Mauro Vecchio

Facebook, la furia degli attivisti senza voto

EPIC contro il social network californiano, accusato di aver calpestato i diritti dei suoi utenti con l'abbandono del meccanismo di votazione per la governance interna

Roma - Dalle domande delle autorità irlandesi alle proteste degli attivisti per la privacy di milioni di utenti connessi. Abbandonato il meccanismo del voto popolare per la sua governance digitale, i responsabili di Facebook sono finiti nel tritacarne delle polemiche più accese, in particolare scagliate dall'organizzazione statunitense Electronic Privacy Information Center (EPIC).

In sostanza, il gigantesco sito in blu dovrebbe ripristinare immediatamente il vecchio sistema basato sui feedback per eventuali modifiche alle policy sull'utilizzo dei dati personali oltre che allo Statement of Rights and Responsibilities (SRR). Il social network di Menlo Park avrebbe letteralmente tolto il diritto di voto ai suoi abitanti, limitandosi ad offrire una serie di conferenze esplicative sulla privacy.

Con più di 17mila commenti, lo stesso addio al meccanismo democratico verrebbe oggi sottoposto a votazione. Vincolato all'ultimo giudizio degli iscritti a patto che venga votata dal 30 per cento di quest'ultimi. Per gli attivisti di EPIC, Facebook avrebbe calpestato i suoi impegni con milioni di profili, mettendo in pericolo la riservatezza dei dati personali con eventuali modifiche sbagliate o addirittura illegali.
Tra le modifiche che verranno apportate alle privacy policy e all'intero sistema di governance del sito in blu, una nuova strategia pubblicitaria che non piacerà affatto ad organizzazioni come EPIC. Facebook ha infatti intenzione di sfruttare i vari mi piace all'interno di un network di siti terzi. I gusti social degli utenti diventeranno così merce preziosa per capitalizzare all'esterno a livello advertising.

Mauro Vecchio
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3 Commenti alla Notizia Facebook, la furia degli attivisti senza voto
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    non+autenticato
  • Bisogna riflettere sul fatto che essendo un'azienda privata nessuno può imporre nulla a Facebook. L'incredibile mole di dati che ha ottenuto è solo frutto degli utenti che tengono i loro profili lì, avendo siglato un accordo che permette a Facebook di diventare proprietaria dei dati raccolti.
    Il sistema di votazioni era una trasparenza in più usata anche da Zuckerberg per promuovere la piattaforma come partecipata, ma nulla di più.

    La scarsa partecipazione alle votazioni è effettivamente dovuta all'utenza che non ha curiosità ne consapevolezza di voler partecipare. Però c'è anche da dire che vista l'immensa platea di Facebook è difficile pretendere che milioni di persone si prestino a questa cosa, a meno che non si utilizzi un accesso alla votazione più rapido (ad esempio un disclaimer iniziale all'accesso che consenta di votare o saltare ma che comunque metta l'utente a conoscenza del voto e gli permetta di partecipare subito).

    E' un altro episodio in cui bisogna riflettere su quanto sia pericoloso affidare dati ad aziende private. Che sia Facebook, Microsoft, Google e via dicendo..
  • A chi non piacciono le regole di feisbuk semplicemente smette di usarlo. Invece di dire i cazzi propri e poi lamentarsi che gli altri li leggono.
    non+autenticato