Mauro Vecchio

HP, il dito nella piaga di Autonomy

Secondo un investitore, il colosso di Palo Alto era a conoscenza della situazione finanziaria della software house britannica. Fornendo informazioni fuorvianti per le operazioni di acquisizione

Roma - Altri nuvoloni nel futuro di Hewlett-Packard (HP), trascinata in aula da un suo investitore per la maxi-svalutazione della software house britannica Autonomy. Il colosso di Palo Alto è stato così accusato di aver consapevolmente fornito informazioni fuorvianti sulle operazioni di acquisizione per un totale di oltre 10 miliardi di dollari.

La stessa HP aveva chiesto alla Securities and Exchange Commission (SEC) di avviare un'indagine contro i vertici di Autonomy, accusati di frode fiscale per aver diffuso dati volutamente errati sullo stato delle proprie finanze. L'acquisizione voluta dall'ex-CEO Leo Apotheker aveva portato ad ingenti "oneri di ristrutturazione, legati ad una serie di gravi e fuorvianti irregolarità contabili".

Diverso il parere del misterioso investitore che ha ora chiesto lo status di class action presso una corte di San Francisco. HP avrebbe diffuso documenti errati per procedere con le operazioni di acquisizione, una strategia rivelatasi fallimentare con un maxi-buco di quasi 9 miliardi di dollari.
La software house britannica aveva contestato la tesi di HP, confermando l'assoluta validità delle informazioni finanziarie fornite all'azienda statunitense. (M.V.)
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