Mauro Vecchio

Facebook, l'ultimo voto?

Il sito in blu vuole abbandonare il meccanismo di votazione popolare per le modifiche alle sue policy. Solo il 30 per cento di tutti i profili social potrebbe impedirlo

Roma - Appena una settimana di tempo per quella che potrebbe risultare l'ultima votazione di massa tra i vasti meandri social di Facebook. Fino al prossimo 10 dicembre, tutti gli utenti della piattaforma californiana manterranno il diritto di esprimersi sulle modifiche annunciate alle policy in materia di dati personali oltre che allo Statement of Rights and Responsibilities (SRR) dello stesso sito in blu.

Per molti, si tratterebbe di una pura formalità prima del definitivo abbandono del meccanismo a votazione popolare per ciascuna modifica alla governance del sito di Mark Zuckerberg. Facebook reputa inefficace l'assegnazione di un diritto di voto ai suoi utenti, lasciando agli esperti della privacy il compito di informare e spiegare nel dettaglio. Secondo le attuali regole, solo il 30 per cento dell'intera popolazione in blu potrebbe salvare il meccanismo dei voti.

Considerato il miliardo di utenti, appare difficile che i profili di Facebook diano avvio ad una rivolta per conservare la possibilità di esprimersi sui cambiamenti della piattaforma, tra cui la facoltà di condividere informazioni personali con siti terzi (esempio, Instagram).
In Irlanda, gli attivisti del gruppo Europe vs Facebook hanno sfruttato le pratiche digitali del crowdfunding per reperire il denaro necessario alla causa legale contro il garante locale della privacy (Irish Data Protection Authority's, DPA), accusato di aver accarezzato troppo la piattaforma social dopo aver mostrato il bastone delle sanzioni. I vertici di DPA si erano infatti dichiarati soddisfatti delle modifiche apportate dal sito su questioni delicate come la feature per il riconoscimento automatico dei volti.

Per Facebook, buone notizie sono arrivate dagli Stati Uniti, dove un giudice distrettuale californiano ha definitivamente approvato i termini dell'accordo tra lo stesso sito e una serie di suoi utenti che si erano lamentati per la gestione delle informazioni personali nelle cosiddette storie sponsorizzate. Da un fondo quantificato in 20 milioni di dollari, Facebook verserà 10 dollari a ciascun profilo inserito senza autorizzazione nel programma pubblicitario.

Mauro Vecchio
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