Alfonso Maruccia

Il patent trolling non va in vacanza

Il 2013 si apre all'insegna delle denunce a tutto e tutti per presunte violazioni di brevetti. Troppo spesso brevetti vaghi e riconducibili a tecnologie usate da milioni di utenti

Roma - Stando a come è iniziato, anche l'anno 2013 dovrebbe dare parecchi frutti al discusso business del patent trolling: gli ultimi protagonisti (in ordine di tempo) della pratica di denunciare per rastrellare denaro sono due misteriose società, ciascuna proprietaria di brevetti così basilari da riguardare una massa di utenze a dir poco oceanica.

Il primo "campione" del patent trolling 2013 è Project Paperless LLC, organizzazione non meglio definita a cui l'USPTO (United States Patent & Trademark Office) ha concesso alcuni brevetti riguardante il funzionamento di uno scanner connesso in rete.

Stando alle diverse testimonianze raccolte, Project Paperless si è attivata in una campagna di "lettere minatorie" - dal costo di 1.000 dollari cadauna - spedite a chiunque abbia uno scanner capace di digitalizzare un documento su LAN e poi spedirlo via posta elettronica.
I brevetti di PP LLC sono vaghi, il numero dei potenziali "trasgressori" è vastissimo e a quanto pare non sono pochi i casi in cui la società (o il libero professionista, o la startup) decide semplicemente di pagare il "riscatto" per evitare guai peggiori o l'avvio di una possibile causa in tribunale.

Un altro caso recente utile a dimostrare l'effettiva incapacità del sistema brevetti a evitare abusi più che discutibili è quello di Brandywine Communications Technologies, società che vanta tra il suo portafoglio di IP alcuni brevetti riguardanti la tecnologia di comunicazione su linea DSL.

Piuttosto che denunciare chi produce i router e i modem che in teoria dovrebbero violare i suoi brevetti, però, Brandywine ha deciso di seguire la peculiare strada di convocare nei tribunali i provider che tali apparati li usano o li forniscono in comodato ai propri clienti. Sulla lista nera del patent troll sono recentemente finiti 39 ISP e operatori di rete, nella speranza che qualcuno abbocchi e paghi prima di finire davanti a un giudice.

Pratiche che Electronic Frontier Foundation non perde occasione di stigmatizzare, cercando ancora una volta di sensibilizzare l'opinione pubblica (e magari anche la politica) sulle gravi lacune che affliggono l'attuale sistema brevettuale.

Alfonso Maruccia
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