Mauro Vecchio

Megaupload: incastrati dagli States

Alla fine del 2010, il DoJ avrebbe chiesto al cyberlocker di non toccare un gruppo di 39 file in violazione del copyright. Mesi dopo, gli stessi contenuti sono stati usati per far chiudere il sito. La denuncia di Dotcom e sodali

Roma - Nuovi screzi nella sfida legale tra il governo statunitense e il mega-impero del file hosting, in attesa del processo che potrebbe portare all'estradizione del boss Kim Dotcom. In un nuovo pacchetto di documenti presentato al giudice neozelandese, l'avvocato Ira Rothken si è scagliato contro i vertici del Department of Justice (DoJ), accusati di aver incastrato Megaupload con strategie ingannevoli.

Alla fine del 2010, le autorità a stelle e strisce informavano i responsabili di Megaupload della presenza di un gruppo di 39 file in violazione del copyright, chiedendo l'immediata consegna di informazioni utili all'identificazione degli uploader. La piattaforma di file hosting si dichiarava disposta a collaborare con la giustizia, proponendo l'eliminazione delle opere audiovisive condivise illecitamente.

Nella visione offerta da Rothken, il governo degli States aveva bocciato la proposta di cancellazione dei file, ordinando a Megaupload di non toccare in alcun modo i contenuti pirata. Opere che sarebbero servite agli inquirenti per identificare gli uploader o comunque per condurre al meglio le indagini. Ancora una volta, i responsabili del cyberlocker si dimostravano attenti alle pressioni dei federali.
A quasi un anno di distanza dall'ormai famoso raid contro il sito, l'avvocato di Kim Dotcom ha spiegato al giudice che gli States si sono serviti dello stesso gruppo di 39 file per attaccare Megaupload, reo di aver volontariamente ignorato la presenza di opere in violazione del diritto d'autore. Una strategia fuorviante e basata sulla menzogna, che dovrebbe costituire la chiave di volta per scagionare i soci della condivisione online.

Mauro Vecchio
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