E ACLU denuncia RIAA

L'associazione ritiene che l'identificazione forzata degli utenti internet accusati di pirateria violi alcuni diritti costituzionali fondamentali. Un altro problema per le major

Washington (USA) - La crociata antipirateria dei discografici della RIAA è tutta in salita. Ai molti problemi si aggiunge ora una denuncia dell'American Civil Liberties Union (ACLU), la potente associazione per i diritti civili, secondo cui l'identificazione forzata degli utenti dei sistemi peer-to-peer viola la costituzione e il diritto ad un giusto processo.

Secondo ACLU, le richieste formali (subpoena) con cui la RIAA sta chiedendo ai provider americani di fornire il nome degli utenti indicati dalle major non sono legittime e stanno portando all'apertura di procedimenti giudiziari che non sarebbero costituzionali. Come noto, fino a questo momento sono quasi 300 gli utenti che in questo modo la RIAA ha potuto identificare e denunciare.

ACLU, che con la sua azione sostiene la difesa dei sistemi peer-to-peer intrapresa dall'American Library Association, ha anche chiesto ad un tribunale di Boston di rifiutare qualsiasi richiesta da parte della RIAA di identificazione di studenti del Boston College sospettati di essere utenti del P2P.

Secondo ACLU, in questo e altri casi "le conseguenze dalla mancata osservanza delle protezioni previste dalla procedura sono notevolissime. Oltre ad essere privati dei diritti costituzionali non c'è nulla che possa impedire ad un'azienda o un privato vendicativi di brandire il proprio copyright per rivelare l'identità di chi li critica". Il riferimento della ACLU è alle disposizioni contenute nel famigerato Digital Millennium Copyright Act, la legge in base alla quale le major si stanno muovendo per ottenere i nomi degli utenti del P2P.
L'avvocato David Plotkin, un legale di Boston che si è unito alla ACLU in questa battaglia, ha affermato che ci sono tutti i numeri per battere la RIAA, in particolare perché il DMCA "prevede che i detentori di copyright possano emettere subpoena come quelle della RIAA ma solo quando i materiali protetti, illegalmente pubblicati o scambiati, si trovano sui sistemi di un provider internet e non sul computer personale di un utente".

La battaglia si annuncia aspra.
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