Microsoft, impetuosa retromarcia su Passport

Subissata dalle critiche, l'azienda è costretta a fare marcia indietro per una mossa che potrebbe essere dovuta a negligenza. Ma a vederci sopra un complotto sono stati in molti. LucasFilm era già incorsa in simili polemiche

Redmond (USA) - Microsoft ha dovuto rivedere in fretta e furia le condizioni di utilizzo del proprio servizio Passport.com, che hanno suscitato una marea di polemiche. Quelle condizioni, infatti, nella forma originale, sembravano dare a Microsoft la proprietà di pressoché qualunque cosa l'utente avesse fatto, trasmesso o ricevuto attraverso il servizio dell'azienda.

In particolare, le vecchie disposizioni sostenevano che Microsoft avrebbe potuto "usare, modificare, copiare, distribuire, trasmettere, presentare pubblicamente, riprodurre, pubblicare, dare in licenza, costruirci sopra elementi derivati, trasferire o vendere" quanto "comunicato".

Va detto che i "Terms of Use" erano in contrasto con la policy sulla privacy, e questo è probabilmente il motivo per il quale la questione è passata sotto silenzio per molto tempo. Allo scoppiare delle polemiche, comunque, Microsoft ha reagito sostenendo che si tratta di un errore, in particolare di un mancato aggiornamento delle condizioni d'uso. Il motivo che ha portato al caos è stata la recente presentazione dell'iniziativa Hailstorm, che fa parte dell'operazione.NET. Hailstorm, infatti, è studiato per interfacciarsi proprio con Passport, Hotmail e altre attività online di Microsoft.
La nuova formula dà a Microsoft diritti su quanto comunicato via Passport ma solo nei contatti tra l'utente e l'azienda, e dunque solo relativamente ai materiali e contenuti che fanno parte di questi rapporti "bilaterali".

"Inviando qualsiasi suggerimento o feedback a Microsoft - si legge nelle nuove condizioni - che riguardano il sito o il servizio Passport, viene garantito a Microsoft e ai suoi partner il permesso di usare, modificare, copiare (....)".

Un altro statement chiarisce ulteriormente la questione: "Queste fattispecie sono in ogni caso non applicabili a qualsiasi altro documento, informazione o dato che viene caricato, trasmesso o inviato attraverso uno qualsiasi dei servizi Passport".

Qualcuno ricorderà che in un guaio simile era finita molto tempo fa anche LucasFilm, azienda che da un giorno all'altro aveva avvertito i propri fan che chiunque avesse mandato proprio materiale creativo agli studios ne avrebbe perso qualsiasi diritto. Una policy che LucasFilm è stata poi "costretta" a modificare.
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