il pezzo necessario all'operazione.

Alfonso Maruccia
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