Cristina Sciannamblo

Huawei, sospetti iraniani

Skycom, partner del colosso cinese, è sospettato di aver fornito materiale informatico prodotto da HP alla maggiore telco mobile iraniana. Huawei smentisce e dichiara di condurre i propri affari secondo le regole

Roma - Huawei è di nuovo sotto la lente di osservazione delle autorità, in particolare degli Stati Uniti, per probabili contatti commerciali con l'Iran. Secondo un documento diffuso da Reuters, nel 2010 la principale azienda iraniana partner di Huawei avrebbe venduto al più grande operatore telefonico mobile di Teheran materiale informatico sotto embargo prodotto da HP, del valore di 1,3 milioni di euro.

Il colosso cinese delle telecomunicazioni nega qualsiasi operazione di business, anche da parte del partner, a favore di Mobile Telecommunication Co of Iran (MCI). Le 13 pagine del documento ufficiale riguarderebbero il piano di espansione del bacino di utenza di MCI e sarebbe accompagnato dal logo di Huawei. Nella proposta inviata all'interlocutore commerciale iraniano si farebbe riferimento a uno stock di fornitura prodotta da HP, che include 1 server, 20 dischi array, 22 switch e software.

A quanto pare l'accordo non sarebbe mai andato in porto, nessun prodotto sarebbe mai stato venduto, ma, come sottolinea Reuters, verrebbero per certi versi confermati i sospetti avanzati di recente dagli Stati Uniti. Non importa, a tal proposito, che la proposta commerciale sia stata avanzata da Skycom dal momento che i rapporti tra le due aziende sarebbero molto stretti.
In un comunicato diramato in seguito alla diffusione della notizia, Huawei dichiara che "le attività di business condotte in Iran sono in totale accordo con tutte le leggi e i regolamenti, inclusi quelli emanati dalle Nazioni Unite, dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea. Si tratta di un impegno preso e seguito strenuamente dall'azienda"; una condotta che la multinazionale cinese raccomanda anche ai propri partner. Le stesse rassicurazioni giungono da HP, che afferma di applicare un rigido sistema di controllo per assicurare che partner e rivenditori seguino le policy legali in materia di sicurezza, commercio internazionale e privacy del consumatore.

Cristina Sciannamblo
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