Luca Annunziata

Un appello per la trasparenza della PA

Agorà Digitale promuove una settimana dedicata a Open Data e trasparenza della Pubblica Amministrazione. Chiedendo alla politica di rispettare il decreto sviluppo

Roma - C'è un sito, un hashtag su Twitter (#SalviamoGliOpenData) e l'impegno di un certo numero di candidati alle prossime elezioni, politiche e amministrative, per cambiare le pratiche degli enti in cui verranno eletti. Agorà Digitale ha inaugurato la "settimana della trasparenza", che inizia oggi e finisce il prossimo sabato, un'iniziativa pensata per identificare realtà pubbliche nelle quali sia già stato recepito il mandato del decreto sviluppo (83/2012) per la pubblicazione su Internet dei conti pubblici, e altri casi nei quali l'opacità delle istituzioni metta in serià difficoltà il giudizio dei cittadini.

Dal 1 gennaio 2013 è divenuta obbligatoria la pubblicità via Internet delle spese sostenute dallo Stato per pagare consulenze e appalti a imprese e professionisti: la norma prevede diverse sanzioni per le inadempienze, fino alla nullità degli atti che verranno pubblicati in ritardo. In altre parole, la mancata trasparenza comporterebbe l'illegittimità del pagamento, con tutte le conseguenze legali immaginabili.

Con l'occasione l'associazione ha invitato i cittadini a partecipare al censimento delle amministrazioni: le segnalazioni verranno raccolte e indicate su una mappa, evidenziando con colori diversi le buone pratiche o le cattive abitudini dei diversi amministratori. Allo stesso tempo, i candidati alle prossime elezioni sono stati invitati a sottoscrivere un impegno scritto per la promozione e l'adozione di nuove politiche di trasparenza una volta che saranno stati eletti o all'interno delle realtà nelle quali già operano: starà a loro individuare le formule e le occasioni per cercare di spingere la PA a pubblicare, come già previsto dalla legge, le informazioni sul proprio operato in Rete.
Mi impegno a garantire il completo rispetto della legge, facendo pubblicare (se non già pubblicati) alla mia amministrazione di riferimento entro il 28 febbraio tutti i dati di spesa superiori ai mille euro e nelle modalità previste dall'articolo 18 del "Decreto Sviluppo".
Mi impegno, in secondo luogo, a mettere subito in cantiere il passo successivo: l'interazione con i cittadini. Molte delle voci di spesa, infatti, da sole non bastano a rispondere ad alcune fondamentali domande su procedure, atti e protagonisti del circuito che ha visto denaro pubblico uscire dalle casse di Comuni, Province e Regioni. In altre parole, mi assumo in prima persona il compito di predisporre un servizio che permetta ai cittadini di trovare le risposte alle loro richieste di chiarimenti sulle spese sostenute dalle Amministrazioni.

Mi impegno, infine, a fare pressione in tutte le sedi possibili sul nuovo Governo affinché implementi anche in Italia il "right to know" per i cittadini, ovvero l'accesso agli atti della PA senza che sia richiesta una giusta causa.
Tra i nomi dei primi firmatari spiccano quelli di Umberto Ambrosoli, candidato alla Regione Lombardia per il centrosinistra, ma anche del candidato premier Antonio Ingroia per Rivoluzione Civile, Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista, Pippo Civati del PD, Oscar Giannino candidato premier per Fare per fermare il declino, Flavia Perina di Futuro e Libertà, Michele Emiliano sindaco di Bari, Massimo Donadi candidato per Centro Democratico, Pietro Ichino di Con Monti per l'Italia, Andrea di Sorte del PDL. La lista completa è disponibile online, e probabilmente andrà crescendo nel corso della settimana e in vista delle prossime scadenze elettorali.

Luca Annunziata
8 Commenti alla Notizia Un appello per la trasparenza della PA
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  • .

    Attenzione: la "trasparenza" è il modo in cui gli accaparratori della Res Publica, gli assunti a vita nel Pubblico Impiego, cercano di mantenere il posto fisso invece di restituirlo al popolo italiano come vuole il periodico ricambio regola prima della democrazia.

    Gli assunti a vita nel pubblico dicono: "vedete, vi facciamo vedere tutto, sta tutto a posto" ed invece non va bene per niente che noi cittadini non possiamo alternarci nei pubblici ruoli. Per quale ragione noi cittadini dobbiamo esseere esclusi dalla nostra stessa Res Publica?

    Reclamiamo dunque il diritto di ognuno, purché desideroso di servire e dotato dei requisiti necessari, ad accedere al Pubblico Impiego:

    Pubblico Impiego a Rotazione
    ars.hyperlinker.org

    Saluti, Danilo D'Antonio

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    non+autenticato
  • - Scritto da: Danilo DAntonio
    > .
    >
    > Attenzione: la "trasparenza" è il modo in cui gli
    > accaparratori della Res Publica, gli assunti a
    > vita nel Pubblico Impiego, cercano di mantenere
    > il posto fisso invece di restituirlo al popolo
    > italiano come vuole il periodico ricambio regola
    > prima della
    > democrazia.

    Non esiste alcun periodico ricambio nella democrazia. È una regola che hai inventato tu ora. Men che meno nell'impiego, che è regolato da contratti nazionali in cui, quasi sempre, i sindacati hanno voce in capitolo.



    > Gli assunti a vita nel pubblico dicono: "vedete,
    > vi facciamo vedere tutto, sta tutto a posto" ed
    > invece non va bene per niente che noi cittadini
    > non possiamo alternarci nei pubblici ruoli. Per
    > quale ragione noi cittadini dobbiamo esseere
    > esclusi dalla nostra stessa Res
    > Publica?

    Semplice: perché gente più anziana di noi ha vinto il concorso prima. Finché non se ne vanno in pensione, posto non ce n'è.
    Il mondo ha sempre girato a questo modo, e non sarà un intervento come questo sul forum di PI a farlo girare diversamente.



    > Reclamiamo dunque il diritto di ognuno, purché
    > desideroso di servire e dotato dei requisiti
    > necessari, ad accedere al Pubblico
    > Impiego:
    >
    > Pubblico Impiego a Rotazione
    > ars.hyperlinker.org

    Pure squallida autopromozione. Andiamo bene.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Danilo DAntonio
    > .
    >
    > Attenzione: la "trasparenza" è il modo in cui gli
    > accaparratori della Res Publica, gli assunti a
    > vita nel Pubblico Impiego, cercano di mantenere
    > il posto fisso invece di restituirlo al popolo
    > italiano come vuole il periodico ricambio regola
    > prima della
    > democrazia.
    >
    > Gli assunti a vita nel pubblico dicono: "vedete,
    > vi facciamo vedere tutto, sta tutto a posto" ed
    > invece non va bene per niente che noi cittadini
    > non possiamo alternarci nei pubblici ruoli. Per
    > quale ragione noi cittadini dobbiamo esseere
    > esclusi dalla nostra stessa Res
    > Publica?
    >
    > Reclamiamo dunque il diritto di ognuno, purché
    > desideroso di servire e dotato dei requisiti
    > necessari, ad accedere al Pubblico
    > Impiego:
    >
    > Pubblico Impiego a Rotazione
    > ars.hyperlinker.org
    >
    > Saluti, Danilo D'Antonio
    >
    > .


    L'idea più balorda che abbia mai letto. A parte il fatto che ci sono profili dove hai accesso a dati personali sensibili (come l'anagrafe per dirne una, o i servizi sociali per dirne un'altra), dove di certo non mi rincuora come cittadino che mezzo paese a turno deve sapere i cassi degli altri. Ma a parte quello, lei sarebbe convinto di far fare una pratica edilizia ad un tipo che magari il giorno prima faceva il gommista? O che le luminarie nelle strade le monti uno che faceva l'avvocato? Ma soprattutto, è convinto che gommista e avvoato abbiano voglia di lasciare il loro lavoro per andare a fare i comunali/statali?

    Mi sembra una sciocchezza utile forse a qualche disoccupato.
    non+autenticato
  • > Gli assunti a vita nel pubblico dicono: "vedete,
    > vi facciamo vedere tutto, sta tutto a posto" ed
    > invece non va bene per niente che noi cittadini
    > non possiamo alternarci nei pubblici ruoli. Per
    > quale ragione noi cittadini dobbiamo esseere
    > esclusi dalla nostra stessa Res
    > Publica?
    >
    E chi ti esclude, se vuoi entrare nella PA basta che ti dia un regolare concorso ai sensi dell'art. 97 della Costituzione. Concorsi c'è ne sono ancora tanti.
  • Sì, buffonate. Perché in tutto questo, come le tante precedenti occasioni ed iniziative da vetrina, NON C'E' alcuna progettazione, non c'è un piano attuativo: non c'è niente! Solo parole buttate al vento, la cui realizzazione è affidata allo stato brado in cui vertono le PA e su cui andrebbero, li sì, verificate le spese.

    Vado per punti:
    1) Non esiste un sistema nazionale di pubblicazione delle spese. Non esiste. Punto. Ogni amministrazione/ente fa da sè.

    E la spesa? E la qualità? E la verifica?

    Costa più un sistema tecnicamente definito "acazzodicane", dove ogni ente affronta una spesa nuova o aggiuntiva (anche l'atto di pubblicare è una "spesa"), o un sistema unificato, gestito a livello nazionale, per cui sia possibile individuare degli attori chiave, dei ruoli ufficiali e delle procedure standard?

    La qualità. Quale qualità si può avere in un non-sistema? Dove ogni implementazione è a sè stante? Dove per ogni "opendata", ciascun ente coinvolto porrà anche solo l'accesso alle informazioni in modo ognuno diverso dall'altro?

    La verifica. Non è un caso che l'appello sia rivolto ai cittadini. Perché non è possibile fare alcuna verifica in maniera programmatica e centralizzata. Un caos. Costoso e inutile.

    2) Deriva da 1 ma è importantissimo. Qual'è la finalità di un atto amministrativo di acquisto beni/servizi? Quali sono le criticità delle procedure attuali? Chi ha a che fare con la PA conosce bene parole come DURC, CIG, CUP, Conto dedicato. Tutta spazzatura malgestita che non ha NULLA A CHE FARE con l'atto di acquisire dei beni e quello di PAGARE I FORNITORI. Ogni operazione ha la sua implementazione, non integrata con le altre, ed in tutti i passaggi un intoppo può ritardare la chiusura della "pratica" anche di mesi.
    Ora si aggiunge un altro tassello. Che non è sbagliato, è sacrosanto, ma è buttato li, l'ennesima incrostazione che si sovrappone al lordume di un sistema che fa acqua da tutte le parti.
    Questo è il mostro burocratico, che viene alimentato e fatto ulteriormente crescere da buoni propositi ed assenza totale di gestione/organizzazione: "Da domani gli asini dovranno volare". Non basta dirlo perché avvenga.

    3) Tutti i soldi, prima o poi, passano da una banca. Perchè non porre li, automatizzandole le forche caudine della pubblicazione? TUTTO AUTOMATICO. Garantito. Senza possibilità di errore. Senza necessità di "verifiche" affidate a chi non ha quel compito (è la GdF che deve vigilare, non i comuni cittadini). E' così difficile?
    non+autenticato
  • Non ho mai letto parole migliori delle tue sull'argomento.
    Grazie Alcide.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Alcide
    > Sì, buffonate. Perché in tutto questo, come le
    > tante precedenti occasioni ed iniziative da
    > vetrina, NON C'E' alcuna progettazione, non c'è
    > un piano attuativo: non c'è niente! Solo parole
    > buttate al vento, la cui realizzazione è affidata
    > allo stato brado in cui vertono le PA e su cui
    > andrebbero, li sì, verificate le
    > spese.
    >
    > Vado per punti:
    > 1) Non esiste un sistema nazionale di
    > pubblicazione delle spese. Non esiste. Punto.
    > Ogni amministrazione/ente fa da
    > sè.
    >
    > E la spesa? E la qualità? E la verifica?
    >
    > Costa più un sistema tecnicamente definito
    > "acazzodicane", dove ogni ente affronta una spesa
    > nuova o aggiuntiva (anche l'atto di pubblicare è
    > una "spesa"), o un sistema unificato, gestito a
    > livello nazionale, per cui sia possibile
    > individuare degli attori chiave, dei ruoli
    > ufficiali e delle procedure
    > standard?
    >
    > La qualità. Quale qualità si può avere in un
    > non-sistema? Dove ogni implementazione è a sè
    > stante? Dove per ogni "opendata", ciascun ente
    > coinvolto porrà anche solo l'accesso alle
    > informazioni in modo ognuno diverso
    > dall'altro?
    >
    > La verifica. Non è un caso che l'appello sia
    > rivolto ai cittadini. Perché non è possibile fare
    > alcuna verifica in maniera programmatica e
    > centralizzata. Un caos. Costoso e
    > inutile.
    >
    > 2) Deriva da 1 ma è importantissimo. Qual'è la
    > finalità di un atto amministrativo di acquisto
    > beni/servizi? Quali sono le criticità delle
    > procedure attuali? Chi ha a che fare con la PA
    > conosce bene parole come DURC, CIG, CUP, Conto
    > dedicato. Tutta spazzatura malgestita che non ha
    > NULLA A CHE FARE con l'atto di acquisire dei beni
    > e quello di PAGARE I FORNITORI. Ogni operazione
    > ha la sua implementazione, non integrata con le
    > altre, ed in tutti i passaggi un intoppo può
    > ritardare la chiusura della "pratica" anche di
    > mesi.
    >
    > Ora si aggiunge un altro tassello. Che non è
    > sbagliato, è sacrosanto, ma è buttato li,
    > l'ennesima incrostazione che si sovrappone al
    > lordume di un sistema che fa acqua da tutte le
    > parti.
    >
    > Questo è il mostro burocratico, che viene
    > alimentato e fatto ulteriormente crescere da
    > buoni propositi ed assenza totale di
    > gestione/organizzazione: "Da domani gli asini
    > dovranno volare". Non basta dirlo perché
    > avvenga.
    >
    > 3) Tutti i soldi, prima o poi, passano da una
    > banca. Perchè non porre li, automatizzandole le
    > forche caudine della pubblicazione? TUTTO
    > AUTOMATICO. Garantito. Senza possibilità di
    > errore. Senza necessità di "verifiche" affidate a
    > chi non ha quel compito (è la GdF che deve
    > vigilare, non i comuni cittadini). E' così
    > difficile?


    Hai ragione purtroppo. Alle PA stanno mettendo tanti paletti che non le rendono assolutamente nè più open nè più trasparenti e nè più agili/produttive. Altro che semplificazione. Lo stesso Brunetta ha messo tanti di quegli obblighi ch gli uffici personali sono diventati uffici statistici.
    La soluzione naturalmente sarebbe semplice ma come al solito in Italia si tocca tutto fuorchè gli interessi delle caste: i dirigenti e gli amministratori devono controllare cosa fanno i sottoposti e le varie gare di appalto. Ci sono fior fiore di gente pagata (molto bene) per quello, quando sbagliano non pagano MAI (a meno di fatti veramente gravi).
    Nel privato un ufficio acquisti che funziona male, tanto per dirne una, lo mandano a casa dopo due mesi senza tante storie o statistiche o studi... nella PA questo non viene fatto perchè non si toccano gli interessi, come si dice, cane non morde cane
    non+autenticato
  • Parole purtroppo molto vere.
    Se l'obbiettivo era la trasparenza ne siamo mooolto lontani visto che si tratta di due righe di legge scritte pure male. Implementare questa assurdità sta costando settimane di lavoro e duplicazione dei compiti; per non parlare dei ritardi cronici che continua a creare.
    Comincio a pensare che al governo siano masochisti: impongono pagamenti entro trenta giorni se no partono gli interessi ma a fianco moltiplicano esponenzialmente le cose INUTILI da fare, decide di comunicazioni ai più svariati enti che dovrebbero controllare ma che evidentemente non possono (visto che i dati richiesti presi per ente sono inutili).
    Il concetto di Open Data si basa su quello di Standard; se non definisci nello specifico come pubblicare i dati chi mai riuscirebbe ad aggregarli in modo sensato?
    non+autenticato